Cosenza provincia di Rende

Il titolo “Cosenza provincia di Rende” potrebbe sembrare una provocazione ma non lo è per niente. Si tratta solo dell’amara realtà per una città come Cosenza che col passare degli anni e soprattutto dopo dieci anni di “massacro” dovuti ai due mandati di sindaco di Mario Occhiuto, è finita nel baratro. Per la prima volta nella sua storia, Cosenza è “fallita” con un devastante dissesto finanziario di oltre 500 milioni di euro come se fosse una delle 18 aziende fallite del cazzaro. La città è stata sventrata proprio nel punto in cui il vecchio Giacomo Mancini aveva previsto il suo maggiore sviluppo ovvero il Viale Parco, che è diventato una farsa… Per non parlare delle inguardabili “piazze” sorte sotto la dittatura occhiutiana e in particolare del disastro di piazza Fera, sequestrata fino all’altro giorno in virtù di un appalto mafioso insabbiato vergognosamente dalla magistratura corrotta di Cosenza e Catanzaro, e che è rimasta in pieno centro a rappresentare con il suo squallore, il nulla della malapolitica cosentina.

E se guardiamo al centro storico, peggio che andar di notte: ormai non esiste più anche quella Cosenza vecchia che Giacomo Mancini in qualche modo aveva “ripreso” e che oggi è diventata una immensa distesa di… macerie. Con in testa quel che rimane del nostro Castello Svevo, prima ridotto a lounge-bar dai parassiti della movida e adesso abbandonato al suo triste destino.

E vogliamo parlare del paesaggio fluviale che è stato irrimediabilmente sconciato dall’enorme e costosissimo Ponte dei Vavusi che collega il nulla con il nulla? Il suddetto ponte è talmente fuori scala che persino la carcassa del Planetario -altro monumento vivente del fallimento della politica – è, al suo cospetto, ridicolmente piccolo.

Ma se il decennio occhiutiano è stato quello che è stato, questi 4 anni di sindacatura adamiana mascherata col pennacchio di Franz Caruso sono stati altrettanto devastanti. La figlia di Adamo ha in mano tutta la zona dei Rivocati mentre quella della Riforma, in perfetta continuità con Occhiuto, è rimasta nelle grinfie del duo Pianini-Scarpelli. Per aggirare il dissesto, sono arrivati i soldi del Pnrr e i famigli, i cortigiani e le cameriere della cricca di Adamo hanno fatto e stanno facendo manbassa di finanziamenti completando il deturpamento della Città…

A tutta questa sequela impressionante di devastazioni mancava l’ultimo tassello ovvero l’ospedale e anche questa mazzata è puntualmente arrivata. L’anno scorso, a dicembre, Mario Occhiuto blaterava del rischio di “secessione” per l’avanzata di Corigliano-Rossano e ovviamente diceva un sacco di cazzate. In verità, Cosenza adesso, dopo il ritorno di Sandro Principe nella sua città, è a tutti gli effetti “provincia di Rende” e non solo perché il nuovo ospedale sorgerà ad Arcavacata ma anche e soprattutto per tutte le opere complementari che l’accompagneranno. Anche Rende ha vissuto un decennio devastante con l’umiliazione dello scioglimento per mafia ma il referendum per la città unica ha rappresentato il preludio per la rinascita con il ritorno del suo sindaco “naturale”, che dall’alto della sua esperienza e della sua “visione” ci ha messo due minuti ad infilarsi nel sacco i rivali cosentini prendendoli amabilmente… per il culo. E così, dopo i trionfi nel referendum e alle Comunali, Principe s’è messo d’accordo con Occhiuto e ha chiuso la partita dell’ospedale in quattro e quattr’otto.

Ci vuole davvero una assurda dose di faccia tosta da parte degli attuali governanti di Cosenza a dire che stanno “lavorando” per far crescere la Città, alla quale – con il loro colpo di grazia – è stato tolto ogni ruolo di centro direzionale. Ieri è andato in scena un grottesco consiglio comunale nel corso del quale abbiano sentito solo chiacchiere e lamentele tardive da parte di chi si è svegliato con colpevole ritardo quando ormai non c’è più niente da fare. E anche se è difficile e amaro accettarlo, oggi dire che “Cosenza è provincia di Rende” non è per niente una provocazione ma solo la realtà dei fatti.