Altomonte, comune sciolto per mafia. Il monopolio degli affidamenti alla ditta del clan, l’abusivismo edilizio dilagante e l’assenza assoluta di controlli antimafia

Dal 30 dicembre scorso abbiamo iniziato a pubblicare la lunga relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi indirizzata al presidente della Repubblica che ha determinato lo scioglimento del comune di Altomonte per infiltrazioni mafiose. In questa relazione non ci sono nomi e cognomi ma chi conosce il territorio sa decifrare i nomi – oltre che del sindaco Coppola noto a tutti – anche degli imprenditori, degli assessori, dei consiglieri e persino dei dipendenti comunali che sono protagonisti di queste squallide vicende. In ogni caso, al termine della pubblicazione della relazione, proveremo a renderli pubblici con tanto di “ritratti” e di storie. Ancora un po’ di pazienza. La terza è anche l’ultima parte: da domani inizieremo a fare nomi, cognomi e… indirizzi. 

ALTOMONTE, COMUNE SCIOLTO PER MAFIA – PRIMA PARTE

ALTOMONTE, COMUNE SCIOLTO PER MAFIASECONDA PARTE

TERZA PARTE 

Le verifiche ispettive hanno inoltre accertato illegittimità in altri affidamenti diretti concessi a favore di un’altra società i cui legali rappresentanti hanno diretti rapporti e interessi con il già menzionato imprenditore, come dimostra l’assunzione operata da quella ditta di un suo stretto familiare. La società in parola ha ottenuto numerosi affidamenti da parte del comune di Altomonte tanto che la commissione di accesso ha definito tale rapporto come di sostanziale monopolio degli affidamenti in violazione dei principi di trasparenza, di rotazione e di parità di trattamento, a cui si aggiunge la “frequente omissione dell’espletamento di ricerche di mercato e procedure comparative in ordine alla convenienza economica dei corrispettivi richiesti”.

Viene riferito tale impresa, oltre ad aggiudicarsi i servizi di manutenzione e gestione delle reti idriche comunali, ha svolto altri lavori per conto del comune grazie ad autonome determinazioni degli uffici comunali e dei responsabili dei singoli procedimenti, scelta condivisa e in alcuni casi anche sollecitata da alcuni amministratori comunali, come appurato dalla commissione d’ accesso in sede di audizione. 

L’organo ispettivo ha riferito, inoltre. che il capillare controllo sulle attività economiche e sui cantieri esistenti sul territorio di Altomonte da parte del cennato imprenditore è stato effettuato anche indirettamente, come nel caso evidenziato nella relazione, in cui per l’esecuzione dei lavori sulla viaria agro-pastorale l’impresa affidataria si è avvalsa di manodopera fornita da un’altra ditta il cui legale rappresentante ha legami familiari con il già più volte menzionato imprenditore. Ciò peraltro, in contraddizione con la dichiarazione fornita dalla stessa affidataria che al momento dell’assegnazione ha asserito di avere la possibilità e i mezzi necessari per procedere all’esecuzione dei lavori. Il comune di Altomonte, invece, pur conoscendo o pur essendo in condizione di conoscere  l’avvenuto distacco di personale a favore della ditta appaltatrice e, quindi, l’esistenza di motivi per escludere l’impresa, nulla ha fatto al riguardo, trascurando persino di attivare i dovuti controlli antimafia.

Proprio ln merito ai controlli preventivi antimafia, la relazione prefettizia pone in evidenza come il comune di Altomonte non avesse dipendenti accreditati ad accedere alla banca dati nazionale antimafia (BDNA), condizione sufficiente a rendere di fatto impossibile o molto difficile per l’ente attivare tutte le dovute, preventive verifiche in sede di appalto di commesse e forniture pubbliche. Viene rilevato che in alcuni casi gli uffici comunali si sono avvalsi di controlli antimafia disposti da un dipendente di un comune viciniore accreditato all’accesso in banca dati.
Tali gravi mancanze organizzative, sebbene pregresse, sono rivelatrici quantomeno di assoluto disinteresse se non di una vera e propria strumentale disattenzione dell’ente locale in materia antimafia, controlli preventivi che rappresentano uno strumento basilare per arginare i tentativi di inserimento della criminalità organizzata nei rapporti con la pubblica amministrazione; carenze che si sono protratte persino durante il periodo di accesso ispettivo nonostante i richiami formulati sul punto dalla commissione.

Sola in data 14 luglio 2025, quasi ai termine delle attività ispettive, il sindaco di Altomonte ha richiesto alla prefettura di Cosenza di accreditare tre dipendenti comunali presso la suddetta banca dati. 

L’organo ispettivo ha, inoltre, rilevato illegittimità nella concessione di proroghe ai contratti stipulati a favore di una ditta concernenti le vicende relative all’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
A questo riguardo, la commissione di indagine, nel premettere che la concessione della proroga tecnica costituisce uno strumento di carattere eccezionale e temporaneo – ammesso dalla legge in presenza di determinati presupposti e al solo fine di assicurare alla stazione appaltante la continuità della prestazione in corso durante il passaggio da un regime contrattuale a un altro, per il tempo strettamente necessario alla definizione del
nuovo affidamento – ha riferito che le proroghe concesse, invece, non sembrano essere conformi alla normativa vigente in materia.

Infatti, viene sottolineato che le proroghe hanno riguardato un arco temporale di 15 mesi, un lasso di tempo piuttosto lungo da far apparire sintomatico il fatto che il comune non sia stato in grade di concludere la nuova procedura di gara. Viene altresì segnalato che la ditta alla quale è stato prorogato il servizio aveva assunto alle sue dipendenze un soggetto legato per rapporti familiari alla locale famiglia mafiosa.

La totale soggezione dell’ente locale verso gli esponenti e gli interessi delle locali cosche criminali si è rivelata in modo evidente nell’espletamento delle attività di contrasto all’abusivismo edilizio. Infatti, viene riferito che la polizia municipale di Altomonte si è focalizzata esclusivamente sugli abusi meno eclatanti e nei confronti di persone incensurate mentre i casi gravi perpetrati perlopiù da soggetti contigui alle locali cosche mafiose, tra cui è compreso anche il già citalo imprenditore, risultano rilevati e segnalati alla competente autorità giudiziaria dalle forze di polizia statali. A questo proposito viene sottolineato che proprio nei riguardi degli abusi più gravi ed eclatanti, alcuni dei quali effettuati su terreni demaniali, il comune di Altomonte non ha provveduto all’abbattimento dei manufatti né alla loro acquisizione al patrimonio comunale.

Il lavoro della commissione d’accesso è stato esaminato in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nel corso del quale i componenti dell’amministrazione giudiziaria, nel premettere che i fatti rappresentati dall’organo ispettivo vanno considerati nel loro insieme e in chiave preventiva, hanno potuto constatare l’esistenza di una molteplicità di fatti rilevatori di collegamenti tra l’amministrazione comunale e la criminalità
organizzata con ripercussioni sull’attività amministrativa del comune di Altomonte.

A tal riguardo sono state considerate particolarmente rilevanti le illegittimità accertate nelle procedure ad evidenza pubblica spesso risolte con affidamenti diretti e con violazione dei principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento tra i concorrenti, con interferenze della componente politica verso imprese assegnatarie di servizi con indicazione di personale da assumere, oltreché nella gravissima omissione dei controlli preventivi antimafia che ha determinato affidamenti a soggetti e imprese colpite da interdittiva prefettizia.

3 – (continua)