Calabria, gli agricoltori hanno bisogno di una voce non di un Gallo spaventapasseri

Le strade europee tornano a riempirsi di trattori. Non per una rievocazione storica né per una sagra vintage, ma perché a Bruxelles hanno deciso che il modo migliore per aiutare gli agricoltori europei è… farli fallire con eleganza internazionale.
L’Unione Europea ha dato il via libera, a maggioranza qualificata, all’accordo di libero scambio con il MercosurL’Italia, diligente come uno studente che alza la mano anche quando non sa la risposta, ha votato sì. Traduzione per chi non mastica eurocratese: il 92% delle esportazioni sudamericane verso l’Ue – carne bovina, pollame, zucchero e compagnia bella – entrerà con tariffe agevolate. Cioè a costi più bassi rispetto ai prodotti europei. Molto più bassi. Talmente bassi che competere diventa un esercizio spirituale, non economico.
 
Gli agricoltori protestano perché il giochino è semplice: in Europa ti chiedono standard ambientali rigidissimi, controlli sanitari maniacali, certificazioni, tracciabilità, benessere animale, emissioni, pesticidi, burocrazia, sangue, sudore e pure l’anima. Poi aprono i porti a prodotti che arrivano da Paesi dove quelle regole non sono manco conosciute, i controlli più elastici e i costi di produzione ridotti all’osso.
Risultato? La carne sudamericana costa meno. Il pollo sudamericano costa meno.
Lo zucchero sudamericano costa meno. Non perché sia magia. Ma perché il campo da gioco è truccato e l’arbitro fischia solo contro una squadra. E allora i trattori partono. Parigi, Bruxelles, Berlino, Milano. Le strade si bloccano perché i contadini hanno capito una cosa elementare: se non fai rumore, ti asfaltano. Con il sorriso istituzionale.
E poi c’è la Calabria. La regione dove l’agricoltura non è una voce di bilancio ma una condanna ereditaria. Dove produrre qualità costa di più, rende di meno e viene pure spiegato che “il mercato è questo”.  Dove l’accordo Mercosur è una mazzata doppia: competi già svantaggiato, ora competi pure contro chi gioca senza regole.
E qui succede il miracolo calabrese: nessuno protesta. Nessuna colonna di trattori.
Nessuna piazza. Nessun rumore. E in mezzo ai campi, immobile come un’installazione artistica finanziata dall’Ue, c’è Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura. 
L’uomo dei 30.000 “like elettorali” e delle centinaia di sagre milionarie. Quello che da un lato si sciacqua la bocca parlando dell’eccellenza calabrese e dall’altro, cittu cittu, approva che il suo partito nella maggioranza di governo, voti a favore del Mercosur.
Presente, certo. Ma come uno spaventapasseri: utile a fare scena, inutile a fare battaglia.  Sta lì, con lo sguardo fisso all’orizzonte, mentre arrivano container di carne a basso costo e i produttori locali fanno i conti con l’ennesima fregatura globale.
Altrove gli assessori urlano, trattano, minacciano blocchi. Qui si contempla il paesaggio. Proprio in Calabria, dove l’agricoltura è sudore vero ed eccellenza mondiale, manco un clacson. Altrove la politica prova a difendere i propri agricoltori.
Qui si spera che non se ne accorgano. Il punto è questo: la protesta non è ideologica, è aritmetica. Se produci con costi europei e vendi contro prezzi sudamericani, perdi. Sempre. E se perdi abbastanza a lungo, chiudi.
E quando chiudi, il territorio muore. In silenzio.
Da Milano a Parigi i trattori bloccano governi. In Calabria invece il governo regionale ha bloccato la voglia di reagire.  E lo spaventapasseri, fedele al ruolo, resta lì: presente nel campo, muto per contratto.