Dal 30 dicembre scorso abbiamo iniziato a pubblicare la lunga relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi indirizzata al presidente della Repubblica che ha determinato lo scioglimento del comune di Altomonte per infiltrazioni mafiose. In questa relazione non erano specificati i nomi e i cognomi ma chi conosce il territorio aveva già decifrato i profili – oltre che del sindaco Coppola noto a tutti – anche degli imprenditori, degli assessori, dei consiglieri e persino dei dipendenti comunali che sono protagonisti di queste squallide vicende. Ora, come promesso, iniziamo a tratteggiare i “ritratti” e le “prodezze” dei personaggi coinvolti.
Se Giuseppe Borrelli è il capo della banda per il suo carisma e per le sue entrature nelle cosche della Sibaritide, non c’è dubbio che il riferimento politico di tutta la cricca sia l’assessore regionale Gianluca Gallo cedrone, recordman assoluto di preferenze ormai da due consiliature consecutive: 20.000 nel 2021, addirittura 30.000 alle ultime Regionali di ottobre. Gallo è legato a doppio filo col sindaco Coppola, che ha fatto parte della sua struttura alla Regione e i due non hanno perso certo occasioni per cementare anche pubblicamente il loro storico sodalizio. Ma i rapporti non si fermano certo a Coppola.
Nella foto Gallo alla sua destra abbraccia il consigliere Giuseppe Capparelli, meglio conosciuto come “putigheddra”, che non brilla per “cultura” ed ars oratoria ma a quanto pare sta nelle grazie del Gallo, che l’ha addirittura nominato commissario di Forza Italia ad Altomonte in ricompensa per averlo sostenuto alle Regionali. Ma Gallo è stato sostenuto da tutta l’amministrazione. Uno dei suoi più forti e attivi elettori è stato il vicesindaco Franco Provenzale, che gli ha portato centinaia di voti rastrellati nelle campagne, tra gli agricoltori, dove ha il suo bacino elettorale.
Nella foto spicca anche l’assessore alle manutenzioni Vincenzo Fittipaldi, al quale è stato affidato il compito di reclutare gli amici della cricca e di pilotare gli appalti verso le ditte indicate dalla cupola affaristica. In particolare, la stragrande maggioranza degli appalti li prendeva la ditta Artuso attraverso un prestanome, tutti sodali del boss Giuseppe Borrelli, sempre lui, il capo della banda. Giuseppe “putigheddra” Capparelii, dal canto suo, aveva un ostello aperto con i finanziamenti. Prendeva fondi continuamente ma poi, ad un certo punto, nel 2023 lo ha chiuso perché disse che era pericoloso tenerlo aperto a certe condizioni e doveva cederlo al comune per farci una residenza…
Tornando all’assessore Fittipaldi, nelle relazioni viene dato giustamente rilievo a una vicenda simbolica dello strapotere della banda emersa durante le audizioni rese alla commissione d’indagine e relativa al personale impiegato presso una società aggiudicataria di un servizio comunale. Dal verbale di audizione risulta, infatti, che il citato assessore Fittipaldi avrebbe segnalato due nominativi da assumere presso la società affidataria, entrambi legati alla criminalità organizzata altomontese, uno dei quali stretto parente del dipendente comunale Franco Garita, nipote dello storico boss Pietro Magliari e nei confronti del quale il prefetto di Cosenza ha chiesto l’applicazione della misura di cui al comma 5 del D. n. 267,2000. Lo stretto parente è il capo dei vigili Francesco Coppola, anche lui nipote di Magliani e quindi imparentato anche a Garita, che ha vinto il concorso senza avere i titoli grazie ad una procedura pacchianamente truccata. Ma del signor Garita e delle sue parentele ci occuperemo con un capitolo a parte.
A proposito di parentele, di entrature e di rapporti con la ‘ndrangheta, la commissione d’accesso in un passaggio della sua relazione riferisce di immagini ritraenti il sindaco Coppola munito di fascia tricolore nonché il vicesindaco, che si mostrano a fianco dell’imprenditore Borrelli ovvero il capo della banda, considerato espressione e riferimento della criminalità organizzata. “Il significato di tale atteggiamento – si legge nella relazione del ministro Piantedosi – non sfugge al prefetto di Cosenza il quale evidenzia “la portata simbolica” di tale incontro a conferma quantomeno della tolleranza se non dei buoni rapporti. tra il primo cittadino di Altomonte e il predetto soggetto controindicato, sempre Giuseppe “Peppino” Borrelli ovvero il capo della banda.
Per chiudere questo capitolo, non possiamo non sottolineare che anche un altro consigliere comunale fa parte della banda ma stavolta non si tratta di un consigliere di maggioranza bensì di “minoranza” e si tratta di Vincenzo Borrelli, addirittura fratello di Peppino, diventato improvvisamente amico della giunta… dopo aver fatto finta di fare opposizione. Alla prossima, perché c’è ancora tanto da raccontare sullo scioglimento per mafia del comune di Altomonte e naturalmente anche sul Gallo cedrone che crede di poter fare il “figo” con i voti della mafia. Per fortuna, adesso anche il governo di destra ha capito che razza di pesce è. Intelligenti pauca.









