Catanzaro, finanziamento illecito al Pd e riciclaggio del gruppo iGreco: protagonisti e retroscena

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 13-10-2015 Roma Politica Senato - Voto finale su ddl riforma Senato Nella foto Luca Lotti, Maria Elena Boschi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 13-10-2015 Rome (Italy) Senate - draft law on Senate reform In the photo Luca Lotti, Maria Elena Boschi

Cosa c’è dietro il trasferimento del procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini e, appena un mese prima, del procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla?

In estrema sintesi, ci sono tre vicende alla base della clamorosa guerra tra magistrati consumatasi nel Palazzo di giustizia di Catanzaro. La prima è la madre di tutte le battaglie: la grande inchiesta sul Pd che coinvolge il Ministero dello Sviluppo Economico e quindi l’ex ministro Calenda, l’attuale ministro Bellanova ma anche il resto del cerchio magico renziano a partire dal “solito” Luca Lotti per continuare con Maria Elena Boschi, don Magorno e Ferdinando Aiello, con i colletti bianchi al loro servizio. Ma anche gli interessi della sanità privata, rappresentati dal gruppo paramafioso de iGreco e pezzi importanti di stato deviato con il grave coinvolgimento di magistratiUno per tutti l’ex procuratore aggiunto di Catanzaro Vincenzo Luberto, il braccio destro di Gratteri.

Nella prima parte dell’inchiesta abbiamo esaminato l’irresistibile ascesa della famiglia iGreco all’indomani dell’omicidio del capostipite Tommaso Greco, paravento per le attività criminali del “locale” di ‘ndrangheta di Cariati, “eliminato” dal clan rivale degli Iona per uno sconfinamento di territorio (http://www.iacchite.blog/catanzaro-cosa-ce-dietro-il-trasferimento-di-lupacchini-e-facciolla-linchiesta-sul-pd-e-igreco/).

I figli di Tommaso Greco, tuttavia, hanno continuato il suo “lavoro” e si sono specializzati nell’acquisizione di cliniche e alberghi in amministrazione giudiziaria. Lo schema è semplice: un’azienda è in difficoltà economiche, ne viene chiesto il fallimento dai creditori, il giudice amico la mette in amministrazione giudiziaria nominando un commissario amico (sempre lo stesso, il dottor Fernando Caldiero, uomo legato mani e piedi al Pd calabrese) che l’affida al prezzo simbolico di un euro all’azienda iGreco che presenta l’offerta di rilancio in assenza di concorrenti.

E’ accaduto così anche per il Gruppo Novelli, eccellenza dell’Umbria. Primo atto di una operazione truffaldina fin dall’inizio, in frode al MISE e soprattutto ai creditori, è lo scorporo operato dal boss Saverio Greco dal gruppo dele tre aziende controllate in bonis, cioè le uniche aziende che producono mangimi, pregiate uve di Montefalco e uova vendute con il rinomato marchio OvitoAziende in attivo che escono dal gruppo fallito e finiscono accorpate al gruppo iGreco attraverso la cessione alla Azienda Agricola Poderi Greco Tommaso, cassaforte di famiglia.

Poi, come da scontatissimo copione, la richiesta di concordato ma il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla si mette di traverso e chiede il fallimento della nuova società “fantasma”, di nome Alimentitaliani, che deve portare a termine il “bait”…

SECONDA PUNTATA

A seguito del fallimento del “Gruppo Novelli” il gruppo iGreco si inserisce comprando la società a un euro presentando istanza di concordato al Tribunale di Castrovillari per rilevare attivi e passivi dell’azienda pagando i creditori e, soprattutto, i lavoratori.

Nella prima istanza di fallimento presentata, si affermava che si sarebbero pagate le banche per 120 milioni di euro in 24 anni, una garanzia troppo debole, mentre gli altri creditori sarebbero stati pagati in sette anni (debiti di 7 milioni di euro). Il Tribunale di Castrovillari concede a quel punto al gruppo iGreco altro tempo per presentare integrazioni e modificare la documentazione allegata e a garanzia dell’acquisizione. Il gruppo iGreco, a quel punto, presenta una lettera di impegno firmata da “Ospedali Riuniti”, sempre dello stesso gruppo, e con questo pretenderebbe di garantire l’operazione “Alimentitaliani”. Ma la società è partecipata al 95% da “Fattorie Greco Srl” ed al 5% dalla “Phoenix Srl”. Socio al 33%  delle “Fattorie Greco Srl” è proprio Saverio Greco, il predetto amministratore unico della Alimentitaliani srl. A tutto questo si aggiunge che “Ospedali Riuniti” fa capo sempre a Saverio Greco. E per la procura questo è già motivo di sospetto. Contemporaneamente, iGreco è subentrata immediatamente nella gestione del Gruppo Novelli in fallimento. Azienda composta da Fattorie Novelli, che produce le uova Ovito, e le cantine, produttrici del celebre “Rosso di Montefalco”. Appena subentrati nella procedura di fallimento, però, la procura ha fatto notare come le aziende in attivo siano state cedute ad altri gruppi dividendole dai settori in perdita cronica svuotandola della ricchezza.

