Cosenza, la parabola de (i)Greco. Morte a colpi di lupara, vita da avvoltoi

A Cosenza gli equilibri economici ed imprenditoriali sono mutati da tempo. Vecchi baroni, saccheggiatori conclamati delle risorse comuni, sono stati scalzati da rampanti, quanto voraci, nuovi imprenditori.

Da tempo si è affacciato sulla scena cittadina il gruppo iGreco. Famoso per le sue produzioni vitivinicole ed olearie. Un gruppo la cui origine economica rimane sconosciuta. Non si capisce bene da dove provenga la loro ricchezza. E come è stata possibile una scalata così repentina all’economia cittadina. Proprio in questi giorni si è avuta notizia dell’acquisizione da parte del gruppo di altre due cliniche (quelle dei Morrone), che vanno ad aggiungersi alle tre già acquisite otto anni fa. Un impero di ben 5 strutture private che dovrebbe allarmare la parte onesta della Calabria, specialmente in un momento drammatico come questo nel quale la sanità pubblica paga proprio l’espansione smisurata dei boss della sanità privata. Ma questa gente non è mai sazia: adesso vorrebbero persino mettere le mani sul Cosenza Calcio!

Tuttavia, c’è stato qualcuno che ha tracciato e spiegato con dovizia di particolari chi sono e da dove vengono iGreco.

La procura di Castrovillari, sul finire del 2017, viene chiamata ad esprimersi sul concordato presentato da AlimentitalianiSrl, società fondata da Saverio Greco, boss del gruppo iGreco, dedito a produzione di olio e vino e gestione di case di cura in amministrazione giudiziaria, perché aveva appena “clamorosamente” acquisito il Gruppo Novelli, una delle aziende agroalimentari più importanti dell’Umbria e che aveva esteso i suoi orizzonti anche in altre regioni.

Il gruppo imprenditoriale de iGreco emerge agli onori delle cronache calabresi nel lontano 25 settembre del 2001 quando in Sila, a trenta chilometri da Cosenza, viene ucciso a colpi di lupara il capostipite Tommaso Greco. Allevatore, referente della criminalità organizzata di Cariati (sede del “locale” di ‘ndrangheta capeggiato da decenni dalle famiglie Farao e Marincola), si spinge fuori territorio di competenza per acquistare a prezzo vile una serie di terreni ricadenti in una zona controllata da un’altra cosca (facente capo a Guerino Iona di Belvedere Spinello, all’epoca latitante da oltre due anni). Greco si sentiva “protetto” dalla famiglia di Cariati ma aveva sottovalutato la ferocia criminale dell’altro clan.

La protezione del “locale” di Cariati non era evidentemente né gratuita né spontanea, ma affaristica: Tommaso Greco era il paravento attraverso cui la ‘ndrangheta investiva il danaro sporco in attività produttive, pascoli, olio, vino, e, oggi, case di cura e altre aziende.

Fatto sta che nel corso degli anni, i figli del Greco hanno continuato l’attività di prestanome del padre, prima in sordina e poi, una decina di anni fa, facendo il salto di qualità. Grazie a importanti amicizie e relazioni affaristiche con magistrati deviati, cominciano ad aggiudicarsi l’affidamento della gestione di case di cura e alberghi in stato di amministrazione giudiziaria per crisi economiche. Lo schema è semplice: un’azienda è in difficoltà economiche, ne viene chiesto il fallimento dai creditori, il giudice amico la mette in amministrazione giudiziaria nominando un commissario amico (sempre lo stesso, il dottor Fernando Caldiero, uomo legato mani e piedi al Pd calabrese) che l’affida al prezzo simbolico di un euro all’azienda iGreco che presenta l’offerta di rilancio in assenza di concorrenti. È così che diventano “proprietari” dell’hotel Mercure di Rende, oggi Ariha hotel, e delle case di cura “La Madonnina”, “Madonna della Catena”, e “Sacro Cuore” con milioni di introiti derivanti dagli accreditamenti facili con la Regione Calabria. Posti letto in aumento, trattamenti specialistici, e compagnia cantante, a scapito del servizio pubblico che vede gli ospedali calabresi in drammatica sofferenza, specie in questa fase tragica della pandemia.

