31 dicembre 2025. L’atmosfera è cosi tesa che si taglia a fette, qualcuno dal Rendano pensa che sia più teatrale la Provincia e forse è più stimolante recarsi lì per vedere spettacoli, soprattutto del genere “commedie all’italiana”.
Il 31 dicembre il comandante/non comandante, al secolo Rosario Marano, si presenta alle 8, con il suo fido scudiero: tal Raffaele Prisco dell’Ufficio Legale.
Una sorta di biglietto da visita per il comandante/non comandante del tipo: “assumetemi o vi sguinzaglio il Prisco”, una mossa intimidatoria che però non sortisce effetto.
Alle sue rimostranze il segretario generale lo guarda dall’alto in basso.
Il segretario gli gira le spalle e si chiude in stanza per scrivere mille atti che affogheranno l’albo pretorio come un tabellone Trenitalia. Basta aprire la Sezione Trasparenza del sito provinciale. La pagina è in continuo aggiornamento. Mille atti, dopo i quali ci sarà un prima e un dopo.

Il primo, una determina che ci dice che Giovanni De Rose, killer amministrativo al soldo di Mario Occhiuto ed imprestato a Marco a mbroglia, e’ in malattia e va sostituito.
Bisogna cercare qualcuno che firmi al posto suo in queste ultime 48 ore.
Viene nominata tale Dora Perrotta in sua sostituzione, ma questa capisce la trappola e protesta, dice al segretario che lei non firmerà nulla.
Il segretario si arrende e diventa ad interim titolare del settore Personale con un Decreto presidenziale firmato da Lamensa, il soggetto che ha preso il posto della regina squallida.
Il comandante/non comandante è li che spera che in questo passaggio di carte qualcuno trovi il coraggio di firmargli il contratto e più si avvicinano le fatidiche ore 14:00 e più diventa nervoso.
Il palcoscenico è ormai saturo di fumo e risentimento. Se il primo atto si è concluso con il segretario generale barricato, il secondo atto vede il crollo delle diplomazie e l’inizio della “notte dei lunghi coltelli” amministrativa.
Il segretario revoca a quel punto tutti, via tutti gli articoli 90 e tutti gli articoli 110, ma dice sì a Loredana Pastore della banda degli Occhiuto a titolo gratuito (sono un po’ tutti figli di Mario Occhiuto).
Poi manda via i dirigenti esterni: “firmo tutto io, unico titolare di tutta la provincia, ma una cosa non firmerò mai: il contratto del comandante/non comandante”.
Il silenzio che avvolge i corridoi della Provincia è interrotto solo dal ronzio dei server che caricano, uno dopo l’altro, i decreti di revoca.
Lamensa, nel suo ufficio, osserva il panorama dal balcone, forse chiedendosi se quel Decreto Presidenziale non sia stato, in realtà, l’atto con cui ha consegnato le chiavi della città a un solo uomo. Il comandante contrattualizzato gli sarebbe servito in cuor suo.
Loredana Pastore, alias “cascetta”, si aggira tra le stanze con la consapevolezza di chi conosce i segreti del mestiere, forte del suo incarico a sorpresa a titolo gratuito. È l’ultima “occhiutiana” a presidiare il campo, una sentinella del passato che il segretario non può abbattere facilmente con una revoca, perché il “gratuito” è un’arma sottile: non grava sulle casse, ma pesa sulle decisioni.
Il pomeriggio volge al termine. Il comandante/non comandante capisce che non ci sarà nessuna penna pronta a scorrere sul suo contratto. La “mansuetudine” delle 14:00 si trasforma in una rabbia gelida.
”Volete il muro contro muro?” sembra sussurrare Prisco, avvocato del comandante/non comandante, mentre ripone le carte nella borsa di cuoio consumata. “E muro sia”.
Mentre la notizia della revoca degli articoli 90 e della “caduta” dei suoi fedelissimi rimbalza sui telefoni, Mario Occhiuto non si scompone. Il suo stile non è la protesta sguaiata, ma il sorriso sornione di chi sa che “tutto cambia per non cambiare nulla”.
Il fatto che la Pastore sia stata nominata a a titolo gratuito è il suo capolavoro. Mario sa che il potere non ha sempre bisogno di uno stipendio; a volte ha bisogno solo di un ufficio, di un telefono e del diritto di esserci. Finché Loredana è lì, Mario è lì. Il segretario può revocare i contratti, ma non può revocare la fedeltà.
“Vogliono fare i puri,” sussurra Mario ai suoi fedelissimi, “ma in Calabria la purezza non ha mai asfaltato una strada né inaugurato un’opera. Firmi pure tutto il segretario, finché non gli scoppierà la penna tra le mani…” sogghigna mentre gli si gonfia a dismisura il gozzo…
LA TELEFONATA
Mario: (Tono calmo, quasi paterno) “Caro Presidente…
Lamensa: (Sbuffando, con la stanchezza di chi ha passato ore tra codici e veti) “Mario, sai bene che la situazione era diventata insostenibile. Quello (il segretario) è un treno in corsa, ha minacciato di paralizzare l’intero ente se non avessimo dato un taglio netto col passato.
”Mario, non è più tempo di ‘mbroglie’. Il Segretario ha revocato tutto, anche gli articoli 90. Abbiamo messo però Loredana ‘a cascetta, a titolo gratuito, come segno di… continuità”…
Mario: (Il tono diventa improvvisamente serio e tagliente) “Loredana è lì perché è l’unica che sa dove sono nascoste le chiavi dei cassetti che il tuo segretario non riuscirà mai ad aprire. Se no perché la chiamano “cascetta”…. Ma ascoltami bene: lasciarlo firmare tutto, dall’ambiente al bilancio, lo rende un bersaglio facile. L avvocato Prisco non sta solo preparando un ricorso, sta preparando un’autopsia di ogni singola virgola che avete prodotto oggi…”.
Lamensa: “Cosa vuoi che faccia ora?”
Mario: “Niente. Siediti e guarda il tabellone Trenitalia dell’Albo Pretorio. Presto vedrai che tutti quei ‘treni’ che il tuo segretario ha fatto partire inizieranno a scontrarsi tra loro. E quando il caos sarà totale, ricorda che il ‘comandante’ è ancora lì che aspetta. Mansueto, ma solo per ora”… E strizza l’occhiolino alla cascetta, che ovviamente è lì con lui, al suo fianco…










