Cosenza, la bancarotta di Occhiuto è un affare di famiglia: e Mario accusa la sorella

Un rinvio a giudizio non è una condanna. Questo va precisato. Così come va precisato che il giudice ha inteso, proprio per la robustezza degli elementi a carico di Mario Occhiuto ben descritti dalla Guardia di Finanza, predisporre un vero e proprio giudizio di merito sulle sue malefatte. Mario Occhiuto va processato per bancarotta fraudolenta. È questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare. La prima udienza  è stata fissata per il 2 aprile 2020.

Ma non è la sola novità dell’udienza di oggi. Il giudice ha ritenuto opportuno archiviare la posizione di Carmine Potestio, mentre ha condannato la sorella di Occhiuto, Annunziata, che ha scelto il rito abbreviato dopo aver ammesso le proprie responsabilità, ad un anno e quattro mesi di reclusione.

Un dato però emerge chiaro: i reati ci sono, la bancarotta pure, e gli imbrogli sono stati sgamati, e questo lo conferma proprio la condanna della sorella di Occhiuto, Annunziata, responsabile della società Ofin, ma in realtà, come tutti sanno, prestanome del fratello Mario. Su questo non c’è possibilità di replica: la condanna parla chiaro.

E non finisce qui: c’è un altro elemento che ci porta a dire che la bancarotta contestata ad Occhiuto si è di fatto consumata, e a dirlo questa volta non siamo noi, ma lo stesso sindaco. Infatti ieri Mario Occhiuto ha sostenuto in Tribunale (praticamente ha una udienza al giorno) una udienza davanti al giudice monocratico Giorgio Previte in cui ammette il suo sovraindebitamento personale, chiedendo al giudice, in base alla legge 3 del 2012, meglio nota come legge salva suicidi per i contribuenti in crisi da sovraindebitamento, una soluzione ai suoi tanti problemi. In pratica le persone fisiche che hanno molti debiti e creditori (finanziarie, banche, Equitalia, creditori persone fisiche ecc.) non possono dichiarare fallimento come le imprese, e possono, perciò, chiedere di attivare questa procedura, dove il giudice è chiamato oltre a gestire la crisi da sovraindebitamento, anche a produrre una sorta di passivo e di concordato con tutti i creditori, destinando loro una somma X al mese al fine di fermare tutte le procedure esecutive. Ammesso che Occhiuto possa far fronte a questo X al mese. La vediamo dura.

Quindi Mario Occhiuto davanti ad un giudice, ieri, ammette la sua enorme massa debitoria personale, a cui non riesce più a far fronte. E chiede aiuto allo stato. Ammette di aver prodotto debiti a dire basta, e non solo attraverso le sue società, ma anche attraverso lo sprido personale, così come stabilito ieri in udienza. E meno male che tutte queste cose ce l’eravamo inventate noi.

Ecco perché l’esito dell’udienza di oggi era scontato. Neanche gli amici degli amici, ai tempi belli, avrebbero potuto fare qualcosa per cambiare il risultato. Troppo evidenti i VRUSCI.

Tuttavia Occhiuto continua, davanti alle telecamere, a dirsi innocente. E ci vuole una certa faccia: la mattina ara ‘mmucciuni davanti al giudice ammette tutto, e poi il pomeriggio, racconta chiacchiere ai cittadini. Ma questa volta va oltre anche la propria dignità e pur di farla franca annuncia di essere in grado, nel dibattimento, di chiarire ogni cosa.

Il concetto occhiutiano è sempre lo stesso: lui non c’entra niente, la colpa è di qualcun altro. Solo che, questa volta, quel qualcun altro è la sorella, visto che Potestio è stato “archiviato” e lui come sempre non c’entra niente. Del resto gli imputati in questo procedimento sono tre; e se lui non è stato, Potestio è stato archiviato, non resta che la sorella, tra l’altro già condannata. E allora, visto che è stata condannata, ha pensato bene di buttare tutte le responsabilità sulle sue spalle. Così come fanno i bravi fratelli.

Una cosa è certa, Annunziata non potrà sostituire Mario alla candidatura alla Regione e neanche Roberto, visto che ha una condanna. E comunque, gira vota e riminia, quelli di Occhiuto, per chi ancora non l’avesse capito, e questa storia ce lo conferma senza ombra di dubbio, sono tutti affari di famiglia.