La fiction che Rino Gaetano avrebbe preso in giro (di Bruno Palermo)

La Rai ieri sera ha rimandato in onda la sua fiction su Rino Gaetano a 40 anni dalla scomparsa del cantautore calabrese e ha “riaperto le ferite” per una rivisitazione che a molti non è piaciuta perché assolutamente non veritiera. 

di Bruno Palermo  
fonte: Il Messaggero

Io non ho conosciuto personalmente Rino Gaetano, ma abito a Crotone nel quartiere dove viveva la nonna e dove Rino tornava ogni estate. Conosco i suoi parenti, i suoi amici d’infanzia, coloro che lo accompagnavano ogni volta (quasi sempre) che tornava a Crotone. Ho cominciato ad ascoltare le sue canzoni da ragazzino, da quando ricordo un mare di gente sotto casa mia che aspettava che arrivasse Rino per andare a stare dalla nonna. Lo ascoltavo per induzione all’inizio, cioè attraverso i dischi di mia sorella e mio fratello, ma poi me ne sono perdutamente innamorato fino a diventare un promotore delle iniziative crotonesi (non tutte). Voglio solo dire una serie di cose.

Non so quale fosse lo scopo di chi ha creato e pensato la fiction su Rino Gaetano. Non lo so e sto ancora cercando di capirlo. Sono rimasto a pensarci per molte ore dopo aver visto lo spot pubblicitario proposto dalla Rai al termine della seconda puntata. Uno spot entrato come un carro armato in un negozio per bambini, uno di quei passaggi pubblicitari che arriva così veloce che i famosi titoli di coda li puoi scordare. Ma ormai è brutale abitudine tagliare sui titoli di coda e mandare i sonanti euro di pubblicità.

Diciamo subito che la fiction ha un solo grande merito: fare arrivare Rino Gaetano nelle case di tutti gli italiani. Badate che il successo di pubblico, a mio avviso, non è dovuto al film in quanto tale, ma sicuramente alla persona e all’artista Rino Gaetano. Dopo, il diluvio. Sono ancora a chiedermi cosa doveva raccontare questo film o questo sceneggiato (come si diceva un tempo). Non certo la vita di Rino, non chiamatelo biografico per carità. È stata fatta una scelta, quella di raccontare una parte molto sconosciuta, e perciò altrettanto manovrabile a proprio piacimento, che è quella sentimentale. La prima parte è passata come un collage di videoclip delle canzoni di Rino Gaetano con annessi quelli che gli americani chiamano bloopers: manifesto di Lucio Dalla nella Rca che sarebbe uscito solo anni dopo, i dossi di gomma antivelocità, le strisce blu, ecc., ma, soprattutto, orrori storico-temporali e stravolgimento di alcune situazioni.

Intanto nella fiction la mamma dell’artista crotonese parla siciliano e il papà campano, ma sono entrambi crotonesi. Il rapporto col padre, descritto come padre-padrone, in realtà non è stato altro che uno scontro generazionale di quelli che abbiamo avuto tutti: ma avete provato da giovani a dire a vostro padre, cresciuto negli anni della guerra, vado a fare teatro anziché lavorare in banca (non alle Poste come nella fiction)? Cosa vi avrebbe risposto? Poi l’autocelebrazione della famiglia Celentano (vista la produzione di Claudia Mori), con Rosita a fare la parte della prostituta amica di Rino e Laura Chiatti che canta “Una carezza in un pugno” sul balcone dell’albergo. Insomma una prima parte che mi ha lasciato davvero senza parole (forse avevo ragione a non volerla vedere, però sono troppo innamorato di Rino Gaetano).

RINO GAETANO

Si è scelto di raccontare il personaggio e non la persona Rino Gaetano attraverso una travagliata vita amorosa (che fa sempre bene nelle fiction) e che è molto lontana dalla realtà vissuta da Rino. Il menestrello calabro-romano viene descritto, soprattutto nella seconda parte, come un dissoluto dedito all’alcool, psicopatico che perde il suo mondo dopo il successo (fiction zeppa di stereotipi) uno che corre dietro la prima gonna, ma soprattutto molto superficiale e poco propenso ai rapporti di amicizia.

