Omicidio Bergamini, l’incidente probatorio. La glicoforina inchioda la Internò: “Denis ucciso con asfissia meccanica violenta”

Buongiorno a tutti. Stiamo ripercorrendo le tappe che hanno portato all’udienza di incidente probatorio del 29 novembre 2017 successiva alla riesumazione del corpo di Denis Bergamini. Un’udienza nella quale i professori incaricati dalla procura di Castrovillari e i periti hanno stabilito senza possibilità di dubbi o equivoci che Denis Bergamini è stato ucciso (https://www.iacchite.blog/omicidio-bergamini-lincidente-probatorio-smaschera-gli-assassini-chiari-segnali-di-asfissia-dai-prelievi-sulla-laringe/).

A questo punto interviene il professore Antonello CRISCI, che con una serie di domande e risposte dà a tutti la possibilità di avere una sorta di “riepilogo” degli esiti della riesumazione del corpo di Denis Bergamini: “…perché la glicoforina è positiva a livello laringe trachea? Perché c’è stato uno stravaso ematico. Perché ci può essere uno stravaso ematico? Perché verosimilmente è avvenuta una impermeabilizzazione, cioè un aumento della mobilizzazione dei tessuti molli e dei muscoli laringei; questa qui, verosimilmente, non è avvenuta ab externo questo fatto, ma è avvenuta perché mancando l’ossigeno, l’aria per la possibilità di un soffocamento soft, mancando l’aria, quello si iperdistende, si apre e perciò si lacera lei trova poi la glicoforina positiva come espressione di stravaso ematico…

che cosa è successo? È verosimile che il soggetto, non trovandosi questa glicoforina, perché si dovrebbe trovare ovunque soprattutto in un osso fratturato chiaramente, se era vitale, quanto ci mette una persona a morire, un minuto, due minuti, cinque minuti? Ma il tempo che ci arrivi materiale ematico esiste; perché non ci è arrivato? O perché il soggetto era già morto con elevato grado di probabilità, oppure… e questo noi ci siamo lasciati, ovviamente perché qui parliamo in termini scientifici e parliamo innanzi ad un Tribunale, di soggetto in limine vitae, cioè che fosse morto da pochissimo tempo;

comunque abbiamo la documentazione di materiale ematico qui nella laringe, non abbiamo documentazione di materiale ematico sull’osso, d’accordo? Eppure l’osso si è frantumato come vedevate prima… ma enfisema polmonare perché i polmoni cercavano di catturare aria, perché non gli arrivava.

Poi troviamo la glicoforina positiva lì e non lì; poi troviamo le apo-proteine e tutte le altre che sono marcatori di asfissia tutti positivi, in questo caso, è chiaro che alla fine diventa difficile dire che NON sia morto per asfissia…

Allora l’ipotesi è quello di un soffocamento avvenuto con un mezzo soft, soffice, difficilmente abbiamo ipotizzato e ne abbiamo discusso in Collegio, la possibilità di un cuscino, qualche cosa che viene messa sul viso, ma lo stesso cuscino, soprattutto in un calciatore, robusto, alto che chiaramente si difende, non è che si fa soffocare impunemente – no? – a meno che, non si trova in uno stato di sopore, per altre cose – no? È chiaro che questo tipo di soggetto, l’ipotesi verosimile del sacchetto di plastica, è quella più che si avvicina, perché manca… mancano i segni esterni di qualcosa di violento che è stato imposto al soggetto.”

Il professore CRISCI, su domanda del Procuratore Capo dott. Eugenio FACCIOLLA, spiega l’incompatibilità delle lesioni riscontrate con l’ipotesi che Donato BERGAMINI si sia “tuffato” sotto il camion: “…il tuffo è incompatibile…io a) mi tuffo davanti ad un mezzo meccanico che andava ad una velocità – secondo tachigrafici – di 30, 35, 40 chilometri all’ora; se io mi tuffo davanti ad un automezzo del genere, soprattutto su una strada bagnata, l’automezzo non ha il tempo di bloccare l’auto, il mezzo, per arrivare solo fino alla metà della mia colonna vertebrale, ma mi sormonta, mi trascina anche per un lungo periodo di tempo, e qui non ci sono assolutamente i segni oggettivi né di trascinamento e né di sormontamento. Primo caso.

Secondo aspetto: nell’ambito del tuffo o nell’ambito di gettarmi sotto, io mi getto normalmente in avanti come poi è stato realmente trovato. Qual è la prima parte del mio corpo che va ad impattare contro il mantello stradale? È quello delle mani e dei polsi. Noi
in questi casi troviamo sempre la frattura dei polsi, perché sono la prima struttura. Poi addirittura in alcuni casi troviamo pure quella della spalla, o lussazione o frattura delle spalle, perché l’onda d’urto si trasmette.

Poi, la seconda che va ad impattare, in genere sono le ginocchia e infine il viso. Ecco, nel caso in esame, il signor Bergamini aveva arti superiori perfettamente integri e puliti; viso perfettamente integro e puliti; arti inferiori, ginocchia incluse, integre e pulite.”

Su domanda dell’avvocato di Raffaele PISANO, il professore Antonello CRISCI spiega perché l’aumento della pressione da parte dell’addome non è la causa dell’anomalia trovata a livello polmonare: “…perfetto, anche perché quello si è verificato concretamente [aumento
della pressione da parte dell’addome] …c’è stata una iperpressione a livello dell’addome… allora in questi casi non si verifica e qui c’è l’anatomopatologa che ce lo può specificare anche, non si verifica un enfisema.

L’enfisema è rottura dei setti, perché si allargano eccessivamente; invece in questi casi si verifica l’esatto opposto, e questo lo hanno già detto Bolino e Testi nelle loro consulenze. Si verifica una atelettasia. Che significa atelettasia? È l’esatto opposto dell’enfisema.

