Michele Serra: “Il mistero agricolo”

(di Michele Serra – repubblica.it) – Vi sarà capitato di leggere o ascoltare cose sulle proteste degli agricoltori in mezza Europa. E di capirne poco. Consolatevi: capita anche a me, che pure nei campi ci bazzico.

L’agricoltura, nel mondo sviluppato e urbanizzato, è diventata un mistero. Il rapporto con il cibo è così indiretto, così mediato, così artificiale che in larga misura si è perduta cognizione dei suoi modi di produzione e del mondo dal quale il cibo proviene.

Lo sapevate, per esempio, che “sovranità alimentare” non è una nuova idea del sovranista Lollobrigida contro la farina di grillo, ma è una vecchia idea del movimento dei contadini indiani e di Vandana Shiva contro le multinazionali che brevettano le sementi, affamandoli?

Lo sapevate che il settore primario è il più assistito, il più foraggiato (metafora agricola) al mondo, eppure stenta effettivamente a tirare avanti perché i prezzi sono decisi dalla grande distribuzione e tengono in pochissimo conto il lavoro e i costi di chi produce?

Lo sapevate che nessun quotidiano italiano (non so in Europa) ha una pagina dell’agricoltura, a conferma del fatto che il cibo, ontologicamente, è ciò che troviamo incellofanato nei supermercati, non le bestie, non gli orti, non le serre e i filari?

Lo sapevate che l’impatto ambientale e climatico della filiera del cibo (allevamento intensivo per primo, ma anche il trasporto febbrile e globalizzato: avete mai mangiato ciliegie cilene a Natale?) è quasi altrettanto nocivo di quello industriale?

La società urbanizzata ha occultato, insieme ai cicli naturali, la fatica agricola. Per questo sappiamo, in genere, come prendere posizione quando vediamo operai in sciopero. I contadini e i trattori ci prendono sempre di sorpresa. Come i sogni, escono dall’inconscio.