Cosenza, falsi precari all’Asp: tutti rinviati a giudizio, anche Raffaele Mauro e Scarpelli

Ultime notizie dal fantastico mondo dell’Asp di Cosenza.

Il procuratore aggiunto Marisa Manzini (oggi non più a Cosenza ma consulente di Morra all’Antimafia) aveva reso noto di avere chiuso le indagini sull’inchiesta dei falsi precari all’Asp di Cosenza il 26 giugno del 2018. Un anno e mezzo prima, il 20 dicembre 2016 l’inchiesta era sfociata nell’arresto dell’ex sindacalista della Cgil Franco Mazza e in alcune misure interdittive sanzionate a dirigenti dell’Asp cosentina. Il sindacalista e i dirigenti avevano dato il via libera a un elenco di 133 falsi precari da far assumere appena qualche giorno prima delle Regionali del 2014.

Marisa Manzini aveva iscritto a sorpresa nel registro degli indagati l’allora direttore generale dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, accusato di abuso d’ufficio in concorso con Antonio Perri, direttore all’epoca del Distretto Sanitario Pollino-Savuto e, appunto, del sindacalista di Cetraro Franco Mazza.

Oggi apprendiamo dai media di regime che il Tribunale di Cosenza, sia pure “orfano” della Manzini (e soprattutto delle sue bambole), ha deciso di rinviare a giudizio (un anno e mezzo dopo, ché al porto delle nebbie i tempi li calcolano sempre… alla grande!) oltre al celeberrimo Faccia di Plastica (Raffaele Mauro, appunto) e Antonio Perri alias Wikipedia, anche l’ex direttore generale dell’Asp di Cosenza Gianfranco Scarpelli, l’ex direttore sanitario Luigi Palumbo, i funzionari regionali Giuseppe Pasquale Capicotto e Vincenzo Caserta, il sindacalista di Cetraro Franco Mazza e tutti i 133 falsi precari, che successivamente tra mille vicissitudini qualcosina sono comunque riusciti a racimolare.

Per capire la posizione di Raffaele Mauro  dobbiamo tornare al 16 novembre 2016, un mese prima dell’arresto di Mazza.

Quel giorno Raffaele Mauro, alias “depresso cronico” o Faccia di plastica appunto, aveva firmato la delibera con la quale si dava il via libera al pagamento di un sacco di cambiali elettorali. Il fervente servitore di Madame Fifì aveva detto sì ai famosi 133 falsi precari, raccomandati dai politici cosentini di tutti i partiti e dai sindacati, Cgil in primis, assunti dall’Asp a pochi giorni dalle elezioni regionali del 2014.

I “poverini”, com’è noto, lavoravano (si fa per dire…) da circa due anni ma nessuno si era preso la responsabilità di pagarli. E così qualcuno è sceso in campo per difendere questi illustri clienti della società cosentina.Sono scattate così le veementi proteste da parte dei padrini dei raccomandati. E allora, è uscita fuori la volontà politica di “salvarli”. E così hanno trovato la formula magica per sanare questa squallida vicenda. Una vergogna.

E’ arrivato il “posto”. Proprio quello di cui parla ironicamente Checco Zalone nel film cult “Quo vado?”. Ma Checco lo faceva a viso aperto, questi agiscono sottobanco.

E’ la delibera numero 1818 del 16 novembre 2016 quella che costa – ed era davvero il minimo – a Raffaele Mauro l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio.

Tra tutte quelle che ha firmato il dg dell’ASP Raffaele Mauro, alias Faccia di plastica, questa è di gran lunga la più folle e la più assurda. Perché solo lui avrebbe potuto firmarla.

L’ASP di Cosenza aveva recepito le indicazioni della Regione e aveva riconosciuto valida a tutti gli effetti la convenzione, che aveva ignorato per quasi due anni, con la quale venivano assunti gli ormai celeberrimi 133 “falsi precari” inseriti in un altrettanto famoso elenco di parenti e clienti stilato da quasi tutti i partiti dell’arco politico e dai sindacati confederali corrotti, capeggiati dalla Cgil. 

In pratica, l’Asp di Cosenza, dopo aver contestato per quasi due anni la posizione del “falsi precari” e non averli retribuiti pur facendoli lavorare, improvvisamente faceva marcia indietro e accoglieva i raccomandati, con la clausola che sarebbe toccato alla Regione ripianare il “problema” sotto il profilo economico.

