Cosenza, l’altra metà del romanzo criminale: Occhiuto, Piromallo e le proroghe mafiose agli “amici del calcetto”

Nelle quasi seimila pagine, scritte dalla Dda di Catanzaro, che raccontano “uno spaccato del romanzo criminale” della citta unica di Cosenza/Rende, i protagonisti principali sono sostanzialmente 7: Francesco Patitucci, Roberto Porcaro, Michele Di Puppo, “Renato” Piromallo, Rosanna Garofalo, Silvia Guido, e ovviamente Marcello Mazzetta Manna che rappresenta l’anello di congiunzione del potere occulto massonico con le ‘ndrine confederate finite nella rete di Gratteri.

Già, perché quello trattato nelle quasi 6000 pagine dagli investigatori è relativo, solo ed esclusivamente, all’attività criminale della “segreta paranza” che componeva il “cerchio magico” di Patitucci. È chiaro a tutti che quella narrata fino ad ora dagli investigatori è una “storia criminale a metà”, manca l’altra metà del romanzo criminale cittadino, appena accennata e volutamente lasciata in sospeso nella richiesta di misure cautelari presentata dai pm della Dda di Catanzaro al Gip. Ogni qualvolta l’argomento toccato dai protagonisti riguarda l’altra faccia delle paranze cosentine e i loro legami con la pubblica amministrazione, l’approfondimento investigativo è “omissato”, segno evidente che qualcuno ha già scritto il secondo capitolo del romanzo criminale della città unica di Cosenza/Rende.

A conferma di ciò le parole pronunciate da Francesco Patitucci nel salotto di casa sua, dove non solo annuncia in anteprima mondiale la “retata” dei 204 del 1° settembre, ma addirittura informa il suo amico del cuore Michele Di Puppo che ne seguirà un’altra di oltre 100 persone. E come si sa Patitucci ci azzecca. Ed è proprio nel salotto di casa Patitucci che si svolge la prima parte del romanzo criminale cittadino. Centinaia e centinaia sono le pagine dove Patitucci, quasi sempre in compagnia della moglie e di Silvia Guido, narra le sue gesta criminali e quelle dei suoi sodali. Pianifica, elabora strategie, e si muove con il piglio di chi la sempre “più lunga degli altri”. Riceve i tanti personaggi del sottobosco criminale ai quali impartisce direttive e regole d’ingaggio, ma è solo con la moglie, Michele Di Puppo, Renato Piromallo e Silvia Guido, che Patitucci affronta gli argomenti più intimi della paranza, quello che i picciotti non devono sapere: i legami con la politica e la massoneria deviata.

Patitucci in uno dei tanti colloqui registrati dagli investigatori, dove confessa a sua insaputa, dice chiaramente alla moglie che se serve qualcosa al Comune di Rende se la vede lui, ma se serve qualcosa al Comune di Cosenza bisogna rivolgersi a Mario Renato Piromallo che con il quarto piano di Palazzo dei Bruzi ha ottimi legami. Ed è proprio a lui che Patitucci si rivolge, ad esempio, quando ha bisogno di sistemare qualcuno nelle cooperative del Comune, o per ottenere permessi, affidamenti, e concessioni di beni pubblici. Un ruolo che è lo stesso Renato Piromallo a confessare a sua insaputa in una delle tante intercettazioni che lo riguardano. Gli investigatori seguono da tempo i movimenti di Renato e dei suoi sodali che intercettati parlano a ruota libera dei traffici legati al business della strutture sportive pubbliche a loro affidate dall’allora amministrazione Occhiuto, e in particolare i campi di calcetto di via Pertini (Vaglio Lise). Secondo la Dda di Catanzaro, il vero proprietario delle strutture è Mario “Renato” Piromallo, e il legale rappresentante dell’associazione “amici del calcetto” Alessandro Cariati, il suo prestanome. Della gestione fanno parte anche Massimo Maione e Giuseppe Piromallo, figlio di Mario “Renato”.

Gli investigatori fanno il punto sulla concessione delle strutture e scoprono che “la giunta Occhiuto nel 2015 affida la gestione del campetto all’associazione riconducibile al Piromallo fino al 2021. E nel 2018 il Comune di Cosenza, con determina dirigenziale n. 2253/2018, a firma del direttore di settore Francesco Converso, ha concesso alla società “Asd Amici del calcetto”, una proroga di otto anni, consecutivi alla scadenza (2021)”.

E sul punto gli investigatori sottolineano che è proprio Mario Occhiuto ad inaugurare la struttura di via Pertini il 7 aprile del 2016 e cioè mentre è in corso la campagna elettorale per le elezioni comunali (le elezioni si sono svolte il 5 giugno 2016) all’esito delle quali lo stesso Occhiuto sarà riconfermato nella carica di primo cittadino.

