dal blog La Bandiera Rossoblù (https://labandierarossoblu.wordpress.com/2022/12/22/ce-chi-dice-no/?fbclid=IwAR1dy1ICflno7zYw6xCgZuKo-cELGAdOI-2r0r4z7i5Slkr7GR67jeQA3fY)
C’è qualcuno
Che non sa
Più cos’è un uomo
C’è qualcuno
Che non ha
Rispetto per nessuno
Vasco Rossi
Il famoso medico e biologo Alexis Carrel una volta ha scritto: “E’ meno arduo salmodiare formule o sonnecchiare sui principi, che cercare laboriosamente come sono fatte le cose e quale sia il metodo per servirsene.” Anche questo principio – che non si applica ovviamente solo al campo medico scientifico – rientra nelle numerose mancanze che possiamo attribuire a questa Società in chiusura del 2022. Eh sì, perché, pure in questa stagione, di salmodie che celebravano l’operato del Cosenza di Guarascio ne abbiamo sentito tante. Persino quando mi sono permesso di dire che il ritiro e l’accordo per il campo di allenamento erano dei buoni piccoli passi, schiere di servi in livrea non hanno perso l’occasione per sentirsi attaccati e riprendere il loro stonato “Gloria a te” nei confronti del Presidente. Ma di fatto le cose stavano diversamente. E stavolta tutta la tifoseria (quella vera) si era messa in posizione di attesa, senza lasciarsi andare a facili entusiasmi, per aspettare al varco la strategia (se così la vogliamo chiamare!) che aveva messo su Gemmi con Guarascio.
L’addio di Bisoli, voluto dal Presidente esclusivamente per motivi economici – diffidate di chi prova a sostenere il contrario – era stato avallato per ricorrere al più aziendalista (ed economico) Dionigi. Così, nel frattempo si poteva operare non operando sul mercato, e prendere tempo per risparmiare. Probabilmente quelli del cerchio magico erano ormai convinti che l’ambiente fosse così anestetizzato che, quando il solito problemino dei risultati e della rosa assemblata male – puntualmente dalla fine di ottobre – ha iniziato a farsi vedere, pensavano che le suddette salmodie avrebbero coperto il coro di critiche per l’ennesima stagione buttata al vento e senza programmazione. E invece no! La tifoseria, soprattutto quella organizzata, aspettava pronta.
Intendiamoci, non è che si sperasse che le cose andassero male. Semplicemente, erano ed eravamo tutti consapevoli che quello che avevamo salvato miracolosamente contro il Vicenza non si poteva più dilapidare in maniera così gretta e sciocca. Del resto, se proprio in quella partita in curva nord avevano esposto uno striscione che recitava “Siamo fuoco sotto la cenere”, qualcosa si capiva già, no?
Da anni poi sto assistendo nei vari programmi all’utilizzo incessante di una parola in maniera impropria. Patrimonio. Tipo che “la serie B è un patrimonio che la città deve difendere”, oppure “perdere la Serie B, significa perdere un patrimonio importante”. Peccato che, alla resa dei conti, gli unici che hanno SEMPRE cercato di difenderlo con i fatti questo patrimonio siano sempre e solo i tifosi! Non mi pare che le istituzioni o la Società abbiano profuso tutte le loro energie in quella direzione da 2018 ad oggi . E qui arriviamo all’ultima, delirante situazione che abbiamo vissuto questa settimana. Tempo fa abbiamo pubblicato un piccolo (ed incompleto) elenco di tutte le malefatte combinate da Guarascio da quando è in sella alla Società. Ma, francamente, mai mi sarei aspettato che provasse pure a zittire i tifosi che lo contestano con le multe e le minacce!
Ma andiamo con ordine.
