Omicidio Bergamini, 51^ udienza. L’avvocato ferrarese Toschi smonta tutte le “fantasie” della difesa di Internò

Stamattina in Corte d’Assise a Cosenza è ripreso il processo per l’omicidio volontario pluriaggravato di Denis Bergamini. Alla 51^ udienza era presente anche l’imputata – spesso e volentieri contumace – Isabella Internò, 54 anni, ex fidanzata del calciatore del Cosenza. Con l’udienza di oggi hanno iniziato a deporre i testimoni indicati dalla difesa. Il primo è stato l’avvocato ferrarese Andrea Toschi, tra i legali che hanno rappresentato la famiglia Bergamini al processo per omicidio colposo contro il camionista Raffaele Pisano, celebrato alla pretura di Trebisacce e poi in Appello a Catanzaro e chiuso con l’assoluzione dell’imputato.

Angelo Pugliese, legale di Isabella Internò, ha chiesto lumi al teste su una serie di circostanze già abbondantemente emerse nel corso di questi lunghi anni e catalogate dalla procura di Castrovillari come “atti non utilizzati” perché non ritenuti attendibili e scartati da ogni tipo di approfondimento di indagine. Si è partiti dalla sedicente Dammatiana De Santis, una studentessa in Scienze Biologiche che aveva scritto alla famiglia Bergamini e che l’avvocato Toschi ha incontrato in un albergo di Rende. Le informazioni date dalla ragazza, che asseriva che Bergamini si fosse confidato con lei, non destarono nessun interesse a Toschi, che ha affermato: “Si faceva bella per la sua amicizia con Denis, ma lo faceva per cercare di rendere interessante ciò che diceva…”. Insomma, non aveva alcuna attendibilità e non si diede seguito a quanto affermava. Toschi ha anche rispedito al mittente le insinuazioni di Pugliese su una presunta strategia del legale ferrarese di voler mantenere buoni rapporti con la procura di Castrovillari, incassando anche l’intervento della presidente della Corte Paola Lucente, che in pratica ha “cassato” la domanda invitando Pugliese ad andare avanti.

E così l’avvocato cosentino s’è buttato sul secondo “cavallo di battaglia” ovvero un investigatore privato che era stato ingaggiato dal padre di Denis, Domizio Bergamini, per cercare di acquisire elementi nuovi nella vicenda. Si trattava di un ex maresciallo dei carabinieri, tale Giuseppe Ingrosso, che avrebbe prodotto una relazione strampalata nella quale ciarlava di non meglio precisati “loschi affari” che Michele Padovano avrebbe messo in atto con alcuni faccendieri legati alla malavita di Castellaneta, vicino Taranto, e nei quali avrebbe coinvolto anche Bergamini. Secondo questa relazione (che non risulta neanche firmata…) Bergamini, non riuscendo ad allontanarsi da quell’ambiente perché altrimenti lo avrebbero ucciso, avrebbe compiuto un insano gesto. Toschi ha commentato quella relazione come “fumosa e campata per aria” e non ha saputo dire se fosse stata informata la procura di Castrovillari, dal momento che la famiglia Bergamini in quel processo era rappresentata anche dagli avvocati Franz Caruso di Cosenza ed Eugenio Donadio di Castrovillari.

Si è poi parlato a lungo del medico legale di Ferrara, Dell’Erba, al quale Toschi aveva chiesto di indagare, attraverso i reperti, se Bergamini – come qualcuno diceva ma non si è capito chi – avesse un tumore o fosse sieropositivo ricevendo risposta negativa sul primo quesito. Quanto all’Hiv, Dell’Erba non fu in grado di rispondere perché all’epoca vigeva solo un protocollo sperimentale. Già in passato l’avvocato Pugliese aveva cavalcato questa storia senza senso e Toschi l’ha liquidata come le altre ovvero non assegnandole nessun significato.

Dopo circa cinque ore (!) di discussioni sul nulla, l’udienza si è conclusa con un interrogativo che aleggiava tra i presenti: ma cosa l’hanno chiamato a fare l’avvocato Toschi? Sinceramente non sapremmo rispondere. Si torna in aula domani.