Cosenza, la missione salvezza del “Principe” Occhiuzzi

Allenatore un po’ lo è sempre stato, anche quando giocava. Roberto Occhiuzzi, uomo di fascia destra, classe 1979, negli anni ruggenti della sua maturità calcistica era insuperabile non solo quando spingeva a tutta sulla corsia laterale ma anche e forse di più quando decideva di accentrarsi e di non lasciare più nessun punto di riferimento non solo al suo diretto avversario ma a tutta la squadra avversaria. Erano gli anni del Cosenza di Mimmo Toscano e Massimo Mirabelli, che entrò di diritto nella storia rossoblù per essere riuscito, per la prima e unica volta in una storia ormai ultracentenaria, a vincere due campionati di fila. Uno di Serie D e uno di Serie C2.

Occhiuzzi era uno dei pilastri di quel Cosenza e, avendo già 30 anni, sperava di concludere la carriera con quella maglia, così come l’aveva iniziata, vent’anni prima, quando era appena un ragazzino. Era il 23 maggio del 1999 quando il giovanissimo Occhiuzzi era stato lanciato nella mischia al “Mirabello” di Reggio Emilia da mister Walter De Vecchi, tecnico mai amato dai tifosi perché aveva preso il posto del beniamino Sonzogni. Quella partita fu il punto di non ritorno per De Vecchi: il Cosenza perse 3-2, era scivolato in piena zona retrocessione e il patron Pagliuso, appena finita la gara, si era deciso a richiamare Sonzogni. Occhiuzzi in versione ragazzino era entrato all’11’ della ripresa al posto di Paschetta e, a dirla tutta, aveva pagato anche l’inevitabile scotto all’emozione sbagliando un gol facile facile… Poi era tornato in campo anche con Sonzogni per pochi minuti sia a Lucca sia nella gara della salvezza, al San Vito, contro il Cesena, vinta 2-1 grazie alla doppietta di Tomaso Tatti.

Roberto arrivava dal suo paese del Tirreno, Cetraro, che era diventato una sorta di leggenda perché da lì arrivava anche Alberto Aita, che sarebbe entrato nella storia del Cosenza Calcio per aver segnato il gol dell’ultima vittoria dei Lupi al San Vito contro il Catanzaro il 6 aprile del 1985, quando Roberto aveva si e no sei anni e quel gol gliel’aveva raccontato, oltre allo stesso Aita, suo primo allenatore a Cetraro, anche il papà, grandissimo tifoso rossoblù, che gli aveva trasmesso la passione per il Cosenza Calcio. Occhiuzzi aveva giocato un gran campionato di Promozione a Cetraro ed era passato al Cosenza assaporando anche la gioia dell’esordio. Poi per lui era iniziata la prassi dei prestiti e dopo neanche tre anni era arrivato il catastrofico fallimento del Cosenza di Pagliuso. A quel punto, Occhiuzzi pensava davvero che il suo cammino non avrebbe mai più incrociato quello del “suo” Cosenza e invece si sbagliava.

Dal 2003, proprio lo stesso anno del fallimento del Cosenza, Roberto Occhiuzzi era entrato nel “progetto Rende” di Massimo Mirabelli e la squadra biancorossa aveva vinto campionati su campionati, approdando dall’Eccellenza allo spareggio per la promozione in C1, perso contro la corazzata Taranto. Soltanto un anno dopo, nasceva un altro progetto e così quel Rende, presidente Damiano Paletta e direttore generale e sportivo Max Mirabelli, si trasferiva armi e bagagli a Cosenza per risollevare le sorti del Vecchio Lupo caduto in disgrazia. Immaginate la gioia del “lupo” Occhiuzzi, che a distanza di otto anni avrebbe indossato di nuovo la “sua” casacca rossoblù. Roberto – così com’era accaduto nei campionati precedenti in maglia biancorossa – su quella fascia destra ci fa ‘na singa ed esalta le sue grandi qualità tecniche e di progressione. Mirabelli ha scelto come nuovo allenatore Mimmo Toscano, che in quell’ormai lontano 1999 giocava proprio con il Cosenza del giovanissimo Occhiuzzi e che poi, finita la carriera, aveva iniziato ad allenare dalle giovanili del Rende. Una scommessa vinta alla grande da Mirabelli, che riportò il Cosenza nel calcio che conta proprio con quel “blocco” di giocatori: Stefano Ambrosi, Massimino Morelli, Ivan Moschella, Domenico Fabio, Alessandro Bernardi, Domenico Danti, ai quali si sarebbero aggiunti Nello Parisi, Ciccio De Rose e Vincenzo Cosa. Una corazzata che si sarebbe ripetuta anche l’anno successivo in C2.

