Why Not, la massomafia unita per rastrellare i fondi del Consorzio Tecnesud: Madame Fifì, il generale Poletti e l’ombra di Mastella

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La candidatura di Luigi De Magistris a presidente della Regione Calabria è stata l’occasione irripetibile per poter riscrivere la storia nera della nostra terra. Una storia che ci ammorba ufficialmente dall’inizio degli anni Novanta quando il magistrato Agostino Cordova per primo aveva combattuto la massomafia calabrese passando poi il testimone a Boemi e allo stesso De Magistris prima di arrivare a Cafiero De Raho e Gratteri.

De Magistris aveva scoperchiato il “sistema” del superclan dei calabresi. Allora come adesso la figura centrale è proprio quella dell’avvocato Giancarlo Pittelli ed è più che mai opportuno riprendere qualche scritto di quell’epoca per capire meglio come funzionava la “storia”. Perché se non si farà mai veramente luce su com’è stato possibile insabbiare quelle inchieste non potrà mai esserci reale democrazia nel nostro Paese. E dietro Pittelli si muovevano e si muovono ancora poteri fortissimi, in grado di condizionare intere procure.

Altro personaggio di rilievo nei rapporti SALADINO-MASTELLA è quello del costruttore romano VALERIO CARDUCCI, titolare di una importante società di costruzioni operante nel settore delle opere pubbliche e private e del restauro conservativo, la GIAFI Costruzioni SpA, interessato all’affidamento di appalti nel settore dei lavori pubblici.

La figura del generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti si delinea, accanto a quella di ANTONIETTA MAGNO, amministratrice della società ISET INFORMATICA e ONE SUD nei rapporti SALADINO-MASTELLA  e nella vicenda relativa ai finanziamenti pubblici per la realizzazione di un archivio informatico della Guardia di Finanza nell’area ex Sir di Lamezia.

Il generale Paolo Poletti e Clemente “faccia di culo” Mastella

La teste Caterina Merante riferiva di un incontro presso la sede di Lamezia Terme della società Need & Partners del Saladino, tra lei, il Saladino, tale Antonietta Magno, amministratrice della società Iset Informatica ed il generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti. Veniva proposto alla Merante, quale direttore generale della società Why Not, di subentrare con la Why Not in un ramo d’azienda della Iset, al quale era stato concesso un finanziamento Cipe di circa 8 milioni di euro, per investimenti nel campo dell’informatica da attuarsi nell’area ex Sir di Lamezia. In cambio la Why Not avrebbe dovuto versare 150.000 euro alla Magno, persona indicata dal Saladino alla Merante come assai vicina al Mastella. La Merante scopriva però che la proposta era in realtà una truffa e che la Iset Informatica era ridotta al collasso.

La Iset Informatica infatti falliva il 24 marzo 2006. Pochi mesi prima, il 2 dicembre 2005, ne acquistava un ramo d’azienda la One Sud di cui era amministratrice Antonietta Magno legata al generale Poletti. La società entrava a far parte del CONSORZIO TECNESUD insediatosi nell’area ex Sir di Lamezia di cui facevano parte:

il gruppo CM SISTEMI nel quale rivestiva un importante ruolo gestionale ENZA BRUNO BOSSIO, moglie del vicepresidente della Regione Calabria Nicola Adamo;

la ONE SUD Srl della Magno;

un gruppo di società riconducibili all’imprenditore lametino LUIGINO MARIA MAZZEI, in cui vi erano due società legate alla famiglia della ‘ndrangheta PIROMALLI-MOLE’;

il gruppo riconducibile ad ANTONINO GATTO, titolare della catena di supermercati DESPAR e VINCENZO GATTO, imprenditore edile.

L’iniziativa era diretta alla realizzazione di un centro per l’allocazione di archivi informatici del Comando Generale della Guardia di Finanza. Il Consorzio Tecnesud riusciva ad ottenere un ingente finanziamento.

Regista dell’operazione era il commercialista di Cosenza FRANCESCO INDRIERI, amministratore del Consorzio, legato a importanti esponenti della Guardia di Finanza appartenenti anche ai Servizi segreti. Dell’amministrazione faceva parte anche ANNUNZIATO SCORDO, braccio destro dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti, entrambi indagati con Giovambattista Papello nel procedimento Poseidone.