A far capire che stava arrivando una bella bufera ci aveva pensato Giuseppe Milicchio il 12 Dicembre, con un post stringato su facebook che recitava: “DASPO IN ARRIVO”. La cosa aveva pure urtato chi ne voleva sapere di più, accusando lo stesso Milicchio di non “informare adeguatamente i fatti con post incompleti”. Peccato che nessun giornalista però si fosse intanto preso la briga di approfondire la cosa. A far capire qualcosa ci avrebbe pensato il capo degli Anni Ottanta, Pietro Garritano, anche lui su facebook, giorno 13 Dicembre scrivendo: “FINCHE’ HO FIATO, VENGO IN CURVA E TI CONTESTO”
Lì, anche se ancora un po’ nebuloso, era tutto chiaro. La curva era stata colpita. Come? Anche stavolta la stampa latitava. Ed iniziava il solito, interminabile, balletto di voci di dentro che anima la nostra città quando non si ha una versione ufficiale. 15 Daspo. No sono di più. No è un multa per un presunto coro. Si ma il coro non era contro di lui. Li hanno portati in questura e li hanno minacciati. No, gli è arrivata la notifica, ma non ci sono prove.
Nel frattempo, se ne occupavano distrattamente una trasmissione in streaming e qualche articolo – fra i quali segnalo un sito che riportava la notizia assieme ad una operazione antidroga con “grande lavoro della questura” -, niente di più. Si dovrà aspettare, com’era prevedibile il comunicato degli anni Ottanta, per capire cosa fosse successo.
Se qualcuno se lo fosse perso, lo ripropongo integralmente:

Pensavamo potesse esserci un limite alla vergogna di questa società e questo presidente che da anni mortificano tutta la tifoseria cosentina, ma evidentemente ci sbagliavamo.
Non bastava l’ennesimo campionato pietoso, con una squadra messa in piedi ancora una volta con i saldi di fine mercato che sta sprofondando sempre più in fondo alla classifica, come ampiamente prevedibile. Adesso il presidentissimo Guarascio ha deciso anche di chiudere la bocca ai tifosi e agli ultras che lo contestano. Una multa è stata notificata ad uno dei nostri lanciacori per aver osato intonare un coro offensivo, accompagnata da minacce di DASPO.
Del resto l’imprenditore lametino non è nuovo a gesti di questo tipo: già qualche anno fa aveva applicato il cosiddetto “daspo societario” ad un tifoso ultrasessantenne che aveva osato contestarlo nella tribuna centrale. Sappiano, però, il presidente e i solerti tutori dell’ordine che non sarà certo una multa o la minaccia di qualche DASPO a fermare la nostra protesta contro questa ridicola società. Come sempre successo nella storia, anche calcistica, di questa città, la limitazione della libertà d’espressione e di dissenso si trasformerà in un boomerang verso chi la invoca e chi la applica. Con buona pace per la corte di lecchini del padrone che per un accredito o qualche notizia di calciomercato in anteprima ha venduto anche la dignità.
Domani, in occasione della partita contro l’Ascoli, saremo presenti come sempre sui gradoni della Curva Nord “Catena”, ma staremo in silenzio per i primi 15 minuti. Un silenzio assordante, che serva a far riflettere su quale sarebbe l’atmosfera nel nostro stadio senza la spinta e la passione del suo pubblico. Dopodichè inizieremo a tifare per i nostri colori, a sostenere la squadra e a contestare questa società, come abbiamo sempre fatto in questi anni e come faremo fino a quando avremo fiato in gola. Se ne faccia una ragione, caro presidente…
IL COSENZA E’ DEL SUO POPOLO… GUARASCIO VATTENE!
E fin qui era evidente che la solita visione distorta della Società aveva raggiunto il suo massimo! Perché, con una squadra in caduta libera, quale tifoseria intonerebbe cori di giubilo alla proprietà? Quale società potrebbe sognarsi di pretendere di non essere contestata?
Ma già, come vi ho scritto prima, evidentemente al presidente le salmodie che gli riservano ogni giorno i servi in livrea non bastano più, c’è bisogno che si accordi per amore o per forza anche il tifo organizzato. Che però da sempre risponde picche a questa impensabile pretesa. Quindi che si fa? La cosa più indegna! Si prova ad emarginarli.
Peccato che, anche stavolta, questa proprietà abbia agito senza tenere presente la storia del nostro tifo. E infatti, le altre frange e i gruppi, come gli anni Ottanta, tutte eredi dei leggendari Nuclei Sconvolti e del loro spirito , hanno subito condiviso il messaggio, annunciando che anche loro avrebbero scioperato per 15′ la domenica. Anche la curva Sud, i cui rapporti con la nord non hanno mai brillato dalla scissione, ha mostrato la parte più pura e vera del tifo cosentino.