SERVIZIO FOTOGRAFICO DI ANDREA ROSITO

Loro mentore nelle sedi che contano è tale dottor Alessandro Musaio, sindaco alla BCC Mediocrati, Commissario liquidatore per conto del M.I.S.E. (Ministero dello Sviluppo Economico) ed è costui che, secondo lo stesso sistema, pilota l’aggiudicazione del Gruppo Novelli di Terni, in crisi industriale da anni, al gruppo iGreco. Sempre a un euro.

Il tutto avviene attraverso l’importante mediazione con i sindacati e le altre parti sociali, del MISE, all’epoca rappresentato da dottor Giampietro Castano, uomo di riferimento dell’allora ministro Carlo Calenda, e dal sottosegretario Teresa Bellanova (oggi ministro dell’agricoltura…).

Il gruppo viene individuato dal MISE e partecipa a varie riunioni, alle quali Saverio Greco interviene sempre come gruppo aziendale iGreco con relativo know how e patrimoniio economico, tuttavia al momento di formalizzare la cessione nessuno al MISE si accorge che questa avviene con la Alimentitaliani Srl, società aperta da Saverio Greco il giorno prima e con un capitale sociale di appena 10.000 euro. L’operazione di acquisizione del gruppo Novelli vale in verità, come capirebbe anche un bambino, decine di milioni di euro. Ma i poteri forti e la magistratura corrotta – come abbiamo spiegato più volte e come spieghiamo ancora ripubblicando proprio in questi giorni il memoriale di Enzo Novelli – hanno consentito a iGreco di poter fare i propri porci comodi mentre la denuncia degli eredi di Enzo Novelli giace insabbiata da oltre tre anni alla procura di Terni dove il capo è uno dei loro sodali della magistratura corrotta ovvero Alberto Liguori, da San Demetrio Corone, elemento di spicco della banda di Palamara e Renzi.

Ricapitolando: i figli di Tommaso Greco hanno continuato il “lavoro” del patriarca e si sono specializzati nell’acquisizione di cliniche e alberghi in amministrazione giudiziaria. Ed è accaduto così anche per il Gruppo Novelli, eccellenza dell’Umbria. Primo atto di una operazione truffaldina fin dall’inizio, in frode al MISE e soprattutto ai creditori, è lo scorporo operato dal boss Saverio Greco dal gruppo delle tre aziende controllate in bonis, cioè le uniche aziende che producono mangimi, pregiate uve di Montefalco e uova vendute con il rinomato marchio OvitoAziende in attivo che escono dal gruppo fallito e finiscono accorpate al gruppo iGreco attraverso la cessione alla Azienda Agricola Poderi Greco Tommaso, cassaforte di famiglia. Irregolarità palesi e marchiane tollerate e addirittura sponsorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Tribunale di Terni, tutti in mano ai loro sodali.

E adesso siamo arrivati alla ciliegina sulla torta con l’acquisizione delle cliniche dei Morrone, peraltro in regime di concordato e con una pesantissima esposizione debitoria. Ma anche il Tribunale di Cosenza è in mano alla loro cricca e così iGreco continuano a fare il bello e il cattivo tempo.

Come se non bastasse, il fratello “colto” della dinastia, il tamarrissimo avvocato Giancarlo, si prende il lusso di additare il suo rivale Alfredo Citrigno, indagato per corruzione dalla procura di Paola e presidente della Sezione sanità di Unindustria, perché non s’è dimesso per far posto a lui, che naturalmente è vicepresidente e adesso agita le sue dimissioni come una clava (https://www.iacchite.blog/calabria-sanita-privata-scontro-in-unindustria-tra-i-boss-citrigno-e-igreco-giancarlo-si-dimette/). Della serie: da che pulpito arriva la predica!

Per una migliore comprensione dei fatti: dalla morte del capostipite a colpi di lupara alla frenetica attività di avvoltoi per prendersi cliniche, alberghi ed aziende agroalimentari e allargare ancora e a dismisura un impero ormai vastissimo. Al quale vorrebbero aggiungere addirittura anche il Cosenza Calcio… Ma su questo fronte – e pensate quanto ci costa scriverlo – è molto meglio tenere Guarascio sul ponte di comando. Mille volte meglio lui che questa masnada di gente senza scrupoli.