Ex Mercati Generali: tra amianto, interessi e omissioni
Fonte: U’Ruccularu
C’è una scuola. C’è il vento. Ci sono ragazzi che aspettano il pullman al mattino, che escono all’ora di pranzo, che respirano senza saperlo.
E poi, a cento metri in linea d’aria, ci sono i capannoni degli ex Mercati Generali di Crotone: tetti in eternit che si sbriciolano, polvere che vola, fibre che non fanno rumore.
Non è una metafora. È cronaca.
Domenica 4 gennaio 2026 il sopralluogo del comitato Cittadini Liberi ha rimesso tutto sotto gli occhi della città: un’area che dovrebbe essere sigillata è invece attraversabile, frequentata, persino abitata. Graffiti freschi, oggetti di vita quotidiana, rifiuti recenti.
Un luogo dove si entra, si resta, si respira. Sotto sequestro, ma aperto.
Pericoloso, ma accessibile. La risposta istituzionale non si è fatta attendere. Ovviamente, è arrivata attraverso i canali più graditi al sindaco. Sulle pagine della testata locale foraggiata da questa amministrazione con fondi riconducibili al progetto Antica Kroton.
Il vicesindaco Sandro Cretella ha parlato di “fase cruciale”, di “assenza di inerzia”, di “quantificazione dei costi” necessaria per procedere con l’esecuzione in danno.
Parole ordinate, lessico tecnico, richiami all’articolo 250 del Testo Unico Ambientale. Un racconto rassicurante. Che però scricchiola appena lo si appoggia ai fatti.
Perché i fatti dicono che non siamo all’inizio di un iter, ma alla fine di una storia che dura da anni. Un primo sequestro risale al 2015. Un’ordinanza commissariale impone la bonifica nel 2020. Il proprietario ricorre al TAR: perde. Ricorre al Consiglio di Stato: perde.
Arriva una condanna penale per omessa bonifica.
Eppure passano cinque anni senza che l’area venga messa in sicurezza.
Cinque anni in cui le fibre continuano a disperdersi, mentre intorno vivono persone, studiano ragazzi, si allenano atleti.
È qui che il racconto ufficiale si incrina davvero.
Cretella sostiene che oggi non sia possibile quantificare le somme necessarie all’intervento.
Ma questa affermazione è smentita documentalmente.
Lo ha ricordato Giuseppe Trocino, presidente ENPA e animatore del comitato Movimentando, in una diretta social realizzata non da una scrivania, ma davanti ai capannoni, con alle spalle una scuola.
In sede di processo penale, i tecnici comunali hanno già fornito una stima: circa due milioni di euro. Euro più, euro meno. Abbastanza per impegnare una spesa. Abbastanza per programmare. Abbastanza per agire.
Non solo. In questi stessi anni il Comune ha avuto a disposizione risorse straordinarie. Le royalties ENI, ad esempio, ammontano a circa 17 milioni di euro.
Fondi che avrebbero potuto essere utilizzati per mettere in sicurezza uno dei siti più pericolosi della città (subito dopo il SIN) impedendo nuovi abbandoni di rifiuti, chiudendo gli accessi, proteggendo la popolazione.
Nulla di tutto questo è stato fatto. Oggi si parla di urgenza. Ma è un’urgenza che arriva dopo un lustro di immobilità.
C’è poi una frase, nella replica del vicesindaco, che pesa più delle altre: il Comune, dice Cretella, non avrebbe “alcuna incombenza di controllo” su un’area privata. È un’affermazione che, in presenza di amianto friabile e di un rischio sanitario conclamato, suona quantomeno azzardata.
La tutela della salute pubblica non conosce recinzioni catastali.
Quando esiste un pericolo attuale e concreto, l’ente pubblico ha il dovere di intervenire: interdizione immediata, messa in sicurezza, ordinanze contingibili e urgenti.
Non è attivismo: è diritto amministrativo elementare.
A maggior ragione per una giunta composta in larga parte da avvocati, assessore all’ambiente compreso.