“Mani Bucate”, un libro scritto nel 2012 dal giornalista Marco Cobianchi, racconta le storie di società, banche e multinazionali che hanno incassato miliardi di euro pubblici. E naturalmente c’è spazio anche per lei, l’unica, la vera “numero 1” del rastrellamento dei finanziamenti strutturali, Enza Bruno Bossio, in arte Madame Fifì. Con tanto di riferimento a colui che dava il via libera al “magna magna” ovvero il preziosissimo sottosegretario Pinuccio Galati, per qualche tempo (finalmente!) anche agli arresti domiciliari. Ricordate il leggendario asse Madame Fifì-Udc? (http://www.iacchite.blog/il-saccheggio-dellinformatica-lasse-madame-fifi-udc/) Ecco, proprio quello lì.

In esclusiva per i lettori di Iacchite’, ecco il passaggio dedicato alla first lady della politica calabrese.

“… Il primo fatto che le indagini portano alla luce è che i soldi complessivamente impegnati per Tecnesud sono stati 60 milioni di euroerogati dal governo e in modo particolare dal sottosegretario Pino Galati e destinati alla realizzazione di nuove attività produttive, cinque a Lamezia e la sesta a San Marco Argentano nel Cosentino, tutte specializzate nella fornitura di software e nella consulenza informatica e gestionale, nella fabbricazione di sismografi, nella fornitura di servizi di logistica e stoccaggio, nella riparazione di impianti di telecomunicazione telefonici e radiotelevisivi. 

Giuseppe Galati

Alcune delle imprese consorziate erano serissime, ma tra loro c’era anche la Forest, che non ottenne dalla prefettura il certificato antimafia perché il presidente era Giuseppe Luppino (oggi pentito dopo essere stato arrestato, ndr), esponente dell’Udeur di Clemente Mastella e, scrivono i magistrati, “nipote di Emilio Sorridente, ritenuto organicamente inserito nella consorteria mafiosa dei Piromalli-Molé di Gioia Tauro, nonché sottoposto a procedimento penale per associazione per delinquere di tipo mafioso“.

La Forest era centrale nel consorzio Tecnesud, perché avrebbe dovuto digitalizzare l’archivio informatico della guardia di finanza. Dopo la sua uscita di scena, è Tecnesud a gestire il lavoro con la collaborazione di un’altra società, la One Sud, accusata di usare le informazioni riguardanti le indagini a fini, diciamo così, non istituzionali,

Nel Consorzio c’era anche la società Cm Sistemi Sud, che gestiva parte dell’archivio informatico delle procure calabresi, accusata da De Magistris di averlo spiato.

Il presidente è Vincenza Bruno Bossio, moglie del plenipotenziario diessino in Regione, Nicola Adamo… 

Tecnesud oggi va avanti. Alle altre aziende va riconosciuto il merito di non essersi arrese, anche se i risultati dell’intera operazione non corrispondono alle faraoniche aspettative della fase di lancioil bilancio 2009 mostra un fatturato dell’intero consorzio di 228.224 euro, con un piccolo utile ante imposte di 14.000 euro. Un po’ poco di fronte ai 60 milioni pubblici investiti…“.

Già, che fine ha fatto il grosso dei soldi investiti? La risposta è sempre la stessa: saranno finiti anche loro in qualche clic? Chiedetelo a Madame Fifì. Sempre se non vi “fulmina” prima!

Gli esiti degli accertamenti istruttori acquisiti dalla Procura di Salerno prima del trasferimento dei pm titolari avevano evidenziato che, dopo la restituzione del fascicolo Why Not dalla Procura di Roma e alla immotivata separazione della posizione del Mastella, operata dal Procuratore Generale di Catanzaro Enzo Iannelli, alcun approfondimento investigativo, con riguardo al coinvolgimento del senatore Pittelli, era stato compiuto dalla Procura Generale di Catanzaro sui seguenti temi:

appalti del Ministero della Giustizia alla società CM SISTEMI (del gruppo Bruno Bossio-Adamo-Saladino) e GETRONICS nel settore dei servizi di informatizzazione degli uffici giudiziari;

finanziamenti pubblici al CONSORZIO TECNESUD per l’allocazione degli archivi informatici della Guardia di Finanza nell’area ex Sir di Lamezia Terme;

gestione dei finanziamenti nel settore sicurezza (Programma Operativo Nazionale 2006-PATTO CALABRIA SICURA).

Nella richiesta di archiviazione nei confronti del MASTELLA si affermava addirittura che i nominativi del PAPA e del CARDUCCI non erano identificabili, laddove, invece – oltre ad essere agevolmente identificabili anche con una semplice ricerca su internet – risultavano già completamente generalizzati nel procedimento Why Not; il Carducci inoltre risultava destinatario del decreto di perquisizione cosiddetto SAN MARINO emesso da De Magistris il 15/18 giugno 2007.