In giro per Catanzaro c’è un enorme malcontento politico contro l’imperatore Occhiuto, ed è un malcontento bipartisan. Forse nel centrodestra calabrese si percepisce ancora di più rispetto – paradossalmente – al centrosinistra. Sergio Abramo, secondo il pensiero di molti catanzaresi, rappresenta la vera chiave di svolta, un catalizzatore naturale di malcontento contro Occhiuto. Tutti lo odiano ma nessuno ha il coraggio di fare il primo passo e di prendere l’iniziativa. Un padre padrone senza contraddittorio che ha trasformato la Cittadella regionale (e non solo) in una telenovela tipo Beautiful: senza regole, senza etica e senza meritocrazia all’insegna del compromesso.
Occhiuto fa e disfa piazzando tutti i suoi galoppini del cerchio magico. E piazzando anche gli amici degli amici che lo coprono a Roma. Monopolizzerà anche le liste alle prossime elezioni politiche e tanti sono già i maldipancia da Mangialavori ad Arruzzolo a Gentile Jr. Persino il “fedelissimo” Cannizzaro è preoccupato per il suo futuro perché conosce bene l’imperatore, il più cinico ed imprevedibile della storia politica calabrese pronto a calpestare chiunque. Anche le… mogli se necessario! Senza scrupoli. Ciccio Bummino, da uomo di fiducia di Tajani a dicembre è stato costretto a schierarsi, costretto a partecipare al “golpetto” di palazzo Grazioli… non può più stare col piede in due scarpe, è stato messo spalle al muro dal compagno di merenda Robertino e ormai – si sa – non ha neanche più le sue mitiche coperture romane.
L’inizio della fine di Occhiuto – che tutti auspichiamo- potrebbe partire proprio dalla città capoluogo di regione: non basterà il fumo negli occhi che l’imperatore cerca di lanciare (vedi il Capodanno Rai con un palinsesto degno delle peggiori soap opera russe).
Non basterà nemmeno il concerto di Jovanotti a placare il malcontento che incombe tra i catanzaresi, stanchi di vedere cosentini e reggini spolpare la sanità giallorossa, l’università e di conseguenza l’economia cittadina che ormai è in coma profondo.
A Catanzaro serve una svolta, ora che anche Fiorita & company si sono arresi (o venduti) deponendo le armi dinnanzi allo strapotere di Occhiuto (vedi la nomina a presidente dell’Arrical).
Ma c’è una persona che l’ha capito: Sergio Abramo. Il suo intuito gli dice che, se vuole ritornare a fare il sindaco, deve essere lui l’anti-Occhiuto. Forza Italia non potrà garantirgli una ricandidatura per tante ragioni e allora Abramo si giocherà una carta migliore: quella di cavalcare il malcontento e di comandare la rivolta.
I catanzaresi sono stanchi di vedere i politici locali sottomessi a reggini e cosentini, sono stanchi di tirare a campare, sono stanchi di essere ormai l’ultima ruota del carro della politica e non più la “culla” come una volta. Abramo è uomo del popolo, uomo di strada e come tale questo l’ha fiutato prima di tutti. Le telefonate, gli incontri segreti intanto si susseguono.
Ha già incontrato Filippo Mancuso, sentito Wanda Ferro, ragionato con Mimmo Tallini. Sta spiegando il progetto futuro per convincerli che vincerà le elezioni comunali soltanto chi andrà contro Occhiuto senza troppa diplomazia. Abramo avrebbe già incassato il sostegno di Antonello Talerico, altro grande scontento ed avrebbe in programma una cena romana con Tonino Gentile l’unico che può convincere anche Piero Aiello a sposare il progetto. E con Gentile, si sa, troverà sicuramente terreno fertile contro Robertino… Il mantra di Abramo è “squadra che vince non si cambia” ed è ciò che con tenacia intende riproporre ad una città stanca ed in cerca di riscatto.
Mancuso (anche lui papabile candidato a sindaco) intanto alza la posta, baratta un appoggio elettorale per la sua candidatura alla Camera con la Lega, la Ferro al momento prende tempo perché teme una imminente legge elettorale con le preferenze.
Sicuramente Abramo ha già incassato l’ok dal gruppo di Polimeni (abbastanza scontato) e addirittura avrebbe 3 liste civiche già pronte per la battaglia. Sogna un avversario come Fiorita, perfetto per completare il suo disegno. Fiorita incarna quel tipico politico di centrosinistra che però col tempo ha abdicato ai propri ideali in funzione del potere e del dio denaro, Fiorita ha fatto il patto col diavolo: con Roberto Belzebù Occhiuto.
Adesso Sergio deve soltanto convincere Confindustria, un tassello importante per la sua scalata. Nel tempo ha rotto con i più importanti imprenditori del posto ed ora dovrà cercare di ricucire. Ma si sa: ogni cosa ha il suo prezzo.









