Regione Calabria, impazza il totoarresti: ecco i “magnifici sei aspiranti” tra Reggio, Vibo e Cosenza

“Problemi giudiziari in Regione? Non lo escludo. L’avvicinamento di forze criminali alla politica regionale è forte. In tutta la campagna elettorale non ho mai partecipato a una cena e non sono mai andata a casa di qualcuno, ho fatto solo incontri pubblici”.

Le dichiarazioni di Jole Santelli alla trasmissione di Peter Gomez “Sono le Venti” sul Nove di qualche mese fa hanno definitivamente confermato che ci sono indagini aperte sull’ultima campagna elettorale per le Regionali e non solo da parte della Dda di Catanzaro ma anche della Dda di Reggio Calabria, che mai come adesso viaggiano in sintonia grazie agli ottimi rapporti tra i procuratori Gratteri e Bombardieri.

La Santelli, peraltro, non aveva annunciato certo una novità perché è da tempo che si sussurra a voce sempre più alta di un’operazione mirata a fare “pulizia” all’interno della banda di delinquenti mafiosi che hanno reso possibile la sua elezione. E l’arresto di ieri di Mimmo Tallini, addirittura presidente del Consiglio regionale, è stata solo la prima conferma perché è del tutto evidente che il problema della Calabria non può essere soltanto la mafiosità di Tallini. 

E allora cerchiamo di fare il punto della situazione, quasi una sorta di “totoarresti” nel campo della borghesia mafiosa del centrodestra. Partiamo dall’ultima operazione della Dda di Reggio, risalente alla fine di febbriaio e denominata Eyphemos costata la galera al neoconsigliere Domenico Creazzo di Fratelli d’Italia e la richiesta di arresto per il senatore Marco Siclari di Forza Italia (proprio ieri è stato audito dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere).

Perché soltanto Creazzo e Siclari? Sono in tanti che ancora si pongono questa domanda a Reggio e provincia, perché è davvero singolare come certi soggetti riescano sempre a farla franca e tra questi ormai i soggetti più inidiziati e chiacchierati sono soprattutto Ciccio Cannizzaro, quello che balla la tarantella con la Santelli e Giuseppe Neri. Ma per il momento restiamo su quest’ultimo. 

REGGIO CALABRIA: GIUSEPPE NERI

Cirielli e i suoi “picciotti”

Giuseppe Neri, ex uomo di Oliverio, proprio come Creazzo, aveva pensato bene di salire sul carro del vincitore di turno, portandosi dietro i suoi piccoli e non scomodi scheletri che in questo nuovo partito sembrano più delle medaglie – visto il palmares del suo coordinatore provinciale Cirielli… – che dei demeriti. E non a caso il nome di Giuseppe Neri – naturalmente eletto – fino a ieri era in pole position tra quelli che si contendono addirittura la prestigiosa (e molto ben retribuita, of course) carica di presidente del Consiglio regionale. 

Per chi non lo sapesse, Neri è in assoluto il ras dei voti dei quartieri Catona e Sambatello dove spadroneggiano la cosca Rugolino-Tegano-De Stefano e la cosca Araniti, che con il nostro nuovo uomo della destra reggina sembrerebbe avere diversi legami. Il suo più grande elettore risulterebbe infati quel Manlio Flescaconsigliere comunale dell’era Scopelliti, già condannato per associazione mafiosa esterna con esponenti del quartiere di Catona.

I più sospettosi ritengono che Neri abbia un importante alleato che fungerebbe da “copertura”: si tratterebbe del pm della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino, figlio dell’ex sindaco, originario e residente nel quartiere di Catona, in una villa a due passi da quella di Neri… Noi ci auguriamo vivamente che non sia per queste ragioni che Neri abbia scampato il pericolo ma in molti sono sicuri che prima o poi la scure della giustizia si abbatterà anche sul signor Neri.

