Crotone 2026. Pingitore lancia un appello: “Serve un fronte comune per fermare Voce”

NOTA STAMPA IGINIO PINGITORE, CONSIGLIERE COMUNALE CROTONE

Il 4 gennaio il sindaco di Crotone, dal suo profilo Facebook, ha lanciato una provocazione dal titolo: “E gli altri candidati a sindaco?”. Non condivido il contenuto complessivo della sua esternazione, ma devo riconoscere che una verità la dice: oggi, ufficialmente, sulla scena politica cittadina c’è solo lui, in quanto sindaco uscente. Probabilmente lo ha fatto per cominciare a “studiare” il suo avversario, rivendicando risultati e forza elettorale. È una mossa politica comprensibile. Ma proprio perché Crotone è una città matura, oggi serve un confronto più alto e più vero. La vera domanda non è chi vincerà, ma Crotone ha bisogno di qualcosa che vada oltre le paure di perdere un seggio, oltre i calcoli sulle percentuali e oltre le candidature individuali. Serve un fronte comune cittadino, largo, credibile e plurale, costruito su persone, competenze e idee, non su appartenenze rigide.

Crotone ha bisogno di qualcosa che vada oltre le paure di perdere un seggio, oltre i calcoli sulle percentuali e oltre le candidature individuali. Serve un fronte comune cittadino, largo, credibile e plurale, costruito su persone, competenze e idee, non su appartenenze rigide. Da tempo Vito Barresi ha espresso la propria disponibilità e, in altri ambiti, in questi mesi sono circolati diversi nomi. Ma diciamolo chiaramente: non sono ancora emerse candidature ufficiali alternative al Sindaco VoceNon è stata ufficializzata nemmeno quella dell’illustre imprenditore Sergio Torromino, indicato da mesi come possibile candidato nell’ambito del centrodestra. Una figura che sembra riscuotere apprezzamento in città, ma rispetto alla quale Fratelli d’Italia appare concentrata su altre ipotesi, senza che ad oggi sia stata sciolta alcuna riserva. Dal cosiddetto “fronte largo”, poi, non emerge nulla: al momento non vi è alcuna ipotesi concreta né una proposta politicamente visibile. Oggi, nei fatti, c’è solo Enzo Voce. Insomma che città vogliamo nei prossimi dieci anni? Ed è proprio per questo che sento il dovere di intervenire.

Lo faccio nel mio ruolo di capogruppo di “Stanchi dei Soliti”, il gruppo consiliare più numeroso che la città abbia mai avuto in Consiglio comunale. Un ruolo che impone responsabilità, non silenzi. Da consigliere comunale che ha scelto, con senso di responsabilità, di abbandonare la maggioranza, sento il dovere di parlare con chiarezza alla città. Ho sostenuto questo Sindaco all’inizio del mandato perché credevo in un progetto di cambiamento reale. Ho lasciato quando è diventato evidente che le aspettative di rinnovamento, partecipazione e discontinuità promesse ai cittadini non erano state compiute. Io e il mio gruppo non abbiamo lasciato per convenienza politica, ma per coerenza.

Oggi, di fronte a dichiarazioni trionfalistiche, è necessario riportare il dibattito su un piano più serio e più utile alla città. Il Sindaco elenca cantieri e processi avviati. Ammesso che alcune opere siano state realizzate, è bene dirlo con franchezza: una città non cresce solo con un elenco di opere. Una città cresce se riduce le disuguaglianze, se trattiene i giovani, se crea lavoro stabile, se rende protagonisti i quartieri, se restituisce fiducia a chi oggi non vota più. Su tutto questo, Crotone non ha visto risposte concrete. Le grandi questioni restano aperte: l’ambiente e le bonifiche mai realmente affrontate; un distretto energetico selvaggio; una sanità allo stremo, con un ospedale ormai ridotto a poliambulatorio; porto e aeroporto privi di una reale prospettiva di sviluppo; fino alla strategica questione idrica e fognaria. Su quest’ultimo fronte, oltre ai continui disservizi e alle carenze domestiche, le tubature per la raccolta delle acque bianche collassano alle prime piogge, infangando e allagando puntualmente la città e danneggiando l’attività delle imprese e dei commercianti. Emblematica, in questo senso, è la vicenda delle piscine comunali, sulla quale l’amministrazione comunale è clamorosamente naufragata e che restano ancora chiuse.  Senza dimenticare la vicenda di via Israele: le dimissioni annunciate dal Sindaco e ritirate nel giro di poche ore hanno prodotto un effetto mediatico negativo a livello nazionale, contribuendo ad alimentare sfiducia e disorientamento nella cittadinanza. E l’elenco potrebbe continuare.

Il dibattito politico deve aprirsi ora. In queste condizioni, la città rischia di sprofondare ulteriormente. Per battere Vincenzo Voce, e lo dico non da potenziale candidato, poiché non ho ancora sciolto la riserva sulla mia eventuale candidatura al Consiglio comunale, ma per cognizione di fatto, conoscendo bene il modo in cui questa amministrazione opera sul piano politico e del consenso, non basta sommare candidature né improvvisare soluzioni. Prima ancora dei nomi, serve un percorso condiviso che metta davvero al centro la comunità. Se vogliamo guardare al futuro, il punto di partenza deve essere un confronto aperto e sincero, ormai non più rinviabile. Senza questo passaggio, tutto è destinato a fallire e a vincere sarà, ancora una volta, chi oggi governa. Per questo tutte le forze politiche e associative, consiglieri, amministratori e cittadini impegnati dovranno costruire un fronte comune unitario. Divisi non si vince. E, soprattutto, divisi si consegna la città all’autosufficienza di chi governa senza ascoltare.