Crotone. Dal caso Ioppoli all’illusione dell’invincibilità: il sindaco e il racconto a senso unico della città

Fonte: U’Ruccularu

A Crotone è rimasta gente che non è mai uscita da Passovecchio.
Ed è normale che giustificano tutto per quattro cantieri che non hanno mai visto.

Dal caso Ioppoli all’illusione dell’invincibilità: il sindaco e il racconto a senso unico della città
Tra piazze plaudenti, cantieri elevati a prova di grandezza e una narrazione mediatica senza contraddittorio, cresce la distanza tra realtà e propaganda
Dopo i fatti di Ioppoli, il sindaco di Crotone Vincenzo Voce ne è uscito politicamente rafforzato, non indebolito.
Un passaggio che segna uno spartiacque nella sua parabola amministrativa e nel modo in cui oggi interpreta il rapporto con la città.

Prima di ritirare le dimissioni, Voce è sceso in strada, ha “tastato il terreno”, ha ascoltato gli umori e, soprattutto, ha misurato la disponibilità di una parte della piazza ad acclamarlo.
Il risultato è stato chiaro: applausi, incoraggiamenti, legittimazione popolare.
Da lì, la convinzione di essere uscito vincente.
Attorno a quella vicenda si è costruito un racconto indulgente, spesso autoassolutorio.

Sui social, alcuni sostenitori del sindaco cioè i 4 cani dei Voce Boys quelli sempre pronti a difendere a prescindere, sono arrivati a giustificare l’accaduto, raccontando persino ai propri figli che tutto sarebbe stato frutto di una provocazione.
Un passaggio inquietante, perché normalizza i fatti, li relativizza e li trasforma in un episodio da archiviare, purché il leader resti saldo.
È così che si educa al tifo, non al senso critico.

Nel frattempo, una parte dei crotonesi sembra essersi accontentata di poco.
Quattro cantieri aperti, qualche opera visibile, e l’impressione, forse illusoria, che “finalmente qualcosa si muove”.
Tanto è bastato a molti per credere di trovarsi davanti a una stagione straordinaria, dimenticando anni di annunci, progetti incompiuti e risultati spesso modesti rispetto alle aspettative create. L’effetto è quello di una soddisfazione fragile, costruita più sulla percezione che sulla sostanza.
In questo clima, il sindaco si percepisce già vincente anche nella competizione elettorale che verrà.

Le sue parole, i suoi toni, il modo in cui parla degli altri candidati e degli scenari futuri tradiscono la convinzione che la partita sia sostanzialmente chiusa, che il consenso sia consolidato e che il resto sia solo contorno.
Una sicurezza alimentata anche da un sistema di comunicazione che raramente mette in discussione il racconto ufficiale, perchè chi gestisce gli eventi è anche editore di molti giornalisti.
Altro che stampa libera, altro che cane da guardia del potere!
La stampa, in più di un’occasione, ha finito per assomigliare ai telegiornali nazionali della Corea del Nord, dove va sempre tutto bene, i problemi non esistono e ogni scelta del leader è raccontata come necessaria, lungimirante, vincente.
Le voci critiche restano ai margini, il dissenso è ridotto a rumore di fondo, mentre la narrazione dominante procede compatta e rassicurante.
Ma la realtà, come sempre, è più complessa.
E prima o poi presenta il conto.
Perché l’acclamazione di una piazza non è un assegno in bianco, i cantieri non sono una visione di città e la propaganda non sostituisce il confronto. La competizione elettorale non si vince solo raccontando che va tutto bene, ma dimostrando che tutti stanno davvero meglio.
E su questo, al di là degli applausi e dei titoli compiacenti, il giudizio finale spetterà ai cittadini.