A questo punto, magari anche per dare una mano ai magistrati, pubblichiamo volentieri l’analisi del voto delle ultime Regionali nel quartiere di Catona.

Giuseppe Neri Sezioni 78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-168-174-199-216 Totale voti solo a Catona: 727

Passando alle due sezioni di Sambatello, il dato è ancora più imbarazzante: nella sezione numero 88, Neri prende 135 voti!!! E nella sezione 89 prende altri 46 voti!!! Per un totale di 160 voti in una frazione piccolissima, come tutti sanno a Reggio Calabria. 

Sarebbe curioso anche capire se il collaboratore di giustizia Mario Chindemi da Catona avrà fatto il nome di Neri sia per le consultazioni regionali del 2014 sia per quelle del 2020 perché sono in molti a ritenere che la ‘ndrangheta al completo lo abbia votato e ormai la voce dilaga non solo a Reggio ma anche sui media. Prima o poi doveva accadere… 

CICCIO CANNIZZARO, IL BUMMINO CHE BALLA LA TARANTELLA

Negli ambienti politici di Reggio Calabria, dunque, si respira aria pesante. Persino lo spavaldo Ciccio Cannizzaro, il “bummino” con la faccia da schiaffi che balla la tarantella con la capra eletta alla Regione, vive giorni molto difficili. Sì, perché ormai all’appello mancano solo pochi soggetti e lui è certamente quello più chiacchierato.

Vi diamo qualche dato, giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando. Alla convention stile americano con la quale “Ciccio” Cannizzaro ha posto le premesse per diventare deputato della Repubblica nel 2018, ha partecipato tutto l’entourage del suo maestro e “angelo custode” Antonio “Totò” Caridi, che prima di essere arrestato nell’operazione Mammasantissima era riuscito anche a farlo eleggere in consiglio regionale salvo poi il discepolo abbandonare e disconoscere (almeno ufficialmente) il senatore.

La conferma, oltre alle numerosissime foto che circolavano sia ufficialmente che “non”, arrivava dall’ intervista che Lucio Dattola aveva rilasciato alla Gazzetta del Sud. Dattola è il grande capo elettore di Caridi dalla notte dei tempi in virtù di una lunga e sbandierata amicizia tra i due. E così, nel 2018, dopo un lungo periodo di silenzio politico arrivato all’indomani dell’arresto del senatore e dell’inchiesta Gotha (sarà stato per timore?) aveva deciso di rompere il silenzio e ufficializzare il suo ritorno al fianco del giovane Cannizzaro, erede ormai di tutto il gruppo di Totò Caridi.

Dattola quindi dichiarava che insieme a Lamberti Castronuovo, da sempre considerato vicino al capo indiscusso della paranza ovvero Paolo Romeo, sosteneva il “progetto politico” di Cannizzaro come se fosse una novità ma ciò non era, visti i rapporti con Totò Caridi. Insomma, la campagna elettorale era iniziata da tempo e se per Nicolò, Bilardi e De Gaetano anche dai partiti più spregiudicati era arrivato l’alt alla candidatura, per lui, Ciccio Cannizzaro, non era scattato nessun divieto. E ora lo abbiamo addirittura in Parlamento… Fino a quando qualche magistrato serio non lo sputtanerà definitivamente e si spera al più presto. Anche se il soggetto continua ad ostentare spavalderia e per tutta la durata della campagna elettorale non ha mai mollato la Santelli. Altro che solo negli incontri pubblici: i magistrati in questo senso hanno già raccolto molto materiale.

