Calabria, operazione Crypto: tra gli arrestati anche Francesco Suriano (nipote del boss Gentile) e Roberto Porcaro

Anche due esponenti della criminalità organizzata cosentina sono finiti nel blitz di stamattina della Dda di Reggio Calabria – operazione Crypto -, che ha sgominato una organizzazione criminale che trafficava cocaina in tutto il mondo. Tra le 57 persone arrestate dalla Dda reggina sono presenti Francesco Suriano di Amantea e Roberto Porcaro di Cosenza. Suriano, classe 1979, è il nipote del boss di Amantea Tommaso Gentile, capo indiscusso dell’omonima ‘ndrina. Qualche anno fa nei suoi confronti era stato disposto dalla Dda di Catanzaro un provvedimento di confisca di beni, il cui valore complessivo era stimato in un milione e duecentomila euro.
Con il provvedimento, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva preliminarmente appurato l’esistenza di una sentenza definitiva di condanna per Francesco Suriano, condannato in via definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare la cosca mafiosa Lanzino-Patitucci di Cosenza, determinandosi, quindi, a considerare nel merito la misura patrimoniale richiesta. Tra i beni confiscati, l’intero compendio aziendale della ditta individuale “Scalise Carolina”, con sede in Amantea con insegna “LA MAISON” (commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento, di calzature, di borse e di accessori di abbigliamento); la quota sociale della società “SURIANO FOOTBALL CLUB SNC DI SURlANO FRANCESCO & c., con sede in Amantea (gestione di impianti di campi di calcetto e di impianti sportivi in genere); la quota sociale della società cooperativa a responsabilità limitata “JET SERVICES SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE”, con sede in Amantea (CS) (pulizia e lavaggio aree pubbliche, rimozione neve e ghiaccio); la quota sociale della società “PLANET CENTER S.A.S. DI SURlANO FRANCESCO & c., con sede in Amantea (commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture, di autoveicoli e motoveicoli di ogni tipo, nuovi ed usati); e diversi immobili.

Roberto Porcaro, classe 1984, è il reggente del clan Lanzino dopo la cattura del boss Ettore. Secondo gli investigatori, Porcaro sarebbe stato posto al vertice del clan Lanzino-Patitucci (e dunque il gruppo dei cosiddetti “italiani”) direttamente da Francesco Patitucci. La figura di Porcaro è stata determinante nell’ambito di tutte quelle dinamiche che hanno portato alla costituzione di un sodalizio forte e temuto, siglato attraverso un patto federativo, con il cosiddetto clan degli zingari. Le loro attività illecite vanno dal racket al narcotraffico, dai pestaggi ai danneggiamenti, dall’usura ai proventi del gioco illecito in un disegno criminale ben definito e strutturato. Porcaro era stato scagionato, negli ultimi anni, dall’omicidio di Pino Ruffolo ed era stato scarcerato a maggio del 2019. Ma era stato nuovamente arrestato a dicembre del 2019 dalla Dda di Catanzaro insieme ad altri soggetti della famiglia Abbruzzese perché ritenuti appartenenti ai clan dominanti in città. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, il danneggiamento e l’omicidio. Il delitto contestato è quello di Luca Bruni avvenuto il tre gennaio del 2012 a Rende. 

Il procuratore Bombardieri, in conferenza stampa, ha sottolineato che uno degli aspetti più importanti del traffico internazionale di droga era da ricercarsi nei rapporti instauratisi con altre consorterie criminali, in special modo in Calabria e in Sicilia. Tra i gruppi criminali destinatari dei carichi di droga si riportano diversi e autonomi gruppi delinquenziali: – quello operante nella zona di Amantea (CS) e Cosenza, riconducibile rispettivamente a SURIANO Francesco, esponente di spicco della “’ndrina Gentile”, e a PORCARO Roberto, reggente della “’ndrina Lanzino”; uno nel torinese, facente capo a RASO Vincenzo; – uno nella città di Catania, riconducibile a CAMBRIA Francesco, esponente di spicco del “Clan Cappello”; – altri operanti tra le città di Siracusa, Benevento e Milano.