Dopo aver pubblicato la relazione del ministro dell’Interno Piantedosi, da oggi tocca a quella del prefetto di Cosenza alla base dello scioglimento del comune di Altomonte per infiltrazioni mafiose. Prima però c’è da fare una doverosa premessa. Il capo della banda, l’imprenditore Giuseppe Borrelli, volto imprenditoriale della cosca Forastefano, è subentrato al defunto boss Saverio Magliari qualche anno fa, precisamente durante la pandemia. Ha ricevuto il “battesimo “ in occasione del suo 50° compleanno. Festa celebrata nell’hotel più importante del paese in pompa magna, con centinaia di invitati, ed una festa che è durata due giorni tra pranzi e cene e chissà cos’altro. Tutti sapevano, ovviamente anche le forze dell’ordine, ma nessuno è intervenuto, eppure tutti conoscevano la reale motivazione della festa, e cioè il passaggio di testimone tra le famiglie.
Per molti anni la ‘ndrangheta ha agito sul territorio anche attraverso un’articolazione autoctona, quella dei “Magliari” facente capo a Saverio, morto il quale gli affiliati sono confluiti nella cosca facente capo alla famiglia “Forastefano” di Cassano allo Ionio, in continuità con i rapporti esistenti tra le due organizzazioni, come era già emerso dall’operazione antimafia denominata Omnia nel 2006.
Quella dei Forastefano – la cui operatività attuale è attestata dall’operazione antimafia denominata Kossa, risalente al 2021 – è una consorteria di ‘ndrangheta che, come viene riportato negli atti giudiziari, “ha base operativa nel territorio di Cassano allo Jonio, con diramazioni territoriali al nord, lungo la fascia dell’alto Jonio cosentino, fino alla Basilicata ed a sud sino alla ‘ndrina di Corigliano e a quella di Cosenza.
I Forastefano, in accordo con le organizzazioni ‘ndranghetistiche presenti nelle altre province calabresi, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà della generalità dei cittadini, hanno stabilito e, in parte, eseguito, un programma criminoso indeterminato. ”
La cosca Forastefano ha trovato la sua espressione imprenditoriale in Giuseppe Borrelli,
soggetto dai plurimi deferimenti all’Autorità Giudiziaria, destinatario di ordine di custodia cautelare in carcere per sequestro di persona e di provvedimento di sequestro di beni e quote sociali —patte dei quali divenuti oggetto di confisca- unitamente alla figlia avuta da Maria Giuseppina Forastefano. Quest’ultima, che è stata sua convivente, è stata coniugata con un soggetto ucciso nel 2009 in un agguato di mafia, ed è la sorella di colui che è stato il capo della cosca, Antonio Forastefano detto “U Capu”, deceduto nel 1999 a seguito di altro agguato di mafia, nonché degli esponenti di vertice del clan.
Tornando alla figura dell’imprenditore Giuseppe Borrelli, egli negli ultimi quattro anni è
stato arrestato per due volte dalla Squadra mobile di Latina e una volta dall’Arma di Altomonte in esecuzione di ordini dell’A.G., ed è stato destinatario di due provvedimenti di sequestro preventivo di beni; negli ultimi otto anni è stato peraltro direttamente e indirettamente colpito da quattro provvedimenti interdittivi antimafia da parte di questa Prefettura, avendo dimostrato la sua propensione a far ricorso a interposte persone per garantirsi continuità imprenditoriale.
Il 17 luglio dello scorso anno è stato destinatario di misura di prevenzione della
sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno per anni 5, con la confisca di
beni mobili, immobili e quote societarie contestualmente ad analoga misura ablatoria
applicata a esponenti della cosca.
La famiglia ha trovato anche una propria espressione politica in seno al Comune di Altomonte in occasione delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024, quando è stato eletto consigliere di minoranza Vincenzo Borrelli, fratello dell’imprenditore vicino alla criminalità organizzata. A fronte di una posizione elettorale concorrente della lista del sindaco e, quindi, dell’assunzione di un ruolo politico che doveva essere di opposizione alla maggioranza appena rieletta, quest’ultima avrebbe poi festeggiato la vittoria presso un lido di Villapiana, gestito dai nipoti dei fratelli Borrelli.