Con l’enfisema si aprono; nell’atelettasia si chiudono, perché c’è questa pressione eccessiva che spinge verso l’alto, in una cavità chiusa, ristretta… il problema è che, in questo caso, noi abbiamo l’esatto opposto…noi non abbiamo una atelettasia, ma abbiamo un enfisema. Il che ci fa ipotizzare a) che l’iperpressione se c’è stata, c’è stata per pochissimo tempo – no? – perché si è verificato subito la rottura dell’addome.
Rompendosi l’addome, chiaramente, la pressione va verso l’esterno, porta i visceri verso l’esterno. Secondo: che seppure ci fosse stata una iperpressione addominale, non avremmo dovuto trovare i segni dell’enfisema, ma quelli dell’atelettasia.”

Il professore Antonello CRISCI spiega cosa si intende allorché a conclusione della perizia si parla di mancanza di certezza tecnica concernente la vitalità o meno delle lesioni:“…se io parlo di limine vitae, non posso far morire il soggetto per asfissia, d’accordo, perché sta ancora in limine vitae. Se il soggetto è già deceduto, io a questo punto è ovvio che la causa di morte è l’asfissia, punto. Se io, con il collegio, avessimo avuto la certezza tecnica, noi perciò parliamo di elevato grado di probabilità, e questo elevato grado di probabilità ve lo abbiamo spiegato prima, se io avessi avuto… allora, a questo punto vi avrei detto:  la morte del signor Bergamini è successa per questo.

Successivamente il cadavere, perciò sarebbe vilipendio di cadavere, successivamente il
cadavere è stato esposto a sormontamento con successivo schiacciamento, d’accordo? Poiché io ho parlato, noi abbiamo parlato di limine vitae, che sarebbe ancora una condizione, seppure in fin di vita, ma ancora vitale, non può essere una causa di morte da mettere al primo punto con certezza, anche se vi dico oggi che con elevato grado di probabilità, io questa causa la metto.”

A questo punto interviene il GIP: “quindi mi pare di capire e mi corregga se sbaglio, che questa risposta viene chiarita in questi termini: cioè, voi ritenete – da quello che avete detto – che con elevato grado di probabilità, perdonatemi, Bergamini fosse già morto, che pertanto la causa della morte è l’asfissia. Laddove, invece, ancora non fosse morto, comunque c’era un limine vitae mi pare di aver capito, sulla base degli accertamenti che avete fatto e pertanto la causa sarebbe riconducibile alle lesioni da scoppio che però sono intervenute su un soggetto in limine vitae”,

Il professore CRISCI chiarisce: “in limine vitae, per asfissia meccanica violenta, sempre…”.

La dottoressa Carmela BUONOMO, da anatomopatologa, spiega perché si parla di morte di Donato BERGAMINI intervenuti in pochissimo tempo: “…allora, noi ce lo siamo posto il problema, perché altrimenti, insomma, non… cioè la vitalità… noi perché abbiamo fatto tanti prelievi?
Noi abbiamo fatto tanti prelievi su cui è stato applicato l’anticorpo glicoforina, proprio per cercare di avere una idea, con un riscontro di controllo interno – noi lo chiamiamo così – cosiddetto controllo interno positivo, delle lesioni. Abbiamo cominciato dalla cute, dalla cute
prelevata fino alle ossa frantumate. L’osso sicuramente è un tessuto un po’ più duro, è un po’ – come dire – difficile da tagliare e da verificare, però noi ne abbiamo fatti parecchi di prelievi, ne abbiamo fatti molti; molti e in punti diversi laddove era il margine frantumato. È mai possibile che in tutti i dieci, dodici prelievi che noi abbiamo fatto, la glicoforina non sia mai stata evidenziata?

Questa è la cosa che ci ha fatto pensare molto e un’altra cosa: una persona per avere altri segni dal punto di vista isto-morfologico, di morte veloce, è l’assenza dei granulociti neutrofili, perché noi sappiamo dai dati di letteratura internazionale, ormai certi… che i granulociti neutrofili ci mettono… per dire cos’altro noi andiamo a guardare – no? Oltre la negatività della glicoforina e l’applicazione della immunoistochimica. Allora noi andiamo a verificare se ci sono granulociti neutrofili che possiamo anche comprovare con… però di solito un granulocito neutrofilo, viene verificato alla sola ematossilina eosina. E non c’era neanche quella. Quindi io devo pensare ad una morte non come una agonia, estremamente breve, cinque, sei minuti, perché se i granulociti neutrofili ci mettono 11 minuti ad essere presenti laddove c’è una lesione, devo pensare che la cosa si sia verificata in termini molto più brevi… ovviamente tale ipotesi concernente la vitalità o meno delle lesioni, non può avere valore di certezza tecnica, in quanto l’exitus si è verificato in maniera molto ravvicinata rispetto all’investimento, non consentendo l’estrinsecazione dei fenomeni reattivi dei tessuti, i granulociti neutrofili 11 minuti che sono indicatori di vitalità. E questo è sicuro! Se non c’è il granulocito neutrofilo all’11mo minuto vuol dire che già si è verificato.”

La dottoressa BUONOMO prima e il professore Antonello CRISCI dopo ritornano sull’importanza della glicoforina per accertare la vitalità delle lesioni: “…noi abbiamo fatto i prelievi in concordanza con i periti e abbiamo preso i margini rotti. Quindi, è praticamente impossibile che non ci siano residui ematici in un vivo…” – “…la glicoforina è per la vitalità,
segni di vitalità, perché abbiamo detto che la glicoforina si lega ai globuli rossi, dove c’è sangue c’è vita”.