di Santo Gioffrè
Addunca, come dicevano gli antichi… Visto che così tanti mi seguite, voglio spiegarvi bene quali sono state le tappe che ci hanno condotti a questo punto: CIOÈ, ALLA FINE DELLA STORIA.
1) Nel 2009, la Calabria, visto il fallimento di rinegoziare il Piano di Rientro dal Debito Sanitario, insieme ad altre 9 Regioni, entra in questo sistema di macelleria sociale (legge voluta, nel 2004 da Berlusconi per proteggere il Nord) assieme ad altre 8 Regioni, tra cui il Piemonte. Subito, al fine di far quadrare i conti (… dicevano…) nel 2010 succedono 3 cose tremende
A) chiusura di ben 18 ospedali B) Blocco del turnover, cioè chi andava in pensione non veniva sostituito. C) istituzione a Catanzaro della DBE, l’odierna Azienda Zero. Mentre tutte le altre sette Regioni, avendo il controllo totale delle loro ragionerie e degli uffici economici e finanziari delle loro Asp, ricostruivano lo stato dei debiti, contenziosi, pagamenti e riorganizzavano la rete ospedaliera e territoriale, in Calabria questo non accadde.
Le Asp di Reggio e Cosenza si trovavano completamente allo sbando, in quanto, soprattutto a Reggio, non esisteva alcuna contabilità economica e finanziaria ed era vittima di saccheggi stratosferici. Quali erano e sono i presupposti, assoluti, totalizzanti per uscire dal Piano di Rientro? Due sono (alla siciliana): 1) avere, per tre anni di seguito, bilanci in pareggio economico e non solo finanziario e, 2) avere i LEA con punteggi sopra i 160.
Ora, andiamo a noi.. non avendo, per nulla, aggiustato i conti, nel corso di ben 16 anni, perché nessuno lo ha mai voluto fare, eccetto i primi anni di gestione Scura, quando io ero all’Asp di Reggio, la Calabria non uscirà mai più dal Piano di Rientro. Mai, perché lo impediranno le altre Regioni che dai nostri disastri, mantengono la loro sanità, e perché non conviene a chi ci governa. Sotto l’era Occhiuto, nel 2025, siamo passati da 304 a 326 milioni di euro per emigrazione sanitaria.
Ma andiamo all’altro aspetto: la chiusura di ben 18 ospedali, senza la riorganizzazione della rete ospedaliera e dei posti letto, ha causato, subito, un surplus di Medici e Infermieri (molti avevano rimpinguato gli organici nei pochi ospedali spoke o hub che rimanevano, altri sono andati sul territorio, altri o se ne sono andati via o negli uffici). Quindi, per i primi anni non si è avvertita alcuna carenza.
Ma, man mano, col trascorrere degli anni, il blocco del turnover ha fatto saltare 3 generazioni di Medici e Infermieri, conducendoci al disastro che ora abbiamo e che nulla potrà impedirne la nostra fine, nè le misure tamponi, nè importazione, momentanea e instabile, di Medici che non è un fatto strutturale. Il tutto serve, solo, per evitare, per il tempo limitato del governo regionale, la catastrofe. La lasceranno ad altri, ma, ormai, siamo dentro la logica del disastro sanitario.
Come capite, solo la Calabria ha questa situazione che ci espone a tutti in pericolo. Sono saltati i fondamentali del distema sanitario pubblico. Tra l’altro, è pratica politica nazionale e regionale la privatizzazione della sanità. D’altronde, gli ultimi atti della Regione Calabria sono plateali in questo campo. Perché è il Piano di Rientro la leva che usano e le Regioni del Nord, e chi governa la Calabria, per renderci una terra perduta, da usare come zona da prelievo per ogni attività di lucro economico e umano. La Calabria è riserva di teste e braccia, mercato di consumo di merci che arriva da fuori e basta.
Al Nord, per avere mano d’opera di ogni tipo e introiti economici per le loto sanità e le loro industrie. In Calabria, governando l’economia della miseria, hai assicurati sudditanza e voti e tutto perché instaura un regime di dipendenza totale dal Potere. L’Autonomia Differenziata è figlia di questa logica.
L’ultima cosa… Il mantra del Commissariamento… questo è lo strumento di gestione delle pratiche relativa al Piano di Rientro. Null’altro. La Calabria, da 4 anni ha il controllo delle suddette pratiche perché il Commissario è lo stesso Governatore. Il resto è solo fuffa che trova grande accoglienza perché i limiti sono enormi, trasversali, compiacenti.









