Cosenza saccheggiata, i 160 milioni spariti nel nulla e i “reduci” di Mancini e Perugini

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A Mario Occhiuto sta tornando indietro tutto ciò che ha fatto, con gli interessi, come nella più classica tradizione del “boomerang”. Certo, è servito un po’ di tempo per “ripagare” un fallito e bancarottiere come lui, ma quello che deve arrivare sta arrivando e a quello che si dice in giro, gli interessi non sono finiti.

Dopo l’ennesimo mattone caduto sulla testa dell’ormai ex sindaco, con l’apertura del fascicolo della Procura della Corte dei Conti di circa due anni fa e poi con la sconfitta alle elezioni, per il cazzaro sta diventando sempre più difficile mentire sul suo indecoroso saccheggio alla città.

Ma Occhiuto continua a dire che la colpa è… degli altri, come sua consuetudine. Eppure, già due anni fa il documento di maggioranza che il cazzaro aveva voluto a tutti i costi si era già rivelato tardivo e senza né capo né coda, ma soprattutto masochista. Arrivava infatti a tre giorni dalla “condanna” definitiva che gettava un’onta irreversibile sul Comune di Cosenza e farà ricordare Mario Occhiuto nella storia nera della città come il sindaco del dissesto finanziario. Quel documento era squallido perché tentava ancora una volta senza ritegno di gettare “la responsabilità” su Giacomo Mancini e Salvatore Perugini. Come se la gente non sapesse leggere la sentenza della Corte dei Conti che ha stabilito che al 31.12.2011 i debiti erano 110 milioni, mentre al 31.12.2018 la massa debitoria del Comune era di oltre 305 milioni ed è salita fino a 400. Ad occhio e croce Occhiuto li ha almeno quadruplicati!!!

Ma, a parte noi di Iacchite’, nessuno cita un altro elemento di “colpa e dolo” del cazzaro per aver procurato il dissesto finanziario. Con il voto del Piano di riequilibrio approvato dal consiglio comunale nel 2012, prima bocciato e poi riammesso dalla Corte dei Conti, il Comune aderì al predissesto (alzò le aliquote e le tasse al massimo) con l’impegno di ripianare i debiti. Questa “operazione”, di cui il cazzaro si vanta spesso, per aver “salvato il Comune e e le casse comunali”, diede accesso ad una anticipazione-mutuo di 160 milioni di euro. Questi dovevano servire a ripianare gli “ingenti debiti pregressi”. E invece vennero “smaltiti solo in minima parte” dice la Corte. Dove sono finiti allora tutti questi soldi? Sicuramente questo elemento sarà attenzionato dalla Procura della Corte dei Conti.

Ma torniamo al documento di due anni fa per sottolineare due semplici cose. Intanto all’appello mancavano i due di Fratelli D’Italia: D’Ippolito e Apicella, segno che qualcuno ha capito tutto e in particolare il D’Ippolito, che da presidente della Commissione Bilancio dovrebbe farsi un esame di coscienza e sputtanare chi di competenza. Poi una frase ci ha colpito più di tutti, nel passaggio che addossava le responsabilità “da Mancini in poi…” dove si leggeva che le responsabilità “sono ascrivibili solo ed esclusivamente a coloro i quali oggi sono in minoranza e che da molti lustri hanno gestito le casse del Comune di Cosenza creando danni irreversibili”.

Ma, tanto per capire, Antonio Ruffolo, che firmava il documento, era nella maggioranza con Giacomo Mancini? Fabio Falcone e Andrea Falbo, altri due scienziati consiglieri che poi si sono seduti a fianco di Occhiuto, fino a qualche anno fa non erano in maggioranza con Salvatore Perugini?

Senza contare l’ex assessore Spataro e il braccio destro “spiritoso” Giovanni De Rose, già assessore di Perugini… Mentre la signora Giovanna Spataro, sorella di Michelangelo e la moglie dell’assessore Vizza, Rosella Gagliardi, erano entrambe in maggioranza e in Giunta con Mancini!!! E la “esperta” Evelina Catizone, sindaco della città grazie a Dio per poco?

Insomma, quella maggioranza, o quello che ne rimaneva, che firmava il documento addossando la colpa sul “passato che ha gestito” non ha fatto altro che rappresentarsi come Tafazzi… E speriamo che prima o poi vuoti il sacco, per il bene della città di Cosenza. Basta menzogne!