Un pugno nello stomaco a tutti i calabresi onesti, una faccia di bronzo senza confini.

Era stato il commissario dell’Asp Gianfranco Scarpelli ad incaricare ufficialmente il coordinatore dei distretti sanitari Antonio Perri (due elementi affiliati al clan del Cinghiale) di firmare la convenzione con il Dipartimento 10 della Regione. Tutto questo accadeva a pochissimi giorni dalle Regionali 2014. E’ del tutto evidente che questi 135 “falsi precari” hanno spostato un bacino consistente di voti.

Il destino dei 135, quindi, seguiva un iter che definire tortuoso è poco. Non appena i media hanno tirato fuori l’elenco, alquanto imbarazzante, dei clienti della politica, l’Asp prima ha provato a sospendere l’utilizzo dei lavoratori ma poi ha rivisto la sua decisione e, anche se non li ha mai retribuiti, li ha regolarmente inquadrati e quindi utilizzati.

Il costo complessivo delle ore di lavoro del 135 lavoratori, ricondotto al costo orario degli Lsu-Lpu, ammontava per l’intero periodo di utilizzo a 1 milione 178 mila 698 euro di ore lavorate (132.438).

“Preso atto – si legge nella delibera – che a seguito della convenzione, l’ASP di Cosenza, pur avendo posto in essere tutte le procedure di utilizzo e gestione dei lavoratori nelle attività aziendali, non ha recepito la convenzione con formale atto deliberativo;

ritenuto necessario prendere atto della stessa al fine di garantire i diritti dei lavoratori utilizzati;

considerato che il presente atto non comporta nessun onere economico a carico del bilancio dell’ASP (paga la Regione, cioé sempre i cittadini…, ndr); 

DELIBERA

“di prendere atto che i lavoratori sono stati utilmente avviati e utilizzati alle attività aziendali nei diversi uffici territoriali dell’ASP…”.

Insomma, l’ennesima presa per i fondelli per i lavoratori onesti della Calabria intera era stata servita e adesso capiamo perfettamente perché ancora la “politica” non aveva cacciato Mauro dall’Asp. Dove la trovano un’altra Faccia di plastica che si prende la responsabilità di firmare queste porcate? E dove lo trovano uno che va sotto processo per giustificare i loro traffici?

Alla fine, tuttavia, quell’incredibile delibera – per grande fortuna di tutti – non aveva mai trovato applicazione per il successivo provvedimento del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria, con il quale decadde l’attività lavorativa dei falsi precari.

Franco Mazza, invece, è il sindacalista – all’epoca dei fatti della Cgil – che era stato già agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Cosenza il 20 dicembre 2016.

Franco Mazza è il deus ex machina della contestata procedura. E’ lui che ha materialmente redatto l’elenco dei falsi precari in combutta con la politica corrotta.

L’ELENCO DI FRANCO MAZZA

E allora, dove ha preso vita questo elenco? E dove sono state raccolte tutte le domande con relativa documentazione di tutti gli “aspiranti”?

Bene, l’ufficio era quello della CGIL di Cetraro, nel quale lavorava un certo Franco Mazza.

In pratica il Mazza, di fatto, ha occultato quel famoso bando con il quale la Regione Calabria assumeva presso l’ASP per tre anni una settantina di persone. Diciamo occultato perché, a parte coloro che fanno parte di quella lista, di questo bando non ne sapeva praticamente niente nessuno.Mazza è un amico intimo di Nicola Adamo (tanto per cambiare!), colui che gli ha sempre procurato voti nell’Alto Tirreno cosentino, principalmente a Cetraro, Guardia Piemontese, Acquappesa, Maierà e Verbicaro.

L’imbeccata di questo bando l’ha data proprio Nicola Adamo perché voleva piazzare un po’ di gente alla Regione e il nome del fidato Mazza era in pole position.

Quindi questo “giochino” serviva a foraggiare il parco votanti di entrambi: Franco Mazza e Nicola Adamo. 

Successivamente, l’elenco è lievitato per accogliere clientes et parentes di altri politici dell’area del magna magna, tra i quali diversi in quota Cinghiale. Ma ben difficilmente usciranno fuori le responsabilità dei politici, “coperti” alla grande dai dirigenti sanitari e dal sindacalista “infedele”, che si “accuseranno” il processo al loro posto.