‘Ndrangheta a Milano. Breve storia (triste) di Banca Progetto: scoperti i tentacoli del clan Farao-Marincola e delle cosche di Vibo

di Nicola Borzi e Davide Milosa

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Maurizio Ponzoni, per i pm di Milano professionista legato alla ’ndrangheta di Lonate Pozzolo (Varese) collegata al clan Farao-Marincola, lo dice chiaramente: “Se Banca Progetto prendeva il mio nome e cognome e faceva ”un controllo“ diceva: lasciamo stare tutto”. Così in 4 anni ha erogato 10 milioni di fondi garantiti dallo Stato a 9 aziende riconducibili a Ponzoni e a Enrico Barone, per la procura di Milano collegato a cosche di Vibo Valentia.
Per questo la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha deciso un anno di amministrazione giudiziaria per la banca. È il primo caso in Italia. Né l’ad Paolo Fiorentino né altri manager risultano indagati. La Procura ha chiesto e ottenuto un “controllo giudiziario terapeutico” (non un commissariamento) per verificare che il modello organizzativo dell’istituto non sia più permeabile a infiltrazioni criminali. Per un anno la funzione sarà svolta da Donato Maria Pezzuto, nominato dai giudici, ma se non bastasse il Tribunale si riserva nuovi interventi.

PER I MAGISTRATI “la concessione di questi finanziamenti – garantita dallo Stato attraverso il Fondo Pmi gestito da Mcc (che fa capo al ministero delle Imprese) – sarebbe avvenuta attraverso una gestione superficiale e sprovveduta dell’istituto che avrebbe totalmente abdicato alle basilari procedure relative all’istruttoria dei finanziamenti, svalutando i rischi di credito, l’adeguata verifica della clientela e delle informazioni relative”. Una situazione continuata anche dopo sanzioni per 100 mila euro irrogate da Banca d’Italia per criticità in ambito antiriciclaggio nell’organizzazione e nei controlli interni dopo un’ispezione condotta in Banca Progetto tra novembre 2021 e il primo trimestre 2022.
Chiosa il tribunale: “Un modus operandi dell’istituto opaco (…) che di fatto ha integralmente trasferito il rischio di insolvenza – in concreto verificatosi – sullo Stato”, dato che “per la pressoché totalità dei finanziamenti scrutinati è stata attivata la garanzia del Fondo Mcc, con ciò determinando il paradosso che il denaro confluito nelle casse della consorteria criminale è di provenienza statale”.
Denaro che, secondo Ponzoni, è servito ad alimentare un giro di fatture false: soldi pubblici finiti a soggetti molto vicini alla ’ndrangheta. La Procura scrive: “La vicenda ha posto in luce l’incontestabile inefficacia dei sistemi di controllo interno dell’istituto, in particolare antiriciclaggio”. La banca replica che la situazione non risultava dai controlli che sostiene d’aver fatto: “Il nome di Ponzoni non è nei nostri dati. Non siamo la Guardia di Finanza: controlliamo soci, amministratori, sino ai direttori generali ma non tutti i dirigenti”, ha detto l’ad Paolo Fiorentino.

Oltre alle società riconducibili al duo Ponzoni-Barone, la Procura segnala i 450 mila euro erogati alla Dolce Nannini Siena srl, il cui socio di maggioranza è il kazako Igor Bidilo “coinvolto – scrive Uif, l’unità antiriciclaggio di Bankitalia – in un’indagine della Procura di Siena per riciclaggio e intestazione fittizia”. La Procura parla di “massimizzazione del business coltivata da Banca Progetto nell’indifferenza dei rilievi di Banca d’Italia e Uif”.
Banca Progetto, presieduta da Massimo Capuano e guidata da Fiorentino, è nata nel 2015 quando il fondo americano Oaktree ha acquisito il 99,82% della Popolare Lecchese dall’Etruria. È specializzata nei finanziamenti a Pmi garantiti dallo Stato, business di nicchia ma assai lucrativo, finanziato dal governo. In sostanza, le banche erogano finanziamenti alle imprese moltiplicando le garanzie ottenute: 1 euro di fondi pubblici ne genera fino a 14 di nuovi prestiti. Nel biennio 2020-22 questo mercato ha vissuto un boom, grazie alle norme per salvare le Pmi dalla crisi pandemica. A fine 2022 Banca Progetto aveva in portafoglio 5,8 miliardi di crediti garantiti dallo Stato, l’88% dei suoi crediti totali. Con la gestione dei crediti alle Pmi erogati dallo Stato si fanno soldi a palate: nel 2023 l’istituto ha avuto un utile netto di 71,9 milioni, in aumento del 38% sul 2022 ma pari a tre volte e mezza i 20 milioni del 2021. Oaktree stava pensando di quotarla in Borsa nel secondo trimestre quando si sono fatti avanti i fondi di Centerbridge con un’offerta di acquisto che secondo indiscrezioni supera i 600 milioni. L’accordo vincolante è stato firmato a settembre e attende il closing. Per ora le indagini non paiono incidere su questa cessione.