Riorganizzazione ospedaliera a Corigliano-Rossano, Mazza: “Quando campanile e prosopopea politica fanno più danni del centralismo”
Ingenti somme spese per la funzionalizzazione dello Spoke jonico, ma si continua a sguazzare nel limbo della precarietà
Martedì 6 gennaio 2026
È da oltre un decennio, dal famoso Piano Scura, che si parla di riorganizzazione funzionale dello Spoke di Corigliano-Rossano. Una ripartizione che individua nel Giannettasio il polo interventistico-chirurgico (caldo) e nel Compagna il fulcro delle branche mediche (freddo). Una classificazione non nata da capricci di sorta, ma rispondente a quelle che sono le dinamiche geografiche e fisiche dei due stabilimenti (Corigliano e Rossano) componenti l’unico e solo ospedale di Corigliano-Rossano. Specifico quanto sopra sostenuto, non già per rimarcare un’ovvietà. Piuttosto perché, ancora, le latitudini joniche si presentano pervase da lungimiranti talenti che, alzandosi al mattino, credono di essere cultori delle normative prescritte in campo sanitario. Sedicenti illuminati della Società civile e della Politica, altresì, convinti che Corigliano-Rossano abbia due ospedali e non già un unico nosocomio inquadrato su duplice localizzazione. Ma tant’è. Ed è bene chiarire, anche per i nostalgici dei due estinti Comuni, che la classificazione come ospedale unico diviso su due presidi, risale al lontano 2008. Ovvero, l’anno in cui, nottetempo, si procedette alla soppressione delle ex ASL per passare al sistema centralizzato delle ASP. La sintesi amministrativa che avrebbe modificato gli assetti statutari della Città, sarebbe intervenuta ben 10 anni dopo la riforma sanitaria. Pertanto a coloro che ululano alla luna adducendo ai mali della sanità jonica i postumi della fusione tra Corigliano e Rossano consiglio, vivamente, di andare a studiare la storia degli ultimi due decenni. Soprattutto, il ruolo interpretato dalla Politica in campo sanitario. Non è un mistero, infatti, quanto quest’ultima abbia accondisceso ai desiderata del personale sanitario e agli interessi di tipo elettoralistico e clientelare, nel decidere la localizzazione dei reparti nei due stabilimenti ospedalieri.
Un reparto ristrutturato con investimenti importanti e lasciato chiuso: l’ennesimo fallimento istituzionale
Con una delibera che ha stanziato oltre un milione e seicento mila euro, è stato realizzato il nuovo reparto materno-infantile nello stabilimento ospedaliero di Rossano. L’operazione, più volte promossa in pubblici dibattiti e a mezzo stampa, faceva seguito alle prescrizioni raccomandate nel Documento di Riorganizzazione della Rete Ospedaliera (Integrazione DCA: 64/2016), emanato dalla Regione Calabria nei primi mesi del ’24. Nel richiamato documento si stabiliva la concentrazione dei reparti chirurgici nel Giannettasio e quelli a funzione medica nel Compagna. Da allora non mancarono i mugugni di certa Politica, molto più attenta a tutelare orticelli piuttosto che guardare alla visione più ampia. Tuttavia, dopo vari tentennamenti, il Management aziendale procedette ad appaltare i lavori di restyling. Il trasloco da Corigliano a Rossano si sarebbe dovuto concretizzare negli ultimi mesi del ’25. A oggi, in verità, nonostante il reparto sia stato ristrutturato entro i tempi di consegna stabiliti, il trasferimento del punto nascite è rimasto lettera morta. Anzi, si è generato un clima di omertoso silenzio quasi come se tale operazione si fosse macchiata di chissà quale nefandezza. Con l’aggravio, oltretutto, di un’ingente spesa messa in cantiere per le operazioni di spostamento. Al danno, la beffa, quindi: non solo i due presidi restano ibridi nella erogazione dei servizi, ma si palesa concretamente quello che può essere definito, senza molti giri di parole, un vero e proprio danno erariale. Impressiona, in verità, quanto la prosopopea politica e le richieste di talune maestranze possano inibire le scelte di un’ASP. Un Direttorio sanitario, oltretutto, che non d’imperio, ma seguendo i dettami della logica e del buon senso, aveva messo in pratica quanto strettamente raccomandato al fine di erogare una sanità efficiente e di qualità. Un’iniziativa, comunque postuma rispetto ai tempi in cui prevista, per tentare di dare una parvenza di normalità alla sanità jonica. Ma si sa, alle coordinate geografiche sibarite, provare a costruire una sanità normale è sempre stata una chimera.