E aggiungono che in sostanza la gestione della struttura è da considerarsi “una vera e propria attività commerciale che ha tuttavia la peculiarità di non comportare rischi d’impresa attesto che per l’intera durata del primo affidamento (periodo 2015-2021) è stato versato in favore del comune di Cosenza un canone di appena 3mila euro, e lo stesso dovrà essere versato per il secondo periodo di affidamento (2021-2029), atteso che con la succitata determina del 2018, il Comune di Cosenza ha prorogato il termine fino al 2029”.

In pratica l’associazione ha versato al Comune in 6 anni di gestione la somma di 40 euro al mese. Con un danno erariale che il sindaco Franz nel suo appello del 9 settembre (otto giorni dopo il blitz, e dopo aver letto l’ordinanza), sulla situazione delle strutture sportive pubbliche affidate ai privati, quantifica in oltre un milione di euro. E nonostante l’associazione non versasse il canone alla pubblica amministrazione, Mario Occhiuto dà ordine a Francesco Converso di rinnovare il contratto a Piromallo fino al 2029.

Francesco Converso

Sulla proroga che Occhiuto concede generosamente a Piromallo la Dda riferisce anche che: “la proroga anticipata è stata concessa, stando a quanto si legge nella determinazione dirigenziale di che trattasi, in seguito alla richiesta di proroga di otto anni formulata dalla stessa società sportiva, per una sua eventuale partecipazione al bando con la quale la Regione Calabria concedeva contributi in conto capitale ed in conto interessi per interventi di edilizia sportiva, ad Enti pubblici, in qualità di gestori/concessionari di impianti sportivi di proprietà pubblica e a uso pubblico”. Un chiaro pretesto, quello della partecipazione al bando regionale, per gli investigatori, utilizzato dal Piromallo “per poter permanere nella gestione dell’impianto sportivo in parola fino al 2029, assicurandosi in tal modo, ancora per molti anni, le ingenti entrate generate dalle attività svolte all’interno di esso che si sostanziano, principalmente, nell’affitto dei campi di calcetto in occasione di partite amatoriali, ma anche nella vendita di generi alimentari all’ampia platea di clienti che frequenta la struttura”.

È chiaro che il Piromallo ottiene la concessione grazie ai suoi agganci al Comune. Il che conferma quello che Patitucci sostiene su di lui. E’ Renato l’unico in grado di ottenere favori di un certo tipo dal comune. E il suo principale referente è Francesco Converso, il firmatutto preferito da Mario Occhiuto. Dirigente del settore “lavori pubblici” al quarto piano di Palazzo dei Bruzi. A confermare tutto questo una intercettazione tra Maione e tale “uomo” captata dagli investigatori. Maione e il suo interlocutore (di cui gli investigatori nascondono l’identità) stanno discutendo del rinnovo della concessione da parte del Comune di un terzo campetto di calcetto, e Maione racconta che insieme a Giuseppe Piromallo e Alessandro Cariati si erano recati proprio dall’ingegnere Converso per sollecitare la firma della concessione, e questo non era per niente piaciuto a Renato Piromallo il quale si era subito “attivato” per fare una bella tirata di orecchie ai tre. Non potendo fare di più, vista la presenza del figlio nel terzetto. E dice: “ha detto zio Renato… dove state andando?… quando dovete andare al Comune da Converso (dovete prima parlare con me)… sopra (al quarto piano) ci andate in questa maniera?… (siete) tre pezzenti… proprio… tipo mujaddin…”. Maione conclude dicendo al suo misterioso interlocutore: “ si è messo in mezzo lui (Piromallo… e mo’ risolve)… si ci è proprio fissato…”.

Massimo Maione non ha freni e continua a raccontare al suo sconosciuto interlocutore che è proprio grazie all’appoggio elettorale dato a Mario Occhiuto che hanno ottenuto le concessioni. Una confessione chiara sul voto di scambio politico mafioso che non lascia spazio a dubbi. Queste le parole di Maione sulla caduta di Mario Occhiuto nel 2016, e sulle “nuove” elezioni: “noi il voto glielo abbiamo dato tutti… hai capito che ti voglio dire…?” e rincara la dose: “Non ti scordare che quando abbiamo aperto qui il nastro glielo abbiamo fatto tagliare a lui, hai capito che voglio dire”. Come a dire: Mario Occhiuto è un amico serio, e vedrai che anche questa terza concessione la firmerà. Però stiamo attenti a non far incazzare Renato, la prossima volta, prima di andare da Converso, parliamo prima con lui.