Omicidio Bergamini story, 17^ udienza. L’ispezione cadaverica è falsa ma l’ex pm Abbate non se lo sa spiegare

Una delle udienze-chiave del processo Bergamini è stata la diciassettesima, quella in cui la presidente della Corte Paola Lucente ha convocato d’urgenza il pm che aveva depistato le indagini – tuttora vivente – che è una delle anime nere dell’omicidio del calciatore del Cosenza ovvero Ottavio Abbate. Di seguito, la cronaca di quella convulsa udienza divisa in due parti. 

26 MAGGIO 2022 – 17^ UDIENZA

Colpo di scena al processo per l’omicidio volontario e pluriaggravato di Denis Bergamini, in corso nella Corte d’Assise di CosenzaNella 17^ udienza, dalle testimonianze del dottore Antonio Raimondi di Trebisacce e del maresciallo dei carabinieri Nicola Carbone, è emerso in maniera sconcertante che il verbale di ispezione cadaverica, effettuato all’obitorio di Trebisacce il giorno dopo la morte di Denis Bergamini, in presenza del sostituto procuratore Ottavio Abbate, allora titolare delle indagini, è falso.

La circostanza è uscita fuori dalle testimonianze del medico – che ha smentito di aver mai ricevuto un incarico dal magistrato per un’ispezione cadaverica – e del carabiniere stesso, che ha descritto una serie di incongruenze nell’attività dell’ex pm Abbate. Di conseguenza, il giudice Paola Lucente ha disposto l’immediata convocazione del magistrato Ottavio Abbate, che dovrebbe essere in aula a Cosenza per le ore 16. A questo punto toccherà a lui spiegare cosa è effettivamente successo davanti agli altri due testimoni che lo smentiscono.

L’avvocato Fabio Anselmo ha dichiarato: “Tutti sanno che gli accertamenti compiuti nell’immediatezza dei fatti sono fondamentali per garantire giustizia ad accadimenti che possono costituire reato. Bisogna farli subito. Chiaramente quello che è successo tra il 18 e il 19 novembre del 1989 lascia perplessi… Ma sono mesi che dico che questa udienza sarebbe stata fondamentale e i testi, pur nelle loro contraddizioni, sono concordi nel sostenere che ciò che viene scritto nel verbale è falso. E’ falso dire che sia stata eseguita un’ispezione cadaverica ma solo un’osservazione del cadavere per di più vestito… quindi tutto ciò che si descrive del cadavere è falso, non corrisponde a verità. Non è stata fatta nessuna operazione… resta da chiedersi il perché, perché questa attività è stata compiuta con l’avallo del procuratore capo, che era presente…”. E che adesso è stato chiamato a darne conto.

LA TESTIMONIANZA DI ABBATE 

Si è conclusa in Corte d’Assise a Cosenza la 17^ udienza del processo per l’omicidio volontario e pluriaggravato di Denis Bergamini. Dopo aver ascoltato il dottore Antonio Raimondi e il maresciallo Carbone in merito all’ispezione cadaverica, la Corte ha deciso di convocare immediatamente il procuratore capo di Castrovillari dell’epoca, Ottavio Abbate, titolare delle indagini. Di seguito, in una dichiarazione rilasciata dal legale della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, i passaggi salienti della deposizione del magistrato. 

“Partiamo da un primo elemento veloce: il politraumatismo non esiste. Il dottor Abbate non si sa spiegare il perché di questo grave errore. La sua deposizione è quella del “non mi so spiegare”… Non si sa spiegare perché il dottor Raimondi e il maresciallo Carbone affermino coerentemente entrambi che nessuno si è avvicinato e ha toccato la salma di Denis Bergamini, che era vestita all’obitorio al momento in cui veniva effettuata la presunta ispezione cadaverica.

Non si sa spiegare perché quel verbale non sia firmato proprio da colui che era il destinatario di quel verbale cioè colui che doveva eseguire quell’incarico delicato cioè il dottor Raimondi…. non se lo sa spiegare.

Non si sa spiegare il perché quel politraumatismo non esiste, è stato commesso un errore, quando lui stesso ha affermato di aver seguito personalemntye tutte le operazioni.

Queste circostanze sono di fatto estremamente inquietanti. Eppure qualcuno dirà che il verbale è vero perché il procuratore della Repubblica ne ha certificato l’autenticità. Credo sia un modio di vedere le cose miope ed è un eufemismo. Diciamo che è stata un’udienza estremamente interessante che ha fatto luce su tante inquietudini e ha contribuito a crearne altre.

Il tentativo di dare la responsabilità a Domizio Bergamini della mancata effettuazione dell’autopsia sul piano umano è un’operazione di macelleria giudiziaria. Sappiamo benissimo che la famiglia Bergamini ha chiesto a gran voce l’autopsia nei giorni immediatamente susseguenti ma non si fidava di quanto stava accadendo perché sappiamo benissimo che si sono precipitati sul luogo del delitto, hanno visto e ascoltato la versione Barbuscio (il brigadiere dei carabinieri comandante della stazione di Roseto che effettua i primi tragicomici rilievi sul luogo del delitto, ndr), quella stessa versione che il procuratore capo ha considerato pienamente attendibile e non meritevole di essere messa in dubbio in alcun modo al momento in cui viene fatta l’ispezione cadaverica e quindi hanno capito che lì non avrebbero avuto mai giustizia”.