Catanzaro. Il mondo di mezzo, il riciclaggio e il clan Grande Aracri. Il ruolo di Abramo e Tallini

Farmaeko è qualcosa di più, non è solo una delle tante scatole cinesi del potere di Mimmo Tallini, il cui figlio Giuseppe faceva solo da prestanome. E’ la pietra filosofale del sistema Catanzaro dove il riciclaggio di fondi neri, di società cartiere e di teste di legno viene mascherato con la truffa. Questo è il sistema Catanzaro o il sistema Tallini se preferite, un’esportazione di metodo che ha la sua golden share nel comune di Catanzaro, da dove partono alleanze, divorzi e sgambetti promessi e realizzati, dove la politica diventa mediatrice e meretrice al tempo stesso. La politica che a Catanzaro è solo una puttana.

C’è il sospetto che nella storia Farmaeko ci sia stata benevolenza di certa magistratura cittadina, troppo disponibile a chiudere la vicenda con un fallimento di comodo. Se è così, allora un supplemento di ferocia, come dice Gratteri, non sarebbe una pessima idea…

Capire se esiste una magistratura che traccheggia sulla giustizia e che è sensibile per difendere i colonnelli della politica è una domanda aperta. Una domanda che sembra trovare d’accordo l’avvocato Antonio Lomonaco, difensore dell’imprenditore catanzarese Francesco Lorenzo a cui Farmaeko ha bruciato circa 150 mila euro. Lomonaco, l’avvocato Antonio, non ci sta ad una lettura semplicistica dei fatti, e deposita documenti scottanti su Mimmo Tallini e compari, quelli che decriptano il mondo di mezzo del sistema Catanzaro e hanno spianato la strada all’arresto dell’impresentabile. Dall’acquisizione degli atti di una copia del fascicolo aperto per una denuncia per truffa sporta da tale Francesco Lorenzo, fornitore di mobilio per 24 negozi della Farmaeko e rimasto creditore della somma di circa 150.000 euro, emerge la pubblicazione sul numero del 19 ottobre 2017 del quotidiano Gazzetta del Sud di lamentele provenienti da numerosi giovani impiegati nel progetto, non pagati e restati senza il lavoro sperato. Nello stesso fascicolo sono stati prodotti anche estratti di una pubblicazione on line (che poi è proprio Iacchite’…) riguardanti lo stesso argomento.

Resta tuttavia la domanda: come fa l’avvocato Antonio Lomonaco ad avere e depositare atti che appartengono ad un fascicolo secretato?

Chi ha fornito i documenti dall’interno di palazzo di Giustizia?

Come fa l’avvocato Antonio Lomonaco ad avere documenti coperti da omissis?

Ritorna dunque indietro l’orologio della certezza, quella della trasparenza, ma in particolare quella della non contaminazione degli uffici di procura da soggetti, con grembiule e cappuccio, che insabbiano e trafugano pezzi di fascicoli o di indagini in corso. Questo è stato per anni il resoconto mai narrato dei corridoi del palazzo di Giustizia, dove il mondo di mezzo ha sempre potuto garantirsi una impunità, quella che anche pezzi di politica cittadina, peraltro di basso cabotaggio, ha sempre “spacciato” come protezioni nella ricerca di nuovi approdi e di nuovi orizzonti, nella scalata e nella permanenza in quelle stanze, dove passa il futuro della città e tanti soldi.

E’ in queste stanze della “Catanzaro da bere o da pippare” che la politica si accomoda, con la benedizione di Santa Romana Chiesa e dei cultori del grembiule e del cappuccio, con le imprese e con pezzi di locali di ‘ndrangheta. Qui si tracciano gli scenari elettorali e si consolidano i patti di sindacato azionario nelle speculazioni edilizie o della sanità, quella parte importante del bilancio regionale, che scatena gli appetiti di tanti.

La sanità è un’industria straordinariamente importante in Calabria ed allo stesso tempo un forte collettore elettorale, che tuttavia richiede e necessita di una forma di facilitazione di ambienti e società che operano in sanità, quella che solo la “politica solida e solidale” può offrire come garanzia, quella che non è mai gratuita e che necessita di un “patto di collaborazione”, non scritto e non riferibile, che passa attraverso società ed ambienti perfettamente paralleli alla legalità, in sintesi la ’ndrangheta. Questo è quello che emerge da Farmabusiness, un sistema che ha aperto le porte della città di Catanzaro, si ipotizza pure del suo consiglio comunale, alla contaminazione di ‘ndrangheta della famiglia GRANDE ARACRI, nel consolidamento del sistema Catanzaro dove anche la sanità recita la sua parte importante, facendo sì che la vecchia immagine di “Catanzaro isola felice” sia diventato un ricordo per sempre.

