Cosenza. Vittorio Pecoraro, un figlio di papà nelle mani di Madame Fifì

Siamo alle solite: nel Pd cosentino Madame Fifì ordina e i servitori eseguono. E come sempre accade, in un’ottica di “conservazione della specie”, Capu i Liuni, in vista del congresso, piazza i suoi “cavalli” al nastro di partenza, ufficializzando la proposta di candidatura alla segreteria provinciale della città di Cosenza di due giovani “militanti” del Pd: Vittorio Pecoraro e Rosi Caligiuri.

Al netto della “sustusa” e reiterata retorica sui giovani che per il Pd cosentino dovrebbe “fungere” da “curriculum” (come se le qualità morali ed etiche di un individuo dipendessero dalla giovinezza), di quali meriti politici sono dotati i due per ricevere una così importante investitura? Nessuno. Se non quello di appartenere alla paranza di Nicola Adamo e consorte, sempre che di merito in questo caso si possa parlare. La loro candidatura è frutto della solita logica legata al controllo del partito, e piazzare persone fidate nei posti chiave, significa per Madame Fifì continuare ad esercitare il suo potere per seguitare a piegare la politica ai suoi spregevoli interessi personali. Sta tutto qui il “senso” della candidatura, ad esempio, del giovane Vittorio Pecoraro.

Ma chi è Vittorio Pecoraro? Vittorio è figlio di cotanto padre: l’ingegnere Carlo Pecoraro: già Capo del Dipartimento Tecnico e Dirigente del settore Ambiente ed Edilizia Privata del Comune di Cosenza e per molti anni Dirigente del settore Infrastrutture e Mobilità di Palazzo dei Bruzi. Il deus ex machina di tutti gli intrallazzi (determine dirigenziali) del “quarto piano” di palazzo dei Bruzi degli ultimi 20 anni. Cresciuto sotto l’ala protettrice del cardinale Franco Ambrogio, e messo a servizio di Nicola Adamo, l’ingegnere Carlo Pecoraro, è stato anche garante del patto tra Mario Occhiuto e Nicola Adamo, dopo l’episodio delle dimissioni di Katya Gentile da vicesindaco, ricoprendo il ruolo che fu della buonanima di Cucunato, allora in conflitto proprio con la figlia di compà Pinuzzu. Da un po’ di tempo l’ingegnere Carlo Pecoraro, in pensione, si è ritirato in una bella villa ad Hammamet. Per chi vuole approfondire il personaggio http://www.iacchite.blog/cosenza-finalmente-e-finita-lera-pecoraro/

Vittorio è il candidato di Nicola Adamo solo perché è il figlio di Carlo, e sa che di lui si può fidare. Infatti questo giovane avvocato laureatosi presso la “Luiss Guido Carli” di Roma (è un’università privata italiana, fondata nel 1974 da Umberto Agnelli. Perché Vittorio merita il meglio e le università pubbliche non sono degne del suo rango), proprio per l’appartenenza alla dinastia dei Pecoraro, ha sempre ricevuto incarichi, senza mai fare un solo giorno di vera e dura militanza politica. È stato responsabile Istruzione e politiche comunitarie per i Giovani Democratici (la giovanile del Pd) della Città di Cosenza, per poi ricoprire il ruolo di coordinatore regionale dell’associazione FutureDem Calabria, l’allora movimento giovanile d’ispirazione progressista e riformista che si batteva per cambiare il PD e la sua Giovanile, riconoscendosi nell’azione politica di Matteo Renzi. Vittorio è stato un renziano di ferro, quando madame Fifì era una renziana di Ferro. È stato pallapalliano quando Nicola era pallapalliano, e così via fino ai giorni nostri, sempre fedelmente a fianco di Nicola e Enza. Anche quando, dopo la vittoria di Franz, si sono ritrovati tutti a cantare a squarcia gola “Bella ciao”. Una canzone che deve aver impararto alla scuola fondata da Agnelli.

Vittorio, come il papà, ha collezionato più incarichi che esperienze, ricoprendo anche il ruolo di responsabile nazionale organizzazione e tesseramento dei Giovani Dem. Ed oggi viene presentato come vicepresidente della internazionale della gioventù socialista mondiale, manco fosse il pronipote di Gramsci. E tutto questo, Vittorio, lo ha fatto nell’arco di qualche anno, a cavallo tra i suoi 24 anni e gli odierni 29 anni. Non c’è che dire: una sorta di predestinato a scalare tutte le vette, senza versare una sola goccia di sudore. Non ha mai promosso un solo incontro tra la gente, non è mai stato ad un corteo, ad una manifestazione di solidarietà, ma soprattutto non ha mai promosso niente sui problemi della città, come massomafia, corruzione, e voto di scambio politico/mafioso. E chissà mai perché!

Il metodo della “selezione” dei quadri del Pd è sempre lo stesso: fanno carriera solo i lecchini e i figli dei potenti. E Vittorio è un figlio di papà che gioca a fare il politico e che una volta eletto, dovrà garantire a Madame Fifì una tranquilla riproposizione della sua candidatura alle prossime elezioni politiche. Tutto qui. È questa la manovra in atto. Di politico, come al solito non c’è niente. Solo inciuci per tutelare i propri interessi personali. Altro che “socialismo mondiale”!