Denis Bergamini come Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi

Nella dilagante ricerca di giustizia e verità per Denis Bergamini ormai da sei anni e mezzo c’è anche Fabio Anselmo, del foro di Ferrara: uno che, nelle partite d’altissimo tenore e nei casi disperati, dà il meglio di se. Prima di Denis Bergamini, in uno sconfinato elenco che pare esser fatto di sole finali di Champions League, l’avvocato ha seguito i casi di Davide Bifolco, Giuseppe Uva, Riccardo Rasman, Riccardo Magherini (figlio di Guido, mezzala del Milan degli anni ’70, ed a sua volta ex calciatore con la Fiorentina che vinse il Torneo di Viareggio ’92), ma soprattutto Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.

In una intervista rilasciata qualche tempo fa a Fantagazzetta.com, al collega cosentino Alfredo De Vuono (per fortuna ci sono anche giornalisti cosentini che non sono al servizio degli assassini) l’avvocato Fabio Anselmo spiega perché l’omicidio di Denis Bergamini è perfettamente sovrapponibile e paragonabile agli altri. E non solo.

“Credo che il caso Bergamini sia del tutto paragonabile agli altri. Presenta peraltro delle analogie di comportamenti, situazioni, circostanze e fatti assolutamente significative e preoccupanti. Proprio come negli altri casi, inoltre, c’è stata una operazione di demolizione e mistificazione atta a mettere in piedi una vera e propria macchina del fango che ha gettato ombre sulla figura di un ragazzo semplice, di provincia, amatissimo dai tifosi. Mi riferisco al calcioscommesse, la droga, le assurde ricerche all’interno dei vani della sua Maserati, i segreti…Tutto questo ha contribuito a frammentare la tensione dell’opinione pubblica nella richiesta di giustizia e verità su quanto è successo. Proprio come Aldrovandi, definito tossico – e tossico non era -, Stefano Cucchi, descritto come una larva umana, malato di hiv, spacciatore – che non era -, Giuseppe Uva, visto come un ubriacone, Michele Ferrulli, addirittura dipinto come un quasi terrorista. La casistica di negazione della figura del morto serve sempre a far sì che, alla fine dei conti, l’opinione pubblica si volti dall’altra parte. In questo caso s’è arrivati a pensare che Denis fosse un calciatore corrotto: è questo il problema. La macchina del fango agisce in tutti questi casi, compreso Bergamini. E viene attuata da persone e poteri che non solo hanno la possibilità di metterla in moto e renderla credibile, ma soprattutto di tenerla impermeabile rispetto ad eventuali conseguenze giudiziarie. Perché se si insulta la memoria di una persona che perde la vita in circostanze drammatiche, è inevitabile che poi i familiari querelino, per ottenere un ripristino della verità”.

Siamo a ridosso del triplice fischio d’una partita lunghissima. Forse la più lunga della storia del calcio. Le domande a questo punto sono due. La prima: se l’arbitro inevitabilmente è la giustizia, e da una parte c’è Lei, la famiglia Bergamini, l’associazione e i tifosi, chi c’è dall’altra parte? 

“Bellissima domanda. Dall’altra parte c’è una squadra avversaria, ma che avversaria non dovrebbe essere. Anzi, dovrebbe giocare con noi”.

Considerato che siamo sotto, il miracolo di andare ai supplementari è possibile? Questo benedetto gol lo segneremo, o no?

“Dobbiamo segnarlo. Se sono arrivato sin qui, attraverso sentenze di vittoria e di sconfitta, è perché continuo a credere nella giustizia. E credo sia veramente giusto che la vicenda Bergamini non si fermi qui. Ma in ogni caso non si fermerà qui: perché comunque andrà, non smetteremo di parlarne e di lavorare per fare in modo di mettere in difficoltà l’amministrazione della giustizia di fronte a delle evidenze che ormai sono imbarazzanti”.

Evidenze che pesano come macigni, ma che per il momento non hanno ancora portato la squadra di Bergamini – che non è più solo il Cosenza Calcio – a segnare il gol più importante. Quello che allontanerebbe il fischio finale, eviterebbe una sconfitta più ingiusta d’ogni altra, e renderebbe ancora più lunga la già estenuante partita di Denis. Al termine della quale, a prescindere da come andrà a finire, non ci saranno applausi. Quasi per nessuno.