Rimborsopoli, ecco come Nicola Adamo ha intascato illecitamente 278mila euro

La notizia è fresca di giornata: Nicola Adamo è stato condannato dalla Corte dei Conti al pagamento di 235 mila euro a titolo di risarcimento danni nei confronti della Regione Calabria nell’ambito della celeberrima vicenda di Rimborsopoli. Si tratta – grosso modo – dello stesso importo che gli era stato sequestrato dalla procura di Reggio quattro anni e mezzo fa. In particolare, ad Adamo viene contestato un danno erariale che si è configurato nella sottoscrizione di un contratto: nel provvedimento della Corte dei Conti si parla infatti di “utilizzo di somme per pagare un contratto di servizio stipulato con l’associazione “L’idea” e per spese fatturate all’associazione ovvero per erogazioni a favori di componenti della stessa”.

Nicola Adamo è ormai da due lustri tra gli impresentabili della politica calabrese, squassato da una serie impressionante di scandali, da Why Not alle pale eoliche, che non gli hanno lasciato conseguenze giudiziarie solo perché o i reati si sono prescritti o perché i giudici erano stati “addomesticati”.

Tuttavia, lo scandalo Rimborsopoli (25 giugno 2015), lo ha ridotto ai minimi termini, praticamente in mutande sotto il profilo politico, con un processo nel quale la sua unica linea di difesa continua ad essere la… prescrizione. Così come per le inchieste Lande Desolate e Passepartout, per le quali ha addirittura presentato un esposto contro Gratteri invocando la gogna mediatica. E altri grossi guai in arrivo perché, come abbiamo documentato ampiamente, il suo nome si trova costantemente in tutte le porcherie di Calabria Verde, dove il suo referente, Furgiuele ‘O Principale, se l’è cantata che è ‘na meraviglia.

Nicola, tuttavia, andava avanti imperterrito per la sua strada e per anni per trovarlo bastava andare alla Cittadella regionale, dove occupava il decimo piano, insieme al suo inseparabile compagno (attuale) di merende, don Pierino Citrigno e naturalmente a Palla Palla, dopo che la Cassazione gli ha tolto l’obbligo di dimora.

In questi ultimi anni Adamo ha fatto una “guerra sottotraccia” a Renzi cercando attraverso sua moglie Madame Fifì di eliminare tutti i suoi “avversari di partito” a livello locale per garantire alla megera altri cinque anni di Parlamento. Una difesa con tanto di artigli e così forte da far scappare a gambe levate, per esempio, un renziano di ferro come Ferdinando Aiello quando a qualcuno è venuto in mente di indicarlo come commissario del Pd a Cosenza. E coronata dal successo finale: la strega è stata designata addirittura numero uno nel listino bloccato alla Camera. E, nonostante l’onda grillina, è stata rieletta.

Ma torniamo a Rimborsopoli, all’interno della quale c’è tutta la “grande famiglia” dei papponi del PD. Viaggi in treno o in aereo, cene, spese telefoniche, carburante e persino francobolli costituiscono la “base” delle ruberie di questi farabutti. Ma è chiaro che le truffe perpetrate ai danni dello stato andavano molto, ma molto di più in profondità.

I finanzieri, quindi, hanno segnalato alcuni contributi o comunque pagamenti piuttosto corposi all’associazione “Idea” di Cosenza, che è stata notoriamente la “vigna” di Adamo e Madame Fifì per parecchi anni. Una “vigna” così produttiva che la Giustizia, a giugno dello scorso anno, ha sequesttato 278 (duecentosettantotto!!!) mila euro dai conti correnti di Adamo (sono circa 600 milioni delle vecchie lire) oltre a sanzionargli un divieto di dimora che l’ha tenuto lontano da Cosenza fino alle feste di Natale.

Soldi usciti dalle casse di Palazzo Campanella per arrivare direttamente in quelle del sodalizio che ha come scopo sociale la “prestazione di servizi”. Servizi da fornire, evidentemente, al Gruppo Misto del consiglio regionale.

