Crotone, la Città contata. Numeri, nastri e propaganda

CROTONE, LA CITTÀ CONTATA
Numeri, nastri e propaganda: anatomia critica di un’amministrazione

Fonte: U’Ruccularu 

Questo editoriale nasce dentro un progetto. Non fuori. Dentro Crotone, dentro le sue contraddizioni, dentro anni di annunci, conferenze stampa, slide, numeri “mai visti”, inaugurazioni a favore di camera e silenzi a microfoni spenti, con i Voce boys che applaudono e offendono la città. L’editoriale nasce dalla cronaca, dalle inchieste, dalle lettere, dai comitati, dalle sedute consiliari finite in rissa verbale, dai post celebrativi e dalle città reali che continuano a inciampare.
Il metodo è semplice: prendere ogni risultato rivendicato dall’amministrazione e metterlo a terra. Non per negarlo, ma per verificarlo. Perché la politica, quando smette di misurarsi con la realtà, diventa marketing. E il marketing, in una città fragile, è una forma di violenza gentile. Così come tutti gli eventi dei privati diventano eventi del sindaco, come se a metterli in piedi fosse stato lui. Finanche la nascita ieri, 1 gennaio, è stato merito del sindaco.

La città dei numeri (e delle parole)
Il racconto ufficiale dell’amministrazione guidata da Vincenzo Voce è coerente: numeri mai visti, investimenti storici, macchina amministrativa potenziata, città rimessa in moto.
Il problema non è il racconto. È l’assenza di controprove. E di contraddittorio.
Duecento milioni annunciati, decine di progetti elencati, percentuali ripetute come mantra. Ma nessuna valutazione indipendente sull’impatto reale di quelle cifre sulla vita quotidiana dei cittadini.
Una città non è un bilancio. È una somma di servizi che funzionano o no. Di diritti garantiti o sospesi. Di spazi vivi o recintati.

La piscina: lo sport come danno collaterale
La piscina comunale non è un impianto. È un simbolo.
Anni di contenziosi, conflitti tra gestori, silenzi istituzionali, famiglie lasciate sole, atleti costretti ad allenarsi in mare o ad abbandonare.
Ogni volta che l’amministrazione ha parlato di “impianti sportivi”, ha aggirato il nodo centrale: perché il Comune non è stato in grado di garantire un servizio pubblico essenziale? Cosa ha fatto mentre le due società bisticciavano?
Qui non c’è propaganda possibile. C’è solo una responsabilità politica chiara: aver lasciato marcire un bene pubblico, trasformando lo sport in privilegio e non in diritto.

Via Israele: urbanistica senza città
Via Israele è il punto di non ritorno. Edilizia sociale su un’area verde, comitati ignorati, pareri tecnici contestati, “mescolanza sociale” usata come slogan e non come progetto.
Qui l’amministrazione non ha sbagliato opera.
Ha sbagliato metodo.
Nessuna vera partecipazione. Nessun ascolto preventivo. Nessuna trasparenza sul diritto di superficie.
Solo una certezza: la città subisce decisioni già prese, poi raccontate come inevitabili. Alzare cemento, e soddisfare così qualcuno.

I tirocini e la retorica dell’occupazione
I tirocini sono diventati bandiere.
Numeri ripetuti come successi occupazionali, quando in realtà parliamo di lavoro fragile, temporaneo, spesso senza sbocco.
Il lavoro non si misura in attivazioni.
Si misura in stabilità, dignità, prospettiva. Le persone non si usano per la campagna elettorale: è il tuo dovere stabilizzarli, non un successo.
Usare i tirocini come risultato politico significa normalizzare la precarietà e chiamarla opportunità.

PNRR: soldi che passano, città che resta ferma
Il PNRR è diventato l’ombrello sotto cui infilare tutto.
Ma il PNRR non è un merito. È un’occasione storica concessa a tutti i Comuni.
La domanda vera è un’altra: che tipo di città stiamo costruendo con quei fondi? E siamo sicuri che nel 2026 lo stato non chiederà come sono stati spesi, e non chiederà un conto di fronte le criticità dell’impiego degli stessi?
Progetti frammentati, tempi incerti, cantieri che aprono e chiudono, assenza di una visione urbana complessiva.
Il rischio è chiaro: spendere senza trasformare. Così come Antica Kroton. Spendere senza risultati ma asfaltare strade.

Verde pubblico: estetica senza manutenzione
Aiuole rifatte, alberi piantati, foto di rito.
Poi: marciapiedi rotti, periferie dimenticate, illuminazione carente, manutenzione assente.
Il verde non è una cornice.
È una politica di cura continua.
Quando diventa solo immagine, serve alla comunicazione. Non alla città.
Eventi, Natale, Capodanno: la città per pochi
Concerti, serate, fondi pubblici, royalties.
E una domanda che resta sospesa: chi ne beneficia davvero?
Gli eventi non sono un male.
Diventano un problema quando coprono l’assenza di politiche strutturali, quando parlano a una parte e non a tutti, quando sembrano sempre ruotare negli stessi circuiti.
La città non si anima una sera.
Si vive ogni giorno. E il Comune non deve trovare lavoro a chi ha già sette lavori. Almeno pubblicasse, l’ente, le determine dei pagamenti in favore dei Dj. E’ lecito chiederlo, no?
Propaganda istituzionale: quando il Comune diventa partito
La comunicazione istituzionale è diventata narrazione unidirezionale.
Nessun contraddittorio, nessuna autocritica, nessuna ammissione di errore.
Il Comune racconta se stesso. Ma non ascolta. E quando un’istituzione smette di ascoltare, smette anche di rappresentare.

Il filo rosso: numeri senza coscienza
Piscina, Via Israele, tirocini, eventi, PNRR, verde pubblico.
Tutto converge in un unico punto: la distanza tra racconto e realtà.
Questa amministrazione ha governato per slide, non per comunità.
Ha confuso il fare con il dire. Ha scambiato il consenso social per legittimazione politica.

La città non è un comunicato
Crotone non ha bisogno di essere venduta. Non ha bisogno di agenzie di comunicazione esterna con migliaia di euro per un video per ogni evento, diventando l’evento stesso privilegio di vicinanza per pochi. Anche qui, aspettiamo i capitoli di spesa per i soggetti esterni della comunicazione. Devono essere limpidi e pubblicati sull’albo pretorio.
La città ha bisogno di essere curata, ascoltata, rispettata.
I numeri possono impressionare. Ma non consolano chi vive i disservizi. Non risolvono i conflitti. Non sostituiscono la partecipazione. E soprattutto, non cancellano una verità semplice: Una città non si governa contando. Si governa rispondendo. Questo è il punto.