Cosenza. Quell’attentato sotto casa di Manna “spostato” a Rende dalla questura

Qualche anno fa, all’inizio del mese di settembre 2016, ebbe un certo risalto mediatico la notizia di un attentato intimidatorio ai danni di Marcello Manna ma si era capito subito che c’era qualcosa che non quadrava.

Nel corso della mattinata del 4 settembre 2016, i lanci di agenzia e le prime notizie diffuse dai giornali on line riferivano che l’attentato ovvero le due bombe carta fatte esplodere sui cofani delle due smart in uso alla moglie di Manna e ad un imprenditore del ramo automobili sarebbe avvenuto nel corso della notte tra sabato 3 e domenica 4 settembre a Rende. In un caso, veniva addirittura specificato che, a Rende, la gente avrebbe sentito distintamente il boato delle bombe carta e che anche a Cosenza qualcuno avrebbe avuto percezione del gran botto.

E’ chiaro che i colleghi delle agenzie e dei giornali on line non potevano inventarsi la notizia dell’attentato e soprattutto quella relativa al posto in cui si sarebbe consumato e quando hanno scritto che sarebbe intervenuta, assumendosi la responsabilità delle indagini, la Squadra mobile di Cosenza, i dubbi sono diventati ancora più grandi. Perché è palese che i colleghi hanno ricevuto informazioni sull’evento proprio dalla questura di Cosenza.

questaEbbene, noi di Iacchite’ siamo venuti a conoscenza del fatto intorno a mezzogiorno e le nostre fonti ci riferivano con assoluta certezza che l’attentato intimidatorio a Marcello Manna è stato perpetrato a Cosenza e non certo a Rende.

Per la precisione, sotto l’abitazione di Manna, che risiede, come in molti sanno, in viale Falcone a Cosenza, nei pressi del bar Phoenix e della succursale della Chicco, a due passi da piazza Zumbini. Esistono testimonianze dirette di cosentini che hanno sentito il boato nel corso della notte tra sabato e domenica. Cosentini che non hanno letto i lanci di agenzie e i giornali on line e davano per scontato che tutti sapessero che l’attentato è avvenuto a Cosenza.

Ce ne hanno parlato semplici cittadini e anche qualcuno che abita nei pressi ed ha esercizi commerciali nella zona.

Ma la cartina di tornasole dello scambio di posto è arrivata a tarda sera quando, su FB, Mario Campanella ha esternato la sua solidarietà a Manna e nel post una cittadina di Cosenza faceva riferimento al botto che ha avvertito distintamente nella notte. Per la precisione: “Questa notte abbiamo sentito un boato… un rumore incredibile… un terrore”.

Abbiamo chiesto alla signora dove avesse sentito il boato e la diretta interessata, in tutta sincerità, ci ha riferito che l’attentato è avvenuto in via Falcone, a due passi da piazza Zumbini.

Dunque, qualcuno ha raccontato fesserie ai colleghi delle agenzie e degli altri giornali on line. E l’aspetto più surreale della vicenda è che questo “qualcuno” si è anche adoperato per “cancellare” dal parcheggio davanti all’abitazione di Manna tutti i resti e i segni dell’attentato, avvalorando così la tesi che fosse accaduto altrove.

Perché la questura di Cosenza agisca in questo modo noi sinceramente non lo sappiamo. Ma sappiamo per certo che qualcuno, alla questura di Cosenza, ha detto il falso. E noi siamo qui a ristabilire la verità dei fatti.

La domanda è: perché la questura sposta il luogo dell’attentato all’auto del sindaco Marcello Manna?

Non c’è più ombra di dubbio che l’attentato sia avvenuto sotto casa dell’avvocato. E il “caso”, come sempre avviene a Cosenza, si complica, tutto diventa torbido e poco chiaro.

Spostare una scena del crimine, a meno che non ci siano particolari esigenze investigative approvate dalla procura, è un grave reato, che comporta la complicità di tutto l’apparato investigativo. Scientifica e dirigenti della polizia. Che devono simulare i rilievi in un’altra zona, e stilare verbali falsi. Perché? A chi giova spostare la scena del crimine?