I due gestori sono altresi soci della Bamas costruzioni, impresa destinataria di
informazione antimafia interdittiva da parte di questa Prefettura nel marzo 2022, in
quanto l’amministratrice unica e socia di maggioranza è stata ritenuta priva di capacità
e competenze tecniche atte a ricoprire il ruolo di amministratore unico e, quindi, con
la probabile finzione di schermare il vero ruolo-guida dello zio, Giuseppe Borrelli.
Le verifiche dell’Arma hanno consentito di appurare Come, ciononostante, l’impresa in questione abbia continuato ad avere rapporti con la Pubblica Amministrazione, in particolare con il Comune di Altomonte.
In questo quadro, era stata riscontrata anche una serie di frequentazioni e legami tra i membri della famiglia Borrelli ed amministratori di Altomonte, nonché rapporti di parentela tra alcuni dipendenti dell ‘amministrazione comunale e il defunto Saverio Magliari, in vita a capo della omonima organizzazione locale di ‘ndrangheta.
Anzitutto, Giuseppe Capparelli detto “putigheddra”. consigliere di maggioranza, con deleghe allo sviluppo rurale e al “circuito contrade ospitali”, condannato per estorsione continuata in concorso, già avvisato orale e con precedenti di polizia per riciclaggio, truffa e ricettazione, frequentemente notato e talvolta controllato in compagnia di persone aventi elementi controindicanti e gravate da precedenti di polizia di rilevante natura delittuosa anche afferenti la criminalità organizzata. E’ legato alla famiglia Borrelli non solo da assidue frequentazioni, ma anche dal fatto che, sino al 20 settembre 2023, è stato socio al 20% della società il cui amministratore unico è stato, sino al 30.09.2023, il già citato consigliere comunale di minoranza Vincenzo Borrelli, fratello di Giuseppe.
Ancora, Franco Garita, attuale responsabile del settore amministrativo del Comune di Altomonte, nipote del defunto boss Saverio Magliari, gravato da precedenti di polizia per associazione a delinquere, porto abusivo di anni ed estorsione.
Quindi, Francesco Coppola, Comandante della Polizia Municipale di Altomonte, anch’egli nipote del boss Saverio Magliari.
Sulla base di queste premesse, ottenuta la delega del Ministro con
provvedimento del 14 gennaio 2025, il 29 gennaio successivo si è insediata la
Commissione d’accesso presso il Comune di Altomonte.
Dei lavori svolti si ritiene significativo anticipare la testimonianza raccolta dal sindaco Coppola in occasione di una delle ultime audizioni: “Ho deciso di essere sentito e riferirvi la mia sensazione riguardo l’assoluta assenza di criminalità organizzata sul territorio del Comune di Altomonte. Tale sensazione ce l’ho da anni. Non ho contezza di traffico o spaccio di stupefacenti, richieste estorsive, omicidi o tentati omicidi, caporalato, sfruttamento della
prostituzione o altro. Non una presenza pervicace di criminalità organizzata. Il tessuto economico risentirebbe della presenza della criminalità organizzata, Per quanto mi risulta le attività produttive non hanno mai segnalato la presenza della criminalità organizzata con tentativi di oppressione. Non vedo motivi economici di interesse nei confronti delle attività comunali”.
E’ la stessa Commissione che ha ritenuto opportuno soffermarsi sull’incipit delle dichiarazioni del sindaco ritenendole non corrispondenti alla realtà dei fatti ed in evidente contrasto con quanto evidenziato dallo stesso organismo d’indagine lumeggiando la figura del boss. A meravigliare la Commissione è la negazione dell’esistenza della criminalità organizzata nel territorio altomontese a fronte di quanto diffusamente risaputo e di quanto rilevabile negli anni —ove addirittura sfuggisse a chi vive e istituzionalmente gestisce il territorio- da fonti aperte, dalle quali emerge indiscutibilmente l’esistenza di attività delittuose e/o mafiose. A mo’ di esempio viene richiamato un articolo di stampa del 16 luglio 2019 dal titolo “Droga tra Calabria e Roma e sullo sfondo l’omicidio del piccolo Coco’ Campolongo, afferente l’esistenza di un “trafflco di droga tra Roma e Altomonte”, e ad esso vengono aggiunti altri, nonché alcune fotografie ritraenti Sindaco e Vicesindaco insieme a
Giuseppe Borrelli -volto imprenditoriale della cosca “Forastefano”, come si è detto- nonchè quest’ultimo seduto all’interno della sala consiliare nel posto spettante al sindaco.