IL BUMMINO E LA CUGINA ASSESSORA INDAGATA PER CONCORSO ESTERNO CON LA ‘NDRANGHETA

E solo qualche settimana dopo è arrivato il primo siluro “ufficiale”, che ha colpito direttamente la cugina di Cannizzaro, ovvero l’assessora alle Infrastrutture della Regione Calabria Domenica Catalfamo, indagata non solo per corruzione ma anche per concorso esterno con la ‘ndrangheta. Con l’inchiesta “Helios”, la Dda di Reggio sta scardinando i rapporti tra la politica e la società Avr che si occupa della raccolta dei rifiuti, per conto del Comune, e della manutenzione delle strade in tutta la provincia. Per la città metropolitana, l’allora dirigente Catalfamo era la responsabile per i lavori della strada Gallico-Gambarie. Probabilmente a causa di quell’appalto, di 43 milioni di euro, i pm l’hanno iscritta nel registro degli indagati per concorso esterno. I carabinieri stanno approfondendo il tentativo della ‘ndrangheta di infiltrare l’Avr che, – scrivono – “ha concesso assunzioni di soggetti sponsorizzati dalla politica e affidato lavori a ditte gradite alla criminalità organizzata”. Il quadro è inquietante. Nominata assessore da Jole Santelli (Forza Italia), oggi Domenica Catalfamo è in giunta regionale assieme al capitano “Ultimo” Sergio De Caprio. Per gli inquirenti, però, potrebbe avere favorito le famiglie mafiose reggine. E ovviamente non s’è dimessa…

Nelle carte dell’inchiesta “Helios”, tra l’altro, c’è proprio il “bummino” in persona. Cannizzaro non compare tra gli indagati ma di lui si parla all’interno degli uffici dell’Avr quando due dirigenti discutono dell’impresa Curinga che si era rifiutata di lavorare nella zona di Rosarno a causa delle pressioni subite da “uomo del luogo che pretendeva venissero utilizzati i propri uomini e i propri mezzi”. Il responsabile del settore tirrenico per la manutenzione delle strade Vittorio Amedeo si confronta con il suo superiore Enzo Romeo che gli spiega cosa deve riferire ai titolari della ditta Curinga: “Tu gli dici … ha detto il dottore Romeo che viene e ti strappa il contratto in faccia… tu a noi non ci servi … ti stiamo facendo una co… una cortesia a quel porco del politico … che hai dietro … che ti sta remando”.

Il dirigente Romeo, anche lui indagato per concorso esterno con la ‘ndrangheta, ha intenzione di parlarne direttamente con lo sponsor politico dell’impresa Curinga: “Dimmi chiaramente che cosa ti ha detto questo… – dice rivolgendosi al collega – che ora.. mi vedo con Cannizzaro e gli faccio…”. “Il 27 maggio 2014 – scrivono i carabinieri – si ha contezza che Enzo Romeo sia riuscito ad incontrare l’assessore Francesco Cannizzaro”. Ne parla con i suoi colleghi inconsapevole delle microspie che la Dda ha piazzato negli uffici dell’Avr: “Gli ho detto scusa ma…qua c’è il dottore Nardecchia a cui è piaciuta quest’impresa… l’abbiamo messa… questo cretino comincia a dare puntate (calci, ndr) a destra e a sinistra”. “Cannizzaro ne prende atto – è scritto nell’informativa – ma lamenta le ‘poche attenzioni’ dell’azienda” (l’Avr, ndr) verso la ditta amica: “Però anche voi, – sarebbe stata la frase del deputato riportata dal dirigente della società – se vi ha chiesto quattro strade almeno due gliele potevate dare”. Gli inquirenti non hanno dubbi sull’esistenza “di un sistema di connivenze da parte di Avr con la politica”. E che l’andazzo era questo, per i carabinieri, lo dimostra la frase intercettata dal geometra Francesco Antonio Purrone: “Cannizzaro… ce lo inculiamo compare… o porta gente giusta…!!!”. Insomma, Cannizzaro è davvero in prima fila tra gli aspiranti da arrestatre, non c’è che dire.

