Calabria e massomafia, ecco chi è la nuova protettrice “giudiziaria” di Ciccio Cannizzaro

Sulle rive dello Stretto spadroneggia un gallo ruspante, che si atteggia a statista e invece risulta essere lo scarto del fu, politicamente (che avete capito?), cavalier Silvio Berlusconi, quel mister banana che si dichiara già pronto a competere, nel senso di misure, con l’obelisco di Piazza del Quirinale, sua prossima agognata dimora…

Nel caso reggino stiamo parlando di “Ciccio bummino”, al secolo Francesco Cannizzaro, quello che nella Giunta regionale del duo Santelli-Spirlì piazzò la cugina di 2° grado, cioè la Catalfamo, sempre fra un giro di tarantella ed una cacarella, come quella che si presero (cuginetta e soci) quando la Dda indagò su di loro per le vicende dei rifiuti. Oggi, proprio per avvicinarsi meglio al potere e alla gestione – tanto Robertino il parassita è pur sempre il fratello “furbo” del cazzaro – ha fatto di più e di meglio, cioè ha piazzato addirittura come vicepresidente la preside Giusy Princi, la quale è sempre cugina di “Ciccio bummino”, però di 1° grado.

In Calabria non c’è mai limite al peggio, soprattutto perché questo losco soggetto è uno che non si stanca mai di acquisire potere. E anche perché di santi in paradiso ne ha parecchi, iniziando dalla cerchia familiare, alla quale attinge a piene mani, a seconda dei gradi di parentela, dei posti da occupare, delle raccomandazioni da sponsorizzare e delle protezioni da ottenere.

Le sue ipotizzabili e probabili malefatte, politiche, gestionali e amicali, trovano una sponda protettiva, in particolare, nella moglie di un altro suo cugino – sarà una combinazione fortuita? – cioè Michele Cannizzaro, ovvero in Felicia Genovese, la quale non è la fata turchina, bensì un magistrato noto, soprattutto a Potenza, dove ha gestito, non si sa come, persino il caso di Elisabetta Claps, la ragazza uccisa in condizioni equivoche da un rampollo della società bene nella città lucana. E che è stata coinvolta nell’inchiesta “Toghe Lucane” abilmente insabbiata dalla massomafia e dai poteri forti.

Vuoi che una così non abbia mai speso una “parolina” a favore del giullaresco cugino del marito “Ciccio bummino”? Anche perché la sua prima protettrice “giudiziaria”, che era proprio Jole Santelli (già sottosegretario di stato alla Giustizia), ormai non c’è più. 

Passando oltre, ma restando sempre al Nostro, tra i tanti abbagli equivoci del deputato reggino, vi è pure quello di aver contribuito ad imporre alla defunta Jole la nomina del fantasmagorico Giulio De Metrio come manager plenipotenziario della società a maggioranza pubblica Sacal. Sì, proprio la società di gestione aeroportuale della Calabria che adesso con un colpo di genio e di omissione, qualcuno molto vicino a Cannizzaro è riuscito a far diventare a maggioranza privata, con l’impiccio di una denuncia dell’ENAC alla Procura di Catanzaro.

“Ciccio bummino”, all’epoca della nomina di De Metrio, si era speso in prima persona per il manager del Nord, facendolo passare come una sorta di manager con l’imprinting tipo della J.P. Morgan (che, intendiamoci, il gallo ruspante, non sa nemmeno cosa sia, vista la sua consolidata ignoranza) e adesso tira i remi in barca, alla stregua di un vogatore che ha vinto la gara di canoa, dimenticando che il suo fisico non è attendibile, come abbiamo detto, così come non lo è la sua figura in politica.

Eppure, nonostante la mancanza di physique du rôle e una ignoranza imbarazzante, “Ciccio bummiino” lo troviamo ad essere pure deputato, segretario provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria e Responsabile Nazionale del Mezzogiorno del suo partito.

Si vede proprio che al Berlusca non interessa più né Forza Italia, cioè Forza Mafia, né il Mezzogiorno e forse nemmeno la politica, sempre che l’avesse mai fatta non considerando come tale la nascita e la complicità organica e territoriale del suo partito con le benedizioni delle diverse cupole, come in Calabria, fonte Rinascita-Scott, quelle dei boss Piromalli e Mancuso.