La Calabria che (non) ti aspetti: ecco Profiti, il top della criminalità “sanitaria”

In principio fu… La Calabria che l’Italia non si aspetta”, poi mutuato in “La Calabria che non ti aspetti” per esigenze “pubblicitarie”, lo sventurato slogan di Robertino il parassita, della famiglia dei cazzari di Cosenza. Un brand territoriale che mai fu più azzeccato, perché la Calabria, di ieri e di oggi, è capace di stupire sempre. E’ proprio quello che l’Italia non si aspetta… ma da sempre pronta a scoprire i misteri nascosti e le grandi potenzialità sempre criminali di una terra, sì maledetta in origine e messa alle corde da una classe dirigente, senza colore e senza dignità, spalmata fra faccendieri e politici corrotti.

La terra degli Itali, che ha dato il nome all’Italia, conserva nella sua memoria momenti di civiltà. Un lontano ricordo se paragonato al bagaglio pesante che la storia replica e produce, come un fango tossico, nel panorama della Calabria, quella che è diventata “Calabria Straordinaria” passando dalla “Calabria Mediterraneo da scoprire”. E’ la tradizione di grandi slogan, di grandi esaltazioni istituzionali, di progetti dai piedi di argilla e di grandi figure barbine che confermano la capacità di stupire! La Calabria è da sempre terra di “padrini” e di padroni. E’ l’incrocio internazionale della grande finanza di ‘ndrangheta e di riconosciuti ladri di polli, ma è soprattutto l’accademia della truffa e l’università dei cattivi maestri.

Niente ci induce a pensare che gli attori, che dicono di scrivere la storia, abbiano intrapreso con coraggio un percorso inverso dalla tradizione. Niente ci lascia sperare in un futuro migliore, dove la lotta alla criminalità mafiosa sia un metodo e non una chimera. Niente ci convince che la Calabria sia una terra migliore, se esiste ancora una componente anche istituzionale che ostenta una legalità di facciata, quando poi nel segreto delle complicità brinda e festeggia pensando di aver “messo a cuccia” il procuratore Nicola Gratteri, che molti vedono come lo sconfitto dei poteri forti e dei colletti bianchi. Questa è la Calabria che l’Italia non si aspetta!

Tutto quello che avviene in Calabria ha sempre un suo perché. Risponde sempre ad un progetto criminale ed incrocia, dandone soddisfazione, le aspirazioni e le richieste dei grandi sistemi, quelli che vengono sintetizzati con il termine di massomafia, dove tutti dalla politica fino alla Chiesa inquinata, riscuotono l’obolo sulle spalle dei calabresi.

La Vigna del Signore è sempre la stessa. Quell’Eldorado che il presidente Occhiuto ha (ri)scoperto disvelandolo agli umani criminali, i suoi complici, dopo aver sollevato la “sua” Sacra Sindone: è la sanità regionale.

Capita in Calabria che ci siano storie di uomini che in difesa della legge e contro la ‘ndrangheta convivano con la morte e, le parole di Nicola Gratteri sono un pugno allo stomaco: “Se ho paura di morire? Sì, ho paura. Cerco di addomesticare la paura e ragionare con la morte. Se mi fermo mi sento un vigliacco, e non ha senso vivere da vigliacco”. Così come capita, sempre in Calabria, che gli “altri” invece speculino e banchettino sulla morte, quella dei calabresi che chiedono procedure di salute e contano i decessi. Capita…

Questa non è una verità nascosta ma la prova provata che il denaro non puzza e non genera nemmeno sommovimenti di coscienza, se tutti si accordano in realtà e il consociativismo, quello criminale, detta le regole e spegne le corde vocali. Capita così che il silenzio diventa punto di equilibrio per non scomodare le complicità sanitarie private diffuse fra maggioranza ed ipotetica minoranza. Tace la “pasionaria” abusiva dell’opposizione in Consiglio regionale, la nostra vecchia conoscenza Amalia Bruni, più famosa come Lady truffa, il cui silenzio – così ci è stato sussurrato – è legato ad una possibile inchiesta in atto da parte della magistratura sul suo covo di ladri, il famoso ed inutile Centro Regionale di Neurogenetica e su alcune alleanze ramificate nella Chiesa in Calabria, quella che oggi non è utile scomodare per una serie infinita di variabili.

Capita così che il guardiano della morale calabrese in stile afgano, il presidente parassita Roberto Occhiuto dia inizio alla “campagna della sanità amica, quella da sempre in uso in Calabria, dove tutti ed ognuno devono proteggere i padrini di turno, salvaguardare i posti letto accreditati dei boss delle cliniche e soprattutto riprendere il cammino della politica del fatto compiuto. Capita anche questo in Calabria. Capita che a margine della nascita di Azienda zero, si nomini usando i social come strumento di comunicazione, quella sempre pericolosa e traballante, il migliore prodotto umano delle complicità e delle protezioni pesanti, ricche di storia controversa, di cronache giudiziarie, di furti dei soldi dei calabresi e di aderenze importanti nei palazzi di Oltretevere: quella variabile che dice di assolvere l’anima e si ingrassa su una risposta inerme per volontà criminale alla malattia.

La Calabria veste il burqa sanitario a dimostrazione che i diritti dei cittadini sono negati, secondo l’interpretazione e la regola del “guardiano” della rivoluzione cosenzafgana, l’amministratore di sostegno dei boss delle cliniche private.

Capita così che Giuseppe Profiti, la migliore espressione della criminalità sanitaria, venga nominato commissario di Azienda zero, per come capita che l’opposizione del Pd-P2 da sempre impelagata con iGreco e Lady truffa taccia sulla scelta di Profiti, fermandosi a contestare la promozione turistica affidata alla Film Commission.

Ritorna in Calabria Giuseppe Profiti, il protagonista dello scandalo dell’attico del cardinale Tarcisio Bertone (Profiti, colletto bianco di chiesa e opus dei), l’uomo che faceva la scarpetta sulle mense liguri per ospedali e scuole e che da catanzarese doc, ha rubato i soldi ai malati calabresi infinocchiandoli con il Bambino Gesù, l’ospedale pediatrico del Vaticano. E’ la storia e la finestra aperta sui misteri della sanità calabrese, sugli incroci criminali del Dipartimento regionale alla Salute, sulle nomine ed i commissariamenti di fatto e sulle barzellette degli ufficiali stellati, in attesa di approdare al terzo piano della Cittadella, ma nei fatti osteggiati e non voluti proprio dal guardiano della morale in Calabria, il governatore parassita Roberto Occhiuto. E non mancherà certo l’occasione di scrivere compiutamente di tutto e di tutti. Siamo o non siamo la Calabria che (non) ti aspetti?