MARCO SICLARI, IL FIGLIOCCIO DI TAJANI

Quanto a Marco Siclari, il suo destino è nelle mani – come dicevamo – della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, visto che i magistrati ne hanno già chiesto l’arresto. La famiglia Siclari a Reggio e dintorni non è una famiglia qualsiasi, specialmente dopo che Marco è stato eletto tra il tripudio generale dei suoi seguaci senatore della Repubblica nell’ambito collegio uninominale di Reggio. Giovanni, il fratello, arrestato il 18 dicembre e quindi appena 4 mesi fa, per corruzione e turbativa d’asta, è stato sindaco forzista di Villa San Giovanni per qualche anno.

Poi, appena due mesi fa, il 25 febbraio, nel blitz di Sant’Eufemia d’Aspromonte è toccato proprio a Marco incappare nella Dda di Reggio, che ha chiesto al Senato l’autorizzazione per procedere contro di lui. Anche lui è impelagato fino al collo nell’operazione della Procura distrettuale diretta da Giovanni Bombardieri contro la cosca “Alvaro” di Sinopoli.
L’ipotesi di reato è scambio elettorale politico-mafioso. A mettere in contatto il parlamentare con Domenico Laurendi, esponente della cosca, sarebbe stato Giuseppe Galletta Antonio, medico ed ex consigliere provinciale di FI a Reggio Calabria. 

Certo, non siamo al livello degli Occhiuto’s Brothers ma hanno tanto peso e carisma anche i fratelli Siclari, al punto che pure Marco, naturalmente, fa parte delle “megafotografie” che i fratelli Occhiuto e l’ormai ex badante Jole Santelli si “sparavano” con la Carfagna quando veniva in Calabria. Qui in particolare, Siclari – sorridente come un mammalucco, il primo a sinistra – viene addirittura abbracciato dal minore dei fratelli Occhiuto…

Il “rivale” di Siclari a Reggio, tanto per essere chiari, è sempre quel faccione da schiaffi di Ciccio Cannizzaro, eletto deputato nel collegio di Gioia Tauro, che finora deve avere avuto “protezioni” più importanti… Probabilmente proprio quelle della Santelli, che invece adesso lo ha clamorosamente scaricato.

E se Cannizzaro risponde a Caridi, tutti sanno che il prode Siclari è addirittura l’uomo forte di Antonio Tajani in Calabria e il soggetto non ha bisogno di molte presentazioni, facendo parte della schiera ristretta del cerchio magico di Berlusconi in persona. Ma anche Marco Siclari a Reggio è chiacchierato, certo non ai livelli di Cannizzaro e del suo faccione da schiaffi, ma se ne dicono parecchie in giro anche di lui.

C’è chi dice, in particolare, che Marco Siclari altro non è che un parente di Giuseppe Eraclini, ex presidente di circoscrizione, ex consigliere comunale, conosciuto nella relazione d’accesso antimafia che portò allo scioglimento del comune di Reggio Calabria perché solito frequentare elementi pregiudicati della città nonché per essere uno dei soggetti più fidati di Alberto Sarra, il sottosegretario regionale accusato di essere uno degli uomini della cupola massonica che ha governato insieme a Paolo Romeo, Giorgio De Stefano e Totò Caridi la città negli ultimi anni.

VIBO VALENTIA: VITO PITARO

Nel gruppo si notano anche Vito Pitaro e Brunello Censore

E non è finita qui. Ora ci spostiamo a Vibo Valentia. Nella lista “Santelli Presidente” un nome “degno” di nota è quello di Vito Pitaro, oggi folgorato sulla via del centrodestra ma in passato consigliere comunale di Rifondazione Comunista, assessore socialista e dirigente del Pd. A 3800 euro al mese, inoltre, per cinque anni Pitaro è stato capostruttura del consigliere regionale del Partito Democratico Michelangelo Mirabello che, però, è rimasto fedele al centrosinistra ed è candidato nella lista “Democratici progressisti”. Ma Pitaro, nel vibonese, è noto soprattutto per essere un fedelissimo dell’ex parlamentare del Pd Brunello Censore la cui candidatura è stata bloccata dall’imprenditore Pippo Callipo.