La notizia dell’attentato è iniziata a circolare alle prime luci dell’alba di ieri. Appena arrivano le notizie sono sempre frammentarie, e bisogna aspettare un po’ prima di avere un resoconto  completo e veritiero del fatto. Generalmente si attente la velina della procura o della polizia che come si sa non possono essere difformi dalla realtà.

Ma in questo caso, né la procura, né la polizia, che segue le indagini, ha prodotto un comunicato. Nonostante ciò, la notizia diventa “ufficiale” intorno alle 14,30 di ieri, quando alcuni siti on line, noi compresi, iniziano a diffonderla, mentre le agenzie continuano, sul fatto, a tacere. Segno evidente che dagli uffici della questura non è partito nessun comunicato.

E’ chiaro che le informazioni che sono arrivate, tipo le due bombe carte usate, le due smart identiche, il luogo dell’attentato (Rende), sono soffiate fatte da qualche poliziotto ai giornalisti della testata on line che per prima ha dato la notizia.  E nel riportarla ci tiene a sottolineare due cose, che ci lasciano un po’ perplessi, quasi come a voler mettere le mani avanti.

La prima: Un’esplosione molto forte, avvertita fino a Cosenza.

Come a dire: se esce qualcuno che dice di averla sentita anche a Cosenza si può sempre dire che la potenza della bomba era tale che il “botto” da Rende (nessuno specifica la zona di Rende, può essere Commenda, Roges, il paese ecc.) si è sentito fino a Cosenza. E quel qualcuno che ha sentito il “botto” a Cosenza in via Falcone, come vi abbiamo detto, è uscito. E poi, francamente, come si fa a credere alla chiacchiera che il botto da Rende si è sentito anche a Cosenza, che cosa era? La bomba atomica? E jah!

La seconda “sottolineatura”: Del caso sono stati anche informati i carabinieri di Rende visto proprio il coinvolgimento dell’auto della moglie del sindaco Manna.

Come a dire: del caso si stanno interessando anche i carabinieri di Rende che non si sono accolti di nulla, tant’è che sono dovuti arrivare sul posto i poliziotti di Cosenza, ma che sono competenti per territorio. Una cortesia istituzionale che sa più di paraculata per mettere a tacere i carabinieri e non fargli ficcare il naso nelle indagini. Che restano alla questura di Cosenza. Anche se ancora non si è capito chi è il pm che se ne sta occupando e che ha “assegnato” il caso alla questura.

Perché la polizia ha atteso molte ore prima di diffondere un comunicato ufficiale che chiarisse la dinamica e specifica il luogo dell’attentato?

Lo abbiamo chiesto al questore dell’epoca Liguori, visto che la notizia era di dominio pubblico. Non pensavamo che dire luogo e dinamica dell’attentato potessero compromettere le indagini. Ma la risposta è arrivata solo con un laconico comunicato nel quale si confermava la tesi di Rende. E non è stato certo per amore di Giustizia o ricerca del vero che si sono nascosti i particolari di questa indagine.

E poi c’è un altro particolare che suonava strano: perché portarsi dietro due bombe carta? Se hai deciso di far saltare in aria l’auto di una persona, si presume che hai fatto dei “preliminari”. Dei sopralluoghi, prima di agire. E generalmente ti segni il numero di targa, a maggior ragione se nel parcheggio ce ne sono di identiche a quella che devi appicciare.

Ma mettiamo che non si è segnato il numero di targa. Dopo aver fatto il sopralluogo, e visto che ci sono due macchine identiche, evidentemente ha deciso, l’attentatore, per andare sul sicuro, di bruciarle tutte due, e quindi portarsi dietro due bombe carta.

Ci viene da chiedere all’attentatore, se ha ragionato così: e se ce n’erano 5 uguali che facevi, ti portavi dietro 5 bombe carta? Mah! I soliti misteri di Cosenza (e Rende). Che potrebbero continuare ancora, visto che l’atmosfera – dopo i fatti relativi alle mazzette di Manna – è diventata decisamente incandescente e la polizia, specie a Cosenza, sa sempre da quale parte schierarsi.