Calabria 2021/22. Vito Pitaro “grande elettore” di Comito per Cirò e Vibo: baciamo le mani

Parentele pericolose, relazioni imbarazzanti e frequentazioni da non ostentare: questo è il retroterra dei candidati “impresentabili”. Quelli che in entrambi gli schieramenti sono stati esclusi, salvo poi recuperarli come ha fatto la Amalia “Bruno-Bossio” per l’assessore di Reggio Calabria, Giovanni Muraca perché troppo vicino al sindaco Falcomatà (!)

Sotto la scure del codice etico scritto dal pagliaccio Carlo Tansi, o della verifica della Commissione Antimafia pilotata da Giuseppe Mangialavori, per tutti Peppe ‘ndrina e Wanda Ferro, la riccioluta dei Fratelli di ‘ndrangheta – anche loro eletti con voti di dubbia provenienza – , sono caduti i calibri pesanti del voto di mafia e della truffa di stato, alcuni sostituiti dalle figurine della Mira Lanza di famiglia ed altri riciclati come portatori di consenso di ‘ndrangheta su altri candidati. Vittima eccellente della mannaia di legalità, almeno di facciata, è stato Vito Pitaro, consigliere regionale uscente e pupillo di Peppe ‘ndrina fino all’altro ieri e diventato martire perché considerato Bruto. Fin qui potremmo dire che almeno in termini da copione la ripulitura delle liste c’è stata!

Invece no. Forza Mafia ha sette vite come i gatti, così Vito Pitaro scacciato dalla porta di servizio, rientra dal portone principale e diventa “grande elettore” di Michele Comito, il cardiologo vibonese risultato come da scontato copione il primo della lista, con una dotazione – puntualmente confermata dai fatti – che supera i 13 mila voti di preferenza. Tutti voti “puliti” nelle lavanderie della ‘ndrangheta vibonese, – questo è sicuro – la portaerei del consenso di Michele Comito, benedetto da Peppe ‘ndrina e che fa tremare i polsi all’altra sodale di ‘ndrangheta concorrente, quella di Tallini e Parente i viceré di mafia a Catanzaro ormai in caduta libera.

E’ patto di ferro fra Michele Comito e Vito Pitaro, poco importa se il voto è espressione della ‘ndrangheta, così come si può pisciare all’occorrenza sulle parole del procuratore della DDA, Nicola Gratteri e su quelle del Procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo.

Vito Pitaro ritorna in pista e porta con se tutto il suo background di voti, di amicizie e frequentazioni, quello che ha imparato all’accademia di Peppe ‘ndrina: il tesoretto di Forza Mafia e di Michele Comito.

Il consenso elettorale è come il denaro: non puzza. Questo lo sa bene il cardiologo Michele Comito, affidatosi alle cure di Vito Pitaro perché il collegio è grande e non si possono sprecare i voti dei “cugini” dell’alto crotonese, in quel di Cirò Marina il regno di Luigi Francesco Marinello, già capo struttura di Pitaro.

E’ lui, Luigi Francesco Marinello portaborse d’élite di Vito Pitaro ed espressione di un altro pezzo di consenso “pulito”(!) utile per Michele Comito. Poco importa da dove proviene, visto che non puzza e, poco importa se il travaso avviene con il contributo di qualche altra sodale di ‘ndrangheta, che magari è vicina a Roberto Siciliani, il suocero di Marinello, già conosciuto negli ambienti di cronaca giudiziaria per essere stato condannato nell’operazione “Stige”.

E’ questa la Calabria che l’Italia non si aspetta? Recita così lo slogan di Roberto Occhiuto. Di certo l’Italia si aspetterebbe qualcosa di diverso, quello che non passa da Vito Pitaro, entrato anche lui, ma non indagato nell’inchiesta Rinascita-Scott. L’ha tirato in ballo il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, che in occasione di una pratica per una pensione si rivolgeva alla Cariello (indagata nel procedimento), perché aveva saputo che era soggetto avvicinabile. «Ma posso dirlo?», chiede Arena al pm Annamaria Frustaci e ricevuto l’assenso, spiega che era stato l’avvocato Vito Pitaro, consigliere di maggioranza eletto nella lista di centrodestra “Santelli presidente” a suggerire di rivolgersi alla Cariello, dicendogli che era persona che «si metteva a disposizione».

La messa a disposizione è la regola anche per la raccolta del consenso, soprattutto se a chiederlo sono soggetti ai quali è difficile dire di no. Per un posto nell’Astronave si sopporta anche questo, Michele Comito docet.

Chi se ne frega da dove vengono e come vengono i voti. Poco importa se il territorio di caccia, Cirò Marina e dintorni è inquinato come quello di residenza, la portaerei Vibo Valentia. Sempre voti sono, si contano. Già, contare i voti e non pensare che possano arrivare da amministrazioni locali, come quella guidata dal sindaco Sergio Ferrari di Cirò Marina, che risponde alle amicizie comuni di Luigi Francesco Marinello. Questa non è una preoccupazione per Michele Comito, ma sembra invece lo sia per la DDA di Nicola Gratteri, che si dice abbia acceso da tempo le torri faro sul comune cirotano e sugli amici particolari.