Insieme, Pitaro e Censore compaiono nelle carte dell’inchiesta “Rinascita” che, il 19 dicembre, ha portato all’arresto di 334 persone considerate affiliate o contigue alla famiglia mafiosa Mancuso di Limbadi. Nella richiesta di arresto, i pm riportano alcune frasi dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino, finito ai domiciliari. Il politico locale è stato intercettato mentre parlava di Bruno Censore. Il deputato del Pd, “secondo le considerazioni di Giamborino – scrivono i pm – avrebbe condotto la campagna elettorale (le politiche del 2018, ndr) con il supporto di Pitaro Vito ed entrambi si sarebbero avvalsi dell’appoggio di persone ‘ad alto rischio’, esponenti della criminalità locale, per garantirsi il bacino di voti”. E poiché questa gente è stata cosìì spavalda da ricandidarsi, c’è da pensare che non abbia fatto altro che confermare tutto l’impianto accusatorio dell’inchiesta “Rinascita”.

COSENZA: PINO GENTILE DELLA FAMIGLIA DEI CINGHIALI E LA LOGGIA COPERTA

Passando alla realtà cosentina, non c’è dubbio che il numero uno, anche per una questione anagrafica, è Pino Gentile della famiglia dei Cinghiali di Cosenza, classe 1944, da 50 anni ininterrottamente sulla scena eppure ancora insaziabile. Neanche l’ultima ordinanza del blitz di Gratteri nella quale il suo nome figura tra quelli che il pentito Virgiglio – massone anche lui – compongono la “loggia coperta” con Pittelli e Chiaravalloti ha fermato la Santelli. Niente da fare.

L’unica variante rispetto alle previsioni è stata quella della sua collocazione “politica”: Pino Gentile non ha capeggiato la lista della Lega nella circoscrizione di Cosenza ma una lista civica chiamata Casa della Libertà, e ci vuole davvero un bel coraggio… Ma questo “cambio” gli è costato l’elezione perché la lista civica a Cosenza e provincia non ha preso i voti necessari per far scattare il seggio e il Cinghiale è rimasto “intrappolato” o meglio “trombato”… Ma non c’è dubbio che i suoi 8mila voti valgono anche più di quelli di un”normale” consigliere.

Compa’ Pinuzzu, tra i leader indiscussi del cosiddetto “superclan dei calabresi” che ha rastrellato tutti i finanziamenti possibili per i suoi porci comodi, ha comunque ancora fame e sete di potere e si dice che adesso abbia “puntato” le prossime elezioni comunali a Cosenza, dove vorrebbe candidare a sindaco la figlia Katya. Esperto nella categoria “mattone”, ha fatto razzia di fondi per l’edilizia sociale distribuendo decine e decine di milioni ai suoi amici palazzinari ed è stato anche rinviato a giudizio dalla procura di Catanzaro dopo averla passata liscia con una sentenza farlocca e assurda dallo scandalo delle case popolari di Cosenza che ha coinvolto anche i clan mafiosi.

COSENZA, MARIO OCCHIUTO
A questo punto manca soltanto il settimo e ultimo tassello o meglio “aspirante” alle manette e non c’è dubbio alcuno che sia l’attuale sindaco cazzaro di Cosenza Mario Occhiuto, sul quale la Dda di Catanzaro prima con il pm Bruni, poi con il pm Falvo e adesso con l’ultimo “applicato” ha indagato e sta indagando ormai dalle elezioni comunali del 2011 ma senza successo proprio per le coperture ormai svanite della Santelli, che puntava tutto sui suoi rapporti di complicità con il re dei magistrati corrotti di Calabria, l’orripilante Vincenzo Luberto. Sensazione confermata dall’ultimo decreto di sequestro per Piazza Fera, che è tornata così nell’alveo più consono ovvero quello della criminalità organizzata. Ma di queste vicende abbiamo trattato e trattiamo ogni giorno… Buona fortuna a tutti!