IL 118 VERSO AZIENDA ZERO: IL PERSONALE DELL’EMERGENZA CHIAMATO A SCEGLIERE AL BUIO MENTRE SALTA IL TAVOLO COI SINDACATI
Il percorso è tracciato, almeno sulla carta: nel 2026 il servizio di emergenza-urgenza 118, pubblico e privato, dovrebbe transitare sotto Azienda Zero, con il trasferimento di oltre mille operatori dalle cinque Asp calabresi al nuovo ente regionale. Nella realtà, però, la verità non la dice nessuno. O meglio: nessuno la dice per quella che è.
Il primo segnale arriva subito. La riunione con le organizzazioni sindacali, fissata per venerdì mattina, viene rinviata all’ultimo momento. Motivazione ufficiale: “impegni improcrastinabili” del direttore generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, quello stesso Miserendino (di nome e di fatto) che da qualche anno, insieme a pochi altri colleghi, percepisce lauti stipendi, solo per digitalizzare qualche cartella clinica.
Traduzione ufficiosa: si parte con il piede sbagliato, mentre i lavoratori restano appesi a promesse vaghe e slide rassicuranti.
AZIENDA ZERO: POCHE COMPETENZE, MOLTE PRETESE
Come dicevamo, dalla sua nascita, Azienda Zero ha acquisito solo due competenze operative reali: informatizzazione dei flussi e centralizzazione dei concorsi. Fine dell’elenco. Nonostante questo, ora punta al boccone più delicato, ma appetitoso: l’emergenza-urgenza, PUBBLICA E privata, cioè personale esposto, turni massacranti, responsabilità penali quotidiane. Non qualche impiegato amministrativo, ma oltre mille lavoratori che tengono in piedi il sistema mentre il sistema fa finta di riorganizzarsi. E qui nasce il problema politico vero. Volontarietà senza verità è una presa in giro. Il passaggio dovrebbe avvenire su base volontaria. Ma volontaria rispetto a cosa?
A un ente che non chiarisce: tutele contrattuali future, carichi di lavoro, responsabilità legali, regole su turni, indennità, progressioni, buoni pasto, divise… In pratica si chiede ai lavoratori di scegliere senza sapere. E mentre questo accade, chi dovrebbe rappresentarli balbetta o tace. Anzi, cade letteralmente dal… però.
IL SILENZIO DEI SINDACATI E IL SOSPETTO CHE CIRCOLA
Tra gli operatori del 118 il malumore è ormai diffuso. Sia nel pubblico che nel privato. Sempre più lavoratori denunciano una sensazione precisa: la rappresentanza sindacale non racconta la situazione per quella che è. E neanche si preoccupa di saperla… Anzi, secondo molti, sembra più preoccupata di non disturbare il sistema che di difendere chi lavora sulle ambulanze. C’è chi parla apertamente di sindacati “venduti al miglior offerente”, di rappresentanti che avrebbero pensato più ai propri interessi che a quelli dei dipendenti che li hanno votati. Accuse pesanti, certo. Ma che non nascono nel vuoto. Ed è qui che emergono le domande scomode. Si può combattere un sistema di cui si è parte? Molti operatori si chiedono: è credibile che certi rappresentanti sindacali possano davvero mettersi contro il sistema, se quel sistema li ha favoriti?
Il nome che ricorre, nelle conversazioni interne, per esempio a Cosenza, è quello di Marco Laratta coordinatore infermieristico della C.O 118, senza requisiti (il vero coordinatore sarebbe tale Fusaro) e rappresentante sindacale senza rappresentare nulla. Il suo nome non ricorre come sentenza, ma come simbolo di un dubbio diffuso: può guidare una battaglia chi, secondo quanto riferiscono diversi lavoratori, avrebbe beneficiato di posizionamenti favorevoli, come turni in elisoccorso o inserimenti in elenchi operativi prestigiosi?
Domande che circolano, accompagnate da racconti su concorsi interni, requisiti contestati e liste di maxi-emergenze. Tutto da chiarire, certo. Ma mai chiarito davvero. E questo silenzio pesa più di mille smentite. Il vero banco di prova non è il 118, sono le persone.
Azienda Zero viene presentata come la soluzione. Ma al momento è un contenitore vuoto, senza referenze, un baraccone regionale che chiede fiducia senza offrire garanzie. E i sindacati, invece di pretendere certezze prima del passaggio, accettano rinvii, mezze frasi e tavoli che saltano. Nel frattempo, i lavoratori dell’emergenza fanno quello che sanno fare meglio: reggono il sistema mentre il sistema li tratta come numeri da spostare.
Oggi restare in Asp, nonostante il clientelismo che in quei palazzi la fa da padrone, nonostante le ombre, nonostante i dirigenti poco trasparenti, non è conservatorismo. È autodifesa. È rifiutarsi di diventare cavie di una riforma gestita male, comunicata peggio e rappresentata da chi ha perso credibilità sul campo.
Se Azienda Zero vuole davvero il 118, deve fare una cosa rivoluzionaria per la sanità calabrese: dire la verità, tutta, prima dei passaggi e non dopo. Dirla direttamente agli operatori, non ai sindacati.
Perché se i sindacati vogliono tornare a essere credibili, devono smettere di fare da cuscinetto al sistema e tornare a fare quello per cui esistono: difendere i lavoratori, anche quando dà fastidio. Fino ad allora, la scelta più lucida resta una sola: non firmare nulla, non credere a nessuno e guardare chi parla… e soprattutto chi tace.









