Omicidio Bergamini. I vestiti di Denis bruciati all’ospedale di Cosenza: gli “ordini” di Barbuscio&Abbate

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Ottavio Abbate

Uno dei primi misteri dell’omicidio di Denis Bergamini è quello dei vestiti. Come se non fossero bastate tutte le assurdità delle prime attività di indagine a partire dalla mancata autopsia, qualcuno pensò bene di far sparire anche i vestiti del calciatore. E così quando la famiglia Bergamini chiede conto dei vestiti di Denis, la risposta è stata: sono stati bruciati. Ma non si è mai capito dove e da parte di chi. Oggi la procura di Castrovillari ha finalmente risolto il mistero.

È opportuno fare un’altra considerazione ed introdurre un altro elemento che, combinato al contenuto di uno scritto a firma del brigadiere Francesco BARBUSCIO acquisito nel corso dell’ultima attività di indagine presso la Stazione Carabinieri di Roseto Capo Spulico, ci consente di sostenere con una certa sicurezza che i vestiti di Donato BERGAMINI
furono effettivamente distrutti in un inceneritore.

Ma andiamo con ordine.
Nel 2012 i Maresciallo Capo Roberto REDAVID e Leonardo CITINO avevano svolto indagini per rintracciare il personale delle onoranze funebri che la sera del 18 novembre 1989 aveva proceduto al trasferimento della salma di Donato BERGAMINI dal luogo dell’incidente all’obitorio dell’ospedale di Trebisacce. Dall’annotazione redatta dai due ufficiali di P.G. a seguito degli accertamenti espletati, si evince che il trasporto venne effettuato da Paolo TUFARO di Amendolara. Il figlio Saverio ha raccontato che il padre, deceduto da diversi anni, non aveva tolto i vestiti al cadavere e, inoltre, aveva lasciato la cassa all’obitorio, cassa che poteva essere recuperata perché era servita solo per il trasporto.

Dagli atti in possesso, sappiamo che il 19 novembre 1989 alle ore 11:40 presso la sala mortuaria dell’ospedale di Trebisacce, il dott. Ottavio ABBATE, titolare delle indagini, conferiva l’incarico al dott. Antonio RAIMONDI per l’esame sul cadavere di Donato BERGAMINI. A conclusione di detto esame, che fu solo visivo e peraltro molto veloce e sbrigativo, come riferito dallo stesso medico, il dott. ABBATE autorizzava il seppellimento del cadavere.

A questo punto, pur non avendo notizie certe al riguardo, è logico supporre che avendo il Pubblico Ministero dato l’autorizzazione al seppellimento, la salma di Donato BERGAMINI sia stata ricomposta nella bara, a cura della ditta chiamata ad effettuare il servizio funebre.
Antonio Gregorio COVINO, all’epoca segretario della Società “Cosenza calcio 1914 s.p.a.” ha riferito di essere stato lui ad incaricare la ditta di onoranze funebri PELLICORI di Cosenza: “…mi sono occupato io di contattare la ditta di pompe funebri “Pellicori Luciano” di Cosenza per effettuare il servizio funebre a Cosenza e il trasporto della salma ad Argenta. Scegliemmo tale ditta senza alcun motivo particolare, ma solo perché era quella più pubblicizzata in città…”.
Quindi nella giornata del 19 novembre 1989 si può ritenere più che probabile che il cadavere di Donato BERGAMINI sia stato ricomposto nella bara, in attesa di essere trasportata a Cosenza per le esequie del 20 novembre.

Nel fascicolo custodito presso la Stazione Carabinieri di Roseto Capo Spulico inerente la morte di Donato BERGAMINI, è stata rinvenuta una nota a firma del brigadiere Francesco BARBUSCIO datata 19 novembre 1989, avente il seguente contenuto: “Il sottoscritto brigadiere Barbuscio Francesco, comandante della suddetta stazione, autorizza l’impresa di pompe funebri di Pellicori s.n.c. al trasporto di una bara in legno da Trebisacce a Cosenza per essere successivamente distrutta presso quell’inceneritore dell’Ospedale di Cosenza U.S.L. n.9”.

È evidente che Francesco BARBUSCIO faccia riferimento proprio alla bara in legno con la quale Paolo TUFARO ebbe ad effettuare il trasporto del cadavere di Donato BERGAMINI, dal luogo della tragedia all’obitorio, e che aveva poi deciso di lasciare nella camera mortuaria. Al brigadiere BARBUSCIO era rimasto, per così dire, l’impiccio di quella cassa di legno lasciata nell’obitorio dell’ospedale di Trebisacce che andava smaltita e distrutta, perché non poteva certo restare lì. Quale buona occasione che affidare alla ditta PELLICORI di Cosenza, incaricata di effettuare il servizio funebre, il compito di provvedere alla distruzione della
cassa utilizzando l’inceneritore del quale era dotato l’ospedale di Cosenza, previa autorizzazione scritta del brigadiere BARBUSCIO.

Appare ragionevole ritenere che allorché Donato BERGAMINI venne spogliato, dopo l’esame effettuato dal dott. RAIMONDI e prima dell’ingresso dei familiari, i vestiti, imbrattati di sangue e materiale organico, dopo essere stati raccolti in una busta, siano stati deposti nella cassa di legno o comunque messi da parte, e siano andati a finire insieme alla bara di legno e con essa distrutti nell’inceneritore di Cosenza.

Troverebbe quindi una convincente spiegazione il perché a Domizio BERGAMINI, qualche giorno dopo la tragedia, dall’ospedale di Trebisacce fu detto telefonicamente dall’operatore che si trovava nell’obitorio all’ingresso dei familiari del calciatore – e che forse aveva spogliato il cadavere – che i vestiti indossati dal calciatore al momento della morte erano stati riposti in un sacco e poi distrutti nell’inceneritore.
Giustamente si era pensato ad un inceneritore presente nell’ospedale di Trebisacce. Ma le perplessità e i dubbi erano cresciuti quando il personale sanitario e socio-sanitario in servizio presso la suddetta struttura, escusso a distanza di anni dall’epoca dei fatti, aveva riferito che l’ospedale di Trebisacce non era mai stato munito di alcun inceneritore.

Ma la nota a firma del brigadiere Francesco BARBUSCIO, rinvenuta nel fascicolo custodito presso la stazione Carabinieri di Roseto Capo Spulico consente di esaminare la circostanza in una luce diversa giacché si può ritenere che l’inceneritore del quale ebbe a parlare ai familiari di BERGAMINI l’addetto dell’ospedale di Trebisacce, fosse in realtà quello di Cosenza. Si può quindi ritenere che nell’inceneritore dell’ospedale di Cosenza, oltre alla cassa in legno utilizzata per il trasporto del cadavere dalla statale 106 all’obitorio siano finiti, per negligenza e pressapochismo, anche i vestiti di Donato BERGAMINI.

Dei vestiti indossati da Donato BERGAMINI al momento della morte, sono state recuperate solo le scarpe, immortalate nelle foto scattate dai Carabinieri, e rimaste impresse per la loro integrità e il loro lindore considerato il gesto compiuto dal calciatore – buttarsi sotto un camion in transito – così come raccontato da Isabella INTERNÒ e da Raffaele PISANO. Sono state sicuramente le condizioni in cui si trovavano le scarpe, ad averle preservate dalla distruzione diversamente da quanto come accaduto per i vestiti.
Ma anche il recupero delle scarpe contiene tutta una storia che ha dell’incredibile…