Roberto Occhiuzzi per tutta la tifoseria era diventato “Il Principe”, addirittura in anticipo sul fantastico Milito, che avrebbe ricevuto il nomignolo solo qualche anno dopo in occasione del fantastico “triplete” dell’Internazionale di Mourinho e Moratti. Eh sì, perché la sua andatura caracollante sulla fascia destra e l’autorità con la quale dettava i tempi accentrandosi e accendendo la luce per la manovra rossoblù avevano ispirato ad un giornalista – Daniele Mari – la figura del “Principe”. Due anni bellissimi, tratteggiati dal celeberrimo bacio che Roberto dava al pallone prima di battere i calci d’angolo, dagli assist puntuali e precisi per Cosa capocannoniere ma anche per Bernardi, autore della memorabile doppietta al Bacoli nella sfida decisiva per la promozione. E anche dai gol di pregevolissima fattura che il “Principe” spesso e volentieri regalava alla tifoseria entusiasta del San Vito.

Poi, però, qualcosa si era rotto in quel “gruppo” e in previsione del ritorno in C1 Mirabelli aveva deciso di non puntare su di lui, spezzandogli il cuore. Un altro dolorosissimo distacco dai colori rossoblù, che dopo neanche due anni avrebbero conosciuto ancora una volta l’onta del fallimento, nell’annus horribilis 2011. Roberto aveva giocato un anno a Sambiase e viaggiava ormai verso i 33 anni ma aveva voluto tentare ancora una volta il ricongiungimento con la sua squadra del cuore all’epoca in cui Stefano Fiore aveva individuato il nuovo allenatore della nuova ripartenza in Enzo Patania. Occhiuzzi era andato nel ritiro di San Giovanni in Fiore e aveva provato a farsi tesserare ma il mister gli disse di no e ancora una volta doveva allontanarsi dalla sua unica e vera passione calcistica.

Ma il nostro “Principe” aveva (e ha ancora) la testa durissima come ogni buon calabrese che si rispetti e così nel 2014, appena finita la carriera di calciatore che lo aveva portato per un paio d’anni a Montalto, si ripresenta alla corte del Vecchio Lupp. E stavolta convince il patron Guarascio ad assegnargli, da allenatore, una squadra giovanile, l’Under 17. Ritorniamo così, come per magia, al punto di partenza. Il nostro Occhiuzzi allenatore un po’ lo è sempre stato, anche quando giocava e con i giovani riscopre tutte quelle sensazioni: la sua Under 17 nel 2016 approda alle finali nazionali, perdendo solo contro il Pavia che poi avrebbe vinto il titolo, e pone le basi per entrare nello staff della prima squadra.

Diventa il “secondo” di De Angelis dopo l’esonero di Roselli e anche Piero Braglia lo sceglierà come “vice” nelle due splendide stagioni culminate con la promozione in Serie B e con la prima, insperata salvezza. Oggi Roberto Occhiuzzi, ad appena 41 anni, ha coronato il suo sogno di diventare allenatore del Cosenza subito dopo l’emergenza virus e ha vinto le prime due partite della sua gestione con grandissima autorità, proprio come quando giocava. E ai suoi amici ha confidato che intende continuare ancora per parecchio tempo. Forza “Principe”, la missione salvezza è appena iniziata: siamo tutti con te!