Nicola Adamo ha stipulato un contratto con l’associazione “Idea” «per lo svolgimento di tutti i servizi relativi alla sua attività» e poi si sarebbe fatto «rimborsare le spese per i pagamenti diretti a collaboratori e dipendenti» dell’associazione, «utilizzando importi superiori alla quota di fondi assegnatigli dal gruppo misto» sulla base della legge 13 del 2002. Insomma, si inventa un simil segretariato di cui investe una società, “Idea” appunto.

Nel 2010 Adamo avrebbe documentato «spese per complessivi 95.356 euro, di cui 71.356 proprio per il tramite dell’associazione».

E «la differenza tra i due importi (pari esattamente a 24mila euro) veniva impiegata da Adamo per effettuare rimborsi diretti ad alcuni dipendenti e collaboratori» della stessa associazione.

In sostanza, “Idea” aveva un contratto per svolgere una serie di servizi ma riceveva dal Gruppo misto anche altri rimborsi, per spese extra. Per i magistrati non avrebbe avuto diritto al primo contratto (visto che le attività svolte riguardavano il solo Adamo e non il Gruppo), figuriamoci alle altre elargizioni di denaro.

Il contratto di acquisto, quello che fa riferimento ai servizi offerti dall’associazione, viene stipulato tra Raffaele Zuccarelli (ex consigliere provinciale e comunale di Cosenza, da sempre in quota Adamo ma anche dipendente del consiglio regionale) e il consigliere, che in quel momento siede nel Gruppo misto e ottiene una delega dal presidente del gruppo Peppe Bova. In realtà, le indagini documentano che questo contratto non viene registrato.

Una circostanza che ha fatto suonare il campanello d’allarme agli inquirenti, i quali sono andati a guardare esattamente che tipo di servizi vengono erogati. E tra questi c’è anche l’uso della sede e di tutte le relative apparecchiature. Come dire: fax, telefoni, computer e quant’altro. Per non parlare della televisione, “Idea Tv”, che non ha fatto nulla se non elargire stipendi e mazzette a coloro che supportavano la “banda”.

Alcune di queste attività risultano per la procura di Reggio Calabria «decisamente misteriose»: sono quelle descritte nel contratto come “internet” o webtv, «dato atto che non esiste un canale tv del Gruppo misto».

D’altra parte, «appare curioso l’accenno alla realizzazione e gestione del sito internet, atteso che non se ne rinviene traccia sul web (né di un sito del consigliere Adamo né tantomeno del Gruppo misto)».

Più probabilmente, il portale a cui si fa riferimento è proprio quello della webtv “Idea Tv”, un esperimento tentato nel 2010 senza troppo successo.
Per i vari servizi, il Gruppo Misto si impegnava a retribuire un corrispettivo mensile di 3 mila euro da versare a Giuseppe Caminiti, che dell’associazione “Idea” è dipendente.
Con un particolare: l’associazione in questione, secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle, non ha mai presentato dichiarazioni dei redditi.

Ma non è questo soltanto il punto. Infatti, se da una parte l’associazione “Idea” ha per contratto l’impegno di fornire come servizio l’uso della sede, dei telefoni e di tutto il resto, non si capisce per quale ragione il gruppo consiliare, tramite Nicola Adamo, sostenga le spese di fitto della sede, per le spese telefoniche ed elettriche e addirittura per la pulizia della stessa sede.
In buona sostanza si tratterebbe di compensi doppi. Per un’associazione e la sua sede…

Anche per gli anni successivi funziona allo stesso modo. Nel 2012 ecco comparire 56.361 euro erogati all’Idea “da contratto”, ai quali si sommano le spese sostenute dall’associazione a vario titolo «e per le quali Adamo chiedeva e otteneva il rimborso a carico dei fondi regionali».

Segue elenco, come al solito sterminato: pulizie della sede, pedaggi autostradali, spuntini e fitto mensile, assieme a consulenze, carburante e quelli che sembrano – vista la cadenza mensile – stipendi per i collaboratori.
Insomma, qualcosa da capire c’è eccome… Per la precisione, 278mila!!! (235 mila dei quali adesso si sono volatilizzati per sempre… vogliamo fare una colletta?!?).