Le chiacchiere sul nuovo ospedale: l’alibi perfetto per giustificare l’immobilismo cronico
Le Istituzioni, o chi per esse, dovrebbero smetterla di ingannare una Popolazione intera con la scusa dell’imminente avvio del nuovo ospedale. Anche un bambino, dotato di media intelligenza, comprenderebbe che tra i proclami politici e lo stato dell’arte dell’infrastruttura c’è un oceano di mezzo. E, comunque sia, anche se dovesse essere rispettato in parte lo scadenzario previsto per la realizzazione del nuovo presidio, resta il fatto di aver speso oltre un milione e mezzo di euro per avviare l’agognata riorganizzazione della rete sanitaria jonica esistente. Un riassetto atteso dalla Comunità e funzionale a garantire efficacia al processo di erogazione delle cure ospedaliere. Prescindendo, quindi, dalla data di consegna del nuovo ospedale, la ottimizzazione dei due presidi esistenti avrebbe dovuto essere un imperativo categorico.
La storia che non insegna
Nell’estate del ’19 nello Spoke Paola – Cetraro, una giovane donna perdeva la vita a seguito di complicazioni durante il parto. La mancanza di sangue nel presidio di Cetraro e l’attesa dell’invio di alcune sacche ematiche da Paola, generarono il peggio. Sebbene le due Località tirreniche siano distanti pochi km l’una dall’altra, il tempo impiegato a trasportare il prezioso liquido fu fatale. Come si può accordare, oggi, che un reparto come quello ginecologico jonico rimanga distante oltre 12 km di strada tortuosa e pericolosa da un centro trasfusionale e da una terapia intensiva? Come può essere consentito a un Management aziendale di sottostare alle ingerenze di chi tratta il pubblico servizio come una questione privata? E non cerchiamo, in questa circostanza, la scusa della centralizzazione sanitaria su Cosenza. Perché Cosenza, in questa vicenda, non c’entra assolutamente nulla. È il richiamo dello sterile campanile, piuttosto, a farla da padrone. È il tornaconto dell’orticello elettorale che detta leggi in riva allo Jonio. Non lamentiamoci, quindi, se altrove ci considerano un popolo con l’anello al naso. Perché sottacere a tali brutalità istituzionali, non è da Classi Dirigenti emancipate. Piuttosto, qualifica Quadri direttivi proni al volere del politicante di turno.
Un invito alla lungimiranza
Con scandalosa approssimazione e dilagante pressapochismo politico è stato nei fatti inibito il primo tassello di una più vasta riorganizzazione finalizzata a ottimizzare l’offerta sanitaria dello Spoke di Corigliano-Rossano. Un ospedale che seppur ospitato nelle due aree della Città, non resta a servizio dei rispettivi nuclei urbani, ma si rivolge a un territorio di circa 200mila ab. Eppure, Istituzioni miopi, evidentemente caratterizzate da mancata consapevolezza, continuano a obliare sulla reale funzione che dovrebbe essere espletata dalle strutture ospedaliere: impalcature pubbliche al servizio delle collettività e non già delle Località ospitati gli stabilimenti. D’altronde, impedire il trasferimento di reparto da un presidio all’altro non può certo essere inteso come pratica di buona politica. Piuttosto, gli Establishment dovrebbero impegnarsi al fine di costruire un embrione di normalità sanitaria. E, certamente, lasciare l’attuale inquadramento e commistione dei reparti tra i due presidi non può essere assolutamente inteso come intervento che lasci presagire un benché minimo quantum di sicurezza alle Popolazioni della Sibaritide tutta.
Domenico Mazza – Comitato Magna Graecia









