Calabria, massomafia virus. Lo stato deviato sullo Jonio protegge iGreco, Oranges e Trebisonda

Saverio e Giancarlo iGreco

E’ vero, forse di certe cose non bisognerebbe neanche scrivere o parlare, vista l’emergenza coronavirus, però i calabresi sanno bene che in questa terra c’è un’emergenza ancora più grave di quella sanitaria. Potremmo ribattezzarlo massomafia virus e purtroppo ad essere infettato – e non poco – è soprattutto lo stato con tanti suoi servitori come minimo infedeli.

L’ormai ex ministro della Giustizia Bonafede, a cui molte pagine abbiamo dedicato in questi ultimi mesi, ha offeso l’intelligenza di molte persone oneste. E solo qualche mese fa, quasi come se nulla fosse, questo ministero in combutta col Csm ha addirittura “sdoganato” i concorsi per Procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro e per procuratore capo di Castrovillari. Un atto chiaramente illegittimo, dal momento che non si conosce ancora l’esito dei ricorsi regolarmente presentati in Cassazione dai magistrati Otello Lupacchini ed Eugenio Facciolla, trasferiti d’urgenza in una maniera che grida ancora vendetta. Non sappiamo come andrà a finire questa storia, ma sappiamo che – a questo punto – non si può più tacere e bisogna dire la verità, tutta la verità. Anche se farà molto male a qualcuno.

L’ex ministro Bonafede (ma anche chi l’ha preceduto e purtroppo anche chi lo seguirà) si è lasciato abbindolare da qualcuno che è molto furbo. Come mai non ha mai aperto bocca su quanto è accaduto al Procuratore Otello Lupacchini, trasferito dalla sera alla mattina solo perché in una intervista ha ricordato a Gratteri che la “rete” inestricabile di connivenze con i pezzi deviati dello stato ancora non è stata neanche scalfita? Ma per essere sinceri – e Bonafede lo sapeva benissimo – Lupacchini ha pagato per avere avallato i provvedimenti della Procura di Castrovillari nel procedimento a carico di Alimentitalia, ovvero la cricca di delinquenti messa in piedi dal gruppo paramafioso di Terravecchia, leggi fratelli iGreco, dai renziani calabresi, da Carlo Calenda, Teresa Bellanova e non solo.

Anche il Procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla è stato trasferito dalla sera alla mattina a Potenza a ricoprire l’incarico di giudice civile nonostante non abbia mai frequentato alcun corso di specializzazione che lo abiliti al civile.

Facciolla sta pagando solo perché in sordina e con collaboratori di fiducia ha messo le mani sul flusso di denaro pubblico sperperato sempre dai soliti delinquenti, che Gratteri e i suoi collaboratori conoscono molto bene. Oltre ai famigerati e paramafiosi iGreco, c’è anche il Consorzio di Bonifica, con sede a Trebisacce, e il palazzinaro Pietro Paolo Oranges, noto boss del malaffare a Corigliano-Rossano e in tutto lo Jonio.

Pietro Paolo Oranges

Lo stesso Oranges, dopo essere stato colpito da misura cautelare, poiché ha un fratello commercialista accreditato presso gli Uffici Giudiziari di Roma in qualità di Ctu, noto tra le altre cose per essere consulente dei beni sequestrati alla nota famiglia dei Casamonica, si è sempre vantato di essere in grado di “far trasferire il Procuratore Facciolla in un’isola a svolgere mansioni di passacarte…”. 

E’ doveroso precisare che oltre che dal fratello commercialista, Oranges è protetto da un suo complice nel ramo dell’usura e delle truffe, un soggetto che da venditore di pezzi di ricambi auto, oggi è diventato un broker di una multinazionale assicurativa con vari clienti, ivi compreso il Ministero della Giustizia. Si chiama Francesco Trebisonda ed è quel soggetto che invita tutti i massoni e i papponi della massomafia nella sua lussuosa villa a Corigliano, per come abbiamo scritto a suo tempo e con dovizia di particolari (http://www.iacchite.blog/lettere-a-iacchite-corigliano-rossano-festa-in-villa-il-prefetto-e-gli-impresentabili/).

Francesco Trebisonda, nonostante la sua ignoranza, si è diplomato grazie ad esami falsi con la complicità del famigerato professore Vincenzo Chiodo, venditore coriglianese di attestati e diplomi falsi con l’aiuto del cosentino professore Filice. Ora, come può un individuo (il Trebisonda appunto) senza laurea, che non biascica una parola di inglese, diventare un manager di una multinazionale ed avere un budget annuo personale di oltre 300.000,00 euro? La famosa cena di Roma tra politici e alti magistrati che l’attuale Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho ha giustamente disertato, insieme ad altre persone oneste come lui, è stata offerta da una setta massonica capeggiata proprio dal Trebisonda con l’aiuto di un suo cugino (omonimo), alto prelato presso i Minimi di San Francesco di Paola, realtà molto influente nei palazzi del potere di Roma.

Solo per conoscenza, è doveroso precisare che al diciottesimo compleanno della figlia del Trebisonda, ospiti d’onore sono stati tale Caterina Chiaravalloti, presidente del Tribunale di Latina ma soprattutto figlia dell’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe, noto per la sua appartenenza alla loggia coperta sulla quale indaga anche Gratteri, tale Alberto Liguori, magistrato cosentino, il Presidente del Tar Calabria, e il chiacchierato ed ambiguo magistrato della Corte dei Conti Antonello Colosimo, tutti accompagnati da coniugi o occasionali amori. Il Trebisonda è abile nel circondarsi di amici in tutti i posti strategici del potere, in modo da avere coperture in ogni ambito.

Non dimentichiamo la vicinanza tra lo stesso Trebisonda e la famiglia Benvenuto, ovvero coloro i quali mettono sempre a disposizione la propria libreria per le presentazioni di quei libri di Gratteri, che altro non sono – ci perdoni il Procuratore di Catanzaro – che copia e incolla di atti processuali.

Il prefetto Paola Galeone nel suo sport preferito: tagliare le torte con i suoi amici impresentabili dello Jonio

Tornando ai festini di Trebisonda nella collina di Corigliano Calabro, dove ospiti d’onore erano anche l’attuale Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Introcaso, e la Prefetta di Cosenza Paola Galeone recentemente arrestata, c’erano anche numerosi pregiudicati dell’hinterland cosentino e sibarita, oltre allo stilista preferito dai magnacci (perdonate il francesismo…) di Terravecchia. Che a Cariati – giustamente – ci tengono a precisare che questa gente non gli appartiene.