Come giustamente ha scritto Gabriele Carchidi: “Gargamella è riuscito nella straordinaria impresa di mettere d’accordo Curva Sud e Curva Nord. Oggi, per la partita casalinga contro l’Ascoli, tutto lo stadio Marulla lo ha contestato compatto. Eh sì, perché Gargamella, che è un perfezionista, stavolta ha voluto strafare”.
E domenica è andata esattamente così, con un tifoseria che ha risposto sdegnata a questa forma di intimidazione legalizzata. Senza arretrare di un centimetro. Ma visto che quest’anno Guarascio ha deciso che vuole fare un tantinello meglio su tutto, ecco il colpo finale.
Nonostante l’assenza dei tifosi ascolani (visto l’obbligo della tessera del tifoso) e con pochissimi supporter venuti dalle Marche – quindi il rischio di ordine pubblico era ridotto praticamente a zero – , i tifosi che sono entrati in curva nord sono stati perquisiti persino col metal detector. Ne avevo già parlato lunedì, ma torno su questo argomento perchè merita rilievo il modo in cui tutto questo è stato totalmente ignorato. Da istituzioni (ma di quello ce ne occuperemo domani) e dai molti giornalisti.
Si, perchè l’aspetto più grottesco è dato proprio dal modo in cui il tifo organizzato del Cosenza è stato trattato dalla maggior parte dei media. La storia delle perquisizioni era emersa nella trasmissione post partita di Milicchio, ma niente, nessuno dopo ha sentito la necessità di approfondire. Senza contare che alcuni di questi giornalisti – proprio mentre la notizia delle multe usciva in maniera prepotente – erano tranquillamente a farsi un aperitivo con la Società e a brindare al Natale. E qui, permettetemi la digressione, immagino come hanno fatto sentire con “veemenza” la necessità di rinforzare la squadra a Gennaio! Magari mentre la loro caricatura prendeva forma. Il vibrante e accorato appello per alcuni di questi sarà stato più o meno così:
“Presidente (chomp chomp, rumore di mascelle che masticano senza sosta), però (chomp chomp) ….cerchiamo di rinforzarci a Gennaio….”
Ma poi è tutto l’insieme ad avermi lasciato allibito. Come detto, noi del Blog non siamo giornalisti, ma conosciamo benissimo la regola delle 5W del giornalismo, cioè Who? [«Chi?»] What? [«Che cosa?»] When? [«Quando?»] Where? [«Dove?»] Why? [«Perché?»]. E la protesta di domenica era pienamente dentro questa regola. Guardate questo esempio.
[«Chi?»] La Tifoseria organizzata [«Che cosa?»] è rimasta in silenzio per 15 minuti [«Quando?»] domenica [«Dove?»] allo stadio, durante la partita [«Perché?»]per contestare la Società ed il provvedimento che ha preso contro alcuni di loro.
Semplice no? E ho volutamente omesso le perquisizioni .
E invece lunedì mi sono ritrovato una trasmissione che diceva : “C’è stata una protesta dei tifosi, che sono stati 15 minuti in silenzio…..poi però hanno ripreso a tifare, eh?”. Ma approfondire sul perché no? Non sia mai che al prossimo the giornalisti party non si possa avere il pass! Guarascio, si è capito, è un tantinello permaloso e selettivo su queste cose. Soprattutto, non sopporta se c’è chi dice no. E, malgrado faccia finta di niente, sa benissimo che non è una sparuta minoranza. Quella semmai va identificata con chi gli sta intorno.
Ormai Natale è dietro le porte. E se qualcuno di quelli che fa ancora finta di non vedere cosa sta succedendo segue la tradizione di andare alla messa di mezzanotte (io, per abitudine, vado a Santa Teresa), stia più attento del solito quando si arriva al Confesso. Perché quando si dice “in pensieri, parole, opere ed omissioni. Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa” la mano, oltre che sul petto e sul cuore, se la dovrebbero battere sulla coscienza.
Ve lo ripeto: un giorno il Cosenza di Guarascio finirà, ma il Cosenza Calcio no. E voi ora avete pure offeso la nostra orgogliosa, ferita, ma mai doma tifoseria. A cui vanno i miei più affettuosi Auguri di Buon Natale.