Il confronto diventa ancora più stridente se si guarda ad altri interventi recenti.
In via Israele, il Comune ha affidato in tempi rapidissimi progettazioni milionarie, individuando professionisti, stanziando risorse e muovendo procedure complesse senza esitazioni. Lì i soldi si trovano.
Qui, davanti a una “bomba ecologica” certificata, si invoca la necessità di nuovi rilievi per capire quanto costa salvaguardare la vita.
La diretta di Trocino, davanti ai capannoni, ha il merito di spostare il discorso dal linguaggio alle conseguenze. Mostra lo spazio reale. Mostra la distanza reale.
Ricorda che per l’amianto non esiste una soglia di sicurezza e che il mesotelioma presenta il conto anche dopo trent’anni. Non parla di procedure: parla di persone.
E allora la domanda non è più se il Comune sia “inerte” o meno.
La domanda è un’altra, più scomoda: perché, potendo intervenire, non lo ha fatto? Perché oggi si parla di quantificare ciò che era già noto?
Perché l’urgenza amministrativa e realizzativa scatta solo quando a muoversi è il cemento delle palazzine?
A dirla tutta, va ricordato che gli ex Mercati Generali sono noti anche come “capannoni Ciliberto”, e che lo stesso cognome rimbalza su altre aree interessate da diritti di superficie che si intrecciano con terreni destinati o potenzialmente destinabili, a cantieri di Antica Kroton.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: la sensazione è che il costo dello smaltimento dell’amianto e le ricadute sulla salute pubblica siano entrati, a doppio filo, in una trattativa che unisce concessioni, diritti e interessi fondiari.
Un po’ come accade per la superficie su cui dovrebbero sorgere i 24 alloggi di via Israele, che sembra incrociare interessi di amici e parenti dentro e intorno al Palazzo Comunale.
Interessi e consulenze che rimbalzano fino a Cosenza.
Intanto, però, agli ex Mercati Generali non servono altre parole. Servono cancelli chiusi, tetti messi in sicurezza, bonifiche avviate.
Perché ogni giorno che passa, mentre si discute di fasi e di iter, qualcuno continua a respirare e morire.
E come ha ricordato lo stesso sindaco parlando degli alloggi come diritto alla casa, anche la salute è un diritto.
Così come praticare sport in sicurezza ai campetti di San Giorgio è un diritto.
Studiare e insegnare alla scuola Alcmeone in un luogo salubre è un diritto.
Vivere a Vescovatello e Gabelluccia in un ambiente sano è un diritto.
Poter usufruire dell’acqua pulita dei serbatoi di Vescovatello Alto è un diritto, oltre che un dovere collettivo difenderla: perché l’acqua è un bene comune ed è una risorsa sempre più a rischio.
Insomma, il vicesindaco Cretella (invece che che l’assessore all’ambiente De Renzo, ricordata solo per aver pubblicato il calendario della deblatizazione) tenta di salire in cattedra e di mescolare le carte, brandendo il Codice dell’Ambiente come un manuale universitario, affidando a un trafiletto sul quotidiano locale il compito di rassicurare la cittadinanza come se fosse una lezioncina da parte del professore.
Ma la verità è che, per come questa amministrazione agisce e governa, di diritto ambientale e di tutela della salute pubblica dimostra di saperne ben poco.
O forse, ed è peggio, spera di poter nascondere una verità ormai troppo chiara: A questa amministrazione la salute pubblica non interessa, se deve essere sacrificata sull’altare degli interessi.
E non importa se qualcuno si ammalerà o morirà, tanto non si potrà mai dimostrare.
Non si potrà mai correlare. Non si potrà mai imputare.
Ed è proprio questa la cosa più subdola…
…Che a Crotone, ad uccidere, non sono solo le multinazionali che, come cattivi maestri hanno saputo insegnare ai signorotti locali come intrecciare l’amianto ad interessi ed omissioni.