L’unica cosa di buono che fa chiarezza una volta per tutte è la frequentazione politica. Del resto il nulla. Non si è scelto di raccontare la sua arte attraverso il dolore dell’emigrazione da Crotone a Roma, e non lo dico per una sorta di complesso di inferiorità e di provincialismo, ma semplicemente perché avrebbe aiutato chi non conosce Rino e il Sud a capire cosa significa abbandonare i luoghi della tua infanzia e della tua spensieratezza, portarseli dentro per sempre. Il suo primo pensiero d’estate era quello di arrivare a Crotone dal suo mare e dalla sua nonna tanto amata. Le straordinarie melodie che raccontano il suo Meridione (fichi d’india e le spine dei cardi, la donna nel nero del lutto di sempre, le pere mature, le lampare, il cielo se mare), i tramonti crotonesi sulla spiaggia (quella dove tornava quasi ogni estate), i suoi amici romani e quelli crotonesi. Quelli intellettuali e quelli disoccupati della strada.

C’è una cosa di Rino Gaetano che mi lascia la sensazione di un pugno nello stomaco. Quando egli racconta l’Italia, la politica ecc., lo fa con grande ironia e maestria nell’usare i ritmi e i termini della satira, ma quando parla del suo Sud lo fa con toni molto seri, con ritmi melanconici e con una amarezza di immensa commozione. Ma nella fiction non c’è stato spazio per tutto ciò. C’è stato, invece, per le critiche a Sanremo, per le bottiglie di gin, per far passare “I love you Marianna” come una canzone assolutamente mediocre mentre ti fumi una canna (che negli anni ’70 era anche molto normale e segno di liberazione dagli schemi) e non dedicata ad una persona speciale. È stata una fiction ed è bene prenderla per tale. Un lavoro anche come regia, fotografia, sceneggiatura, assolutamente mediocre e che non avrà grandi citazioni nelle enciclopedie del film. Insomma credo che si poteva e si doveva fare molto di più.

In prima serata forse meritava di andare la puntata trasmessa su RaiTre di “La storia siamo noi”. Un ritratto di Rino Gaetano fatto magistralmente da Giovanni Minoli con le testimonianze di cantanti, amici, la ragazza che stava per sposare, la sorella Anna e filmati delle teche Rai. Quella era una trasmissione da mandare in prima serata e non una fiction che il defenestratore di Enzo Biagi elogia. Del resto ogni scarrafone è bello a mamma sua. Anzi sembra che RaiFiction (con il suo capo Agostino Saccà) stia preparando un lavoro su San Francesco di Paola, magari lo faranno vedere mentre mangia funghi allucinogeni.

Un’ultima cosa vorrei dirla: se il film come racconto storico si basa su alcuni libri scritti su Rino Gaetano stiamo freschi. Chi li ha scritti non sa nemmeno di cosa sta parlando. In uno si dice (e la fiction lo riprende) che andava a piedi da casa sua a Gabella (che è una zona alla periferia nord di Crotone con spiaggia bianca, nota mia), bene sapete quanto chilometri sono?

Al di là di tutto credo che Crotone, e lo dico perché mi sento a pieno titolo ideatore di un progetto, debba ancora fare di più per amare questo suo figlio e per farlo conoscere ulteriormente. Voglio solo ricordare che dal 1999 e fino al 2001 gran parte di quello che è stato fatto su Rino Gaetano a Crotone è uscito da una testa malata di “gaetanismo” come la mia (lo testimoniano i miei scritti, la sorella Anna e amici e parenti crotonesi di Rino, oltre le splendide serate di musica e convegni a lui dedicati). Ero tornato dall’Università con lo scopo di far parlare di Rino a Crotone e non solo. Il premio a lui intitolato non si faceva più da anni e, tra l’altro, lo si era sempre fatto in Abruzzo.

Voglio chiedere scusa ai miei tanti compagni di appartamento all’Università di Arcavacata (Cosenza), ai quali ho fracassato i timpani (e non solo) con Rino Gaetano dalla mattina alla sera. Forse mi sono laureato anche grazie a lui, ma forse all’epoca lo sentivo più intimo. È giusto che un grande poeta e artista, però, sia universale. La grandezza di Rino rimarrà ancora intatta perché è stato capace di raccontare il suo tempo e proiettarlo in avanti.

Quanto alla fiction speriamo che non la ripropongano più, spero, invece, che la puntata di Minoli possa essere subito fruibile in dvd. Ora scusate le troppe parole, ma attacco lo stereo e ascolto “Ad esempio a me piace il sud” e “Metà Africa, metà Europa”.