Il Consiglio comunale di Cassano, nelle ultime settimane, somiglia sempre più a una partita di ping-pong giocata male: colpi bassi, rimpalli continui, recriminazioni su chi abbia fatto cosa prima, mentre la pallina, cioè i problemi reali della città, resta immobile sul tavolo. Ci si appella alle “situazioni nuove”, che però vengono immediatamente bloccate da quelle vecchie, in una gara infantile a chi è arrivato prima, non a chi sta governando oggi. E intanto Cassano guarda, aspetta, e soprattutto paga.
Dopo otto mesi di amministrazione, al di là della tifoseria politica, manca ancora un solo atto amministrativo capace di caratterizzare davvero la macchina politico-amministrativa della giunta Iacobini. La lentezza non è più prudenza, è immobilismo. Un fatto che, di per sé, dovrebbe far riflettere una maggioranza che continua a distinguersi solo per l’assenza di iniziativa.
Sul fronte opposto, il gruppo che fa riferimento a Papasso recita un copione improvvisato. L’inesperienza della candidata (fallita) Gaudiano e del figlio dell’ex sindaco è evidente, l’autonomia politica inesistente, e lo stesso Papasso sembra averlo ormai capito, tanto da aver spostato il baricentro politico e mediatico tutto sulla Fasanella, legittimandola come capogruppo e proiettandola già ora come candidata a sindaco tra cinque anni.
Ma la consigliera Fasanella può davvero fare la voce grossa su legalità, istituzioni e trasparenza quando attorno alla propria figura gravitano parentele finite dentro una delle operazioni più pesanti mai fatte contro le cosche locali? Nessuna accusa personale, sia chiaro. Ma qui non siamo in tribunale, siamo in politica. E in politica, quando parli di certi temi, o sei cristallino o stai zitto. Le mezze frasi, i silenzi selettivi e le indignazioni a corrente alternata non reggono.
Una scelta che chiarisce una cosa: Papasso non crede più nella tenuta dell’intera squadra, ma punta su una sola figura mentre il resto è fermo a fare da comparsa. E forse farebbe bene a preoccuparsi, perché i segnali di disgregazione sono sempre più evidenti: nei prossimi mesi Russo e Clausi sono pronti a prendere strade diverse, dando vita a un gruppo misto, certificando di fatto che anche nel fronte che si dice compatto qualcosa si sta rompendo.
E se dai banchi della minoranza il copione è chiaro, dall’altra parte la situazione diventa persino imbarazzante. In aula siede anche Avena, già candidato sindaco di Articolo21. Si è ritagliato il ruolo di equilibratore del dibattito, una sorta di arbitro del ping-pong politico, chiamato a rimettere la pallina in gioco ogni volta che gli altri sbagliano colpo. Se l’andazzo è questo, resta incomprensibile quale strategia abbia portato a lasciare ancora seduto sui banchi dell’opposizione l’“equilibratore”.
Ma va detto con chiarezza: Avena siede oggi in Consiglio non per una forza elettorale propria ma perché ha avuto l’ondata di una piccola lista e del primo dei non eletti che gli ha portato oltre 200 voti, consentendogli di essere lì. Continuare a sostenere questa amministrazione, come l’uomo del cerotto, non costruisce consenso, non lascia traccia e non permette di costruire una propria identità. Senza risultati e senza gestione di potere rischia seriamente che di lui non resti traccia, se non il ricordo di un sostegno silenzioso e inconcludente.
Quanto alla maggioranza, il quadro è desolante: nessuno che tenga alto il dibattito politico, nessuna linea comune, ognuno chiuso nel proprio orticello. C’è chi parla di Fratelli d’Italia pur facendo parte della maggioranza di Gallo, chi legge copioni scritti da altri, c’è chi la mattina va in Consiglio ed il pomeriggio scatta le foto a Gallo, c’è chi è da sempre sul libro paga di Gallo e fa la morale agli altri, e poi c’è chi ha fatto tris e tombola nello stesso giro con presidenza del Consiglio, posto a Villapiana e presidenza dei Laghi, poi c’è chi fino a ieri faceva il pizzaiolo e oggi si aggira negli uffici comunali come se potesse impartire ordini, giocando anche su più fronti.
E poi c’è chi, dopo aver fatto campagna elettorale a piedi, palmo a palmo, consumando suole e faccia sul territorio, si ritrova oggi a dover osservare dagli scranni della Giunta volti che fino a ieri votavano dall’altra parte, riciclati con sorprendente disinvoltura. Amministratori improvvisati, senza alcun percorso politico, che si barcamenano tra un orario d’ufficio, spesso più di mezza giornata, e quel poco tempo residuo da concedere agli uffici comunali, come se amministrare una città fosse un passatempo serale.
Segnali evidenti di una confusione istituzionale che non può e non deve essere tollerata. Questa è la politica a Cassano oggi: improvvisazione, personalismi, recite e immobilismo. Mentre la città ha bisogno di scelte, coraggio, visione e rispetto delle istituzioni. Il tempo delle scuse è finito. E anche quello del ping-pong.