Osserva la Procura di Catanzaro negli atti dell’operazione Farmabusiness: – “la cosca oggetto di indagine, che fa capo alla famiglia di ‘ndrangheta di Cutro (KR) denominata GRANDE ARACRI, costituisce un esempio paradigmatico di come la criminalità organizzata calabrese abbia saputo adeguarsi ai “segni dei tempi”, adottando una strategia che lascia su un piano residuale l’utilizzazione di metodi violenti e direttamente intimidatori, prediligendo piuttosto lo sfruttamento di rapporti personali privilegiati con soggetti detentori delle leve del potere e per avvalersi, così, di “scorciatoie” assolutamente impraticabili per la gente onesta. Si tratta di rapporti privilegiati instaurati grazie alla incisiva mediazione di soggetti in grado di avvicinare e coinvolgere il cd “secondo livello”; e, vale a dire, politici, amministratori, funzionari, ecc. Nel caso di specie, le risultanze investigative dimostrano ancora una volta come lo sfruttamento, da parte della ‘ndrangheta, della sua profonda penetrazione nei gangli della società civile sia finalizzata non soltanto ad assicurarsi coperture nel riciclaggio dei capitali “sporchi”, ma anche ad influenzare decisioni amministrative ed assicurare “fette di mercato” ad imprese funzionali ai loro interessi; imprese che a loro volta redistribuiscono ricchezza tra gli affiliati, con il concreto rischio che la ‘ndrangheta possa assumere, così, il controllo di interi settori dell’economia.

E’ noto che le attività legali condotte dall’impresa mafiosa rispondono a diverse esigenze ed è possibile individuare diversi motivi per cui il crimine organizzato investe nei mercati legali, quali l’occultamento di capitali accumulati illegalmente (riciclaggio), la semplice realizzazione di profitti, l’acquisizione ed il rafforzamento di consenso sociale, l’adozione di un valido strumento di controllo del territorio. Emergono finalità strategiche della locale di ‘ndrangheta che fa riferimento alla famiglia GRANDE ARACRI diverse da quelle propriamente economiche: un aumento del consenso presso altri imprenditori, presso funzionari della pubblica amministrazione e presso politici locali, instaurando e rafforzando una fitta rete di rapporti con i soggetti individuati e creandosi un’immagine rispettabile slegata dalle attività criminali. Ma, in particolare c’è l’obiettivo di consolidare il controllo sul capoluogo di regione, Catanzaro, territorio strategico per ogni genere di attività che debba fare i conti con la programmazione politico-amministrativa regionale” – .

Riciclaggio e fondi neri sono gli strumenti attraverso i quali, sempre secondo la Procura di Catanzaro, opera la ‘ndrangheta, ma opera anche una grossa fetta della politica catanzarese, quella che emerge dalla piramide Tallini dove il riciclaggio, i fondi neri, le ditte amiche, le società cartiere e le teste di legno sono il sistema, il cd. sistema Catanzaro.

Cosa sa il sindaco Sergio Abramo del sistema Catanzaro, quello dove anche lui ha una quota, almeno politica, di controllo?

E’ possibile che proprio lui non sappia nulla?

Non è proprio lui, il sindaco Abramo, che ha sempre interloquito, diciamo, con le solite ditte che appaltavano i lavori del comune di Catanzaro e che in occasioni elettorali li convocava, per chiedere il voto, anche per il suo socio Tallini?

Sistema Catanzaro: un dado tratto e rappresentato da un cerchio chiuso all’interno delle istituzioni politicamente dirette, governate, saccheggiate e comandate da Tallini & Abramo.

Amministrazione Regionale, amministrazione Provinciale di Catanzaro, amministrazione Comunale di Catanzaro, questo il cerchio di potere nel quale Abramo e Tallini hanno rinchiuso per oltre vent’anni un sistema di potere consolidato che ha foraggiato, pagato, creato e partorito “aborti politici” come:  Sergio Costanzo, Luigi Levato , Antonio Corsi, Ivan Cardamone, Alessio Sculco, Giuseppe Pisano, Francesco Gironda, Lorenzo Costa, Andrea Amendola, Carlo Nisticò, Rosario Lostumbo, Roberta Gallo, Gaetano Stagno, Fabio Talarico, Giuliano Renda, Marco Polimeni, Marco Correggia,  Luigi Siciliani, Tommaso Brutto, Leone Francesco, Galante Francesco, Sculco Gianfranco, le ditte Scarfone, Brugellis, Concolino, Andreacchio, Guzzo e l’indagato Claudio Parente.