In un’intervista il procuratore Facciolla dichiarava: «Ora se il Tribunale di Castrovillari accetterà le proposte della procura di Castrovillari dichiarando inammissibile il concordato e dichiarare il fallimento di Alimentiitaliani, al momento, non ci sono fondi dai quali soddisfare i debiti perché la società è stata svuotata delle parti produttive. L’eventuale curatore fallimentare dovrà proporre delle azioni revocatorie per recuperare le due aziende cedute e che erano quelle che producevano i redditi». In più, tanti lavoratori hanno già perso il proprio posto di lavoro. Un’operazione, negli ultimi anni, coperta dal legislatore che, vista la crisi in atto, ha appoggiato acquisizioni di questo tipo. Anziché far fallire le imprese, se c’è qualcuno che si propone per rilanciare un’azienda e salvare i posti di lavoro anche offrendo poco a quel punto è bene che se la prende.

La procura insomma è intervenuta a salvaguardia della fattibilità della proposta e delle spettanze vantate dai creditori che, dopo la vendita dei due rami produttivi d’azienda, rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano. Anche perché  il gruppo iGreco non ha messo nel piatto i centoventi milioni di euro necessari per far fronte agli impegni assunti al MISE.

Il Tribunale di Castrovillari dichiara il fallimento della società Alimentitaliani.

Da questo momento gli inquirenti iniziano a registrare l’attivismo di Saverio Greco e fratelli per porre rimedio a tale situazione che di fatto vanificava le loro mire e quelle dei loro referenti.

Le indagini della procura di Castrovillari iniziano ad accertare il coinvolgimento nell’operazione di esponenti politici di primo piano del Pd quali il senatore Ernesto Magorno, l’ex parlamentare Ferdinando Aiello (coinvolto anche nell’indagine della procura di Salerno nei confronti del dottor Vincenzo Luberto, procuratore aggiunto di Nicola Gratteri, per corruzione in atti giudiziari aggravata dalla mafiosità di cui stranamente nessun media parla), di Luca Lotti e di Maria Elena Boschi, e del senatore Bonifazi, solo per citare quelli più in vista.

Ma non solo. Nella rete delle indagini finiscono anche soggetti appartenenti ai Servizi quali il capitano Murru dei carabinieri, cognato di Ferdinando Aiello, il già citato Vincenzo Luberto, e anche Giuseppe Greco (giudice delegato alla fallimentare al Tribunale di Cosenza), e Loredana De Franco (Presidente di sezione alla Corte di Appello di Catanzaro).

Mentre la procura di Castrovillari indaga, in parallelo la procura di Catanzaro svolge indagini per molti mesi nei confronti del procuratore di Castrovillari e del magistrato delegato all’indagine sul crac di Alimentitaliani, “costruendo” una serie di accuse nei confronti di Facciolla che, una volta trasmesse alla procura di Salerno, hanno dato il via alle iniziative del ministro Bonafede per allontanare da Castrovillari il magistrato, infatti poi trasferito a Potenza, grazie soprattutto al solido rapporto esistente tra Nicola Morra e il procuratore Gratteri. Non è certo un mistero che quest’ultimo abbia acquisito nel corso di indagini di mafia elementi di reato nei confronti di Emilio Morra, figlio del presidente dell’Antimafia, con soggetti quali Agostino Briguori, meglio conosciuto come “Berlusconi”, prestanome del clan Muto di Cetraro.

Nel frattempo il boss Saverio Greco propone reclamo alla sentenza di fallimento, e la fase relativa davanti alla Corte di Appello di Catanzaro vede il procuratore generale Otello Lupacchini intervenire direttamente all’udienza, anche con accuse vibrate e tecnicamente ineccepibili, tant’è che il fallimento è stato confermato.

Nel corso dell’indagine, il boss e i suoi sodali, si meravigliano del’intervento diretto del procuratore generale non mascherando affatto i propositi di “vendetta” nei confronti dello stesso e di Eugenio Facciolla.

In estrema sintesi, i due magistrati avevano ben compreso che dietro l’operazione dell’ acquisizione del Gruppo Novelli, si celava un sistema collaudato di drenaggio di danaro attraverso la gestione per un certo  periodo dell’azienda in bonis senza pagare alcun debito, e di mandare in malora il tutto per impossibilità di realizzo del concordato. Infatti, Saverio Greco risulta aver venduto uova e mangimi nel 2017, in costanza di proposta di concordato, incassando milioni di euro, a fronte dei quali nessun debito è stato pagato, né dopo il fallimento la procura ha trovato danaro in cassa.

Se la politica, cioé quelli di cui sopra, accompagnava addirittura di persona iGreco al MISE, pure bypassando l’ufficio pass, è evidente che ciò non avveniva per simpatia o per fiducia ma per altro. L’ipotesi cui stavano lavorando Facciolla e i suoi magistrati infatti era quella di illecito finanziamento al Pd e di riciclaggio, ma l’attività della procura di Catanzaro e di Morra (insieme alla sua lunghissima coda di paglia) hanno impedito che ciò proseguisse, facendo trasferire Facciolla e Lupacchini.

Quest’ultimo, da procuratore generale, avrebbe potuto avocare a se il fascicolo e continuare le indagini impedite a Facciolla e svelare le responsabilità di politici che continuano ancora oggi a ricoprire ruoli importanti. Con evidenti ricadute, quindi, dell’indagine sulle elezioni e sulla stessa tenuta del governo. Sempre dall’indagine dela procura di Castrovillari emergono i rapporti diretti tra Luberto e Ferdinando Aiello. Ma anche di qualche altro magistrato della procura di Catanzaro.

2 – (continua)