Omicidio Bergamini, il cronista attapirato e la testimone disgustata

La figura di Anna Napoli è una delle più inquietanti nel muro di gomma dell’omicidio volontario pluriaggravato di Denis Bergamini. Anna Napoli è un avvocato, non si capisce bene se civilista o penalista, la cui famiglia è titolare del distributore Tamoil sulla statale 106 nel centro abitato di Roseto Capo Spulico. E’ lei che raccoglie la testimonianza del cugino Rocco, che la sera dell’incidente (o la mattina dopo, anche questo non si capisce bene) le racconta di aver visto un giovane sul ciglio della strada. Ed è lei che spinge Rocco Napoli a testimoniare spontaneamente quello che ha visto al brigadiere Barbuscio, comandante della stazione dei carabinieri di Roseto Capo Spulico.

L’avvocato Napoli non ha dubbi su come si sono svolti i fatti e parte nella sua testimonianza così “sparata” che annuncia subito che quel giovane che ha visto Rocco Napoli si stava buttando sotto al furgone per suicidarsi, nonostante il diretto interessato, solo pochi minuti prima, avesse dichiarato che quel giovane non aveva tentato di buttarsi sotto il suo mezzo. Ma tant’è. Tuttavia, quando nel controesame l’avvocato Anselmo le chiede la sua opinione, l’avvocato Napoli confessa che ha sempre pensato che si sia trattato di un suicidio e che non ha mai creduto a versioni diverse, tanto da intervenire persino sulla pagina FB dedicata a Bergamini. Non solo: nel controesame si scopre addirittura che nel 1991 aveva assistito a diverse udienze del processo nella pretura di Trebisacce.

Ce n’è quanto basta per far esclamare a Fabio Anselmo: “Ma come mai è così coinvolta in questa vicenda?”. E lei, l’avvocato, cerca di biascicare qualche giustificazione di facciata, che prelude all’affondo finale dell’avvocato della famiglia Bergamini, che sa bene dove andare a colpirla. E così quando si parla del suo rapporto con i media, lei, l’avvocato Napoli, dopo aver citato Chi l’ha visto? e Quarto Grado, va a planare sul mitico Cribari, il cronista al servizio della famiglia Internò, del quale – alla fine – è quasi costretta a dichiararsi “amica”, visto che ha ammesso che si sono sentiti due-re volte… Eh sì, perché Anselmo tira fuori un paio di verbali di intercettazioni provenienti dai brogliacci che sono tutto un programma e che smascherano il solito cronista che non solo cura spudoratamente gli interessi dell’assassina ma arriva finanche al condizionamento e al reclutamento dei testimoni. Senza vergogna.

Il 12 giugno del 2017 l’impavido cronista, mentre è a caccia della verità nella sua consueta modalità “imparziale”, dissimulando ogni richiesta di documenti con successiva richiesta di pubblicazione (o meno…), viene contattato da Gianluca Tiesi, cognato di Isabella Internò, come accade praticamente ogni giorno, e la discussione cade inevitabilmente sulla “temutissima” documentazione del procuratore Facciolla, che dopo aver riaperto il caso si appresta a passare alla riesumazione della salma.

CRIBARI: Sulla questione… tu non è che hai avuto modo di vedere… la documentazione… diciamo… presentata da Facciolla

TIESI: No, no… Tu dici della documentazione che poi sarà discussa il 26 giugno oppure…

CRIBARI: Beh, no, anzi, diciamo anche della richiesta fatta al Gip… Per capire il tenore delle sue argomentazioni…

TIESI: No, non l’ho vista, non lo so… Ma tu ad Angelo (Pugliese, l’avvocato di Isabella Internò, ndr) non l’hai sentito?

CRIBARI: Sì, gliel’ho chiesto… però insomma mi ha detto no… al momento non ce l’ho… Io di solito quando uno dice no magari ce l’ha e se la sta leggendo… E’ normale che se tu mi dai una carta poi mi puoi dire non la pubblicare oppure pubblica fra 3-4 giorni… Ovviamente io sono in linea con le avvertenze del caso…

TIESI: Non ho dubbi…

CRIBARI: No, era giusto adesso per curiosità, per capire… cioè mi interessa sapere con che tenore affronta determinati argomenti perché nella richiesta ti richiama il caso dell’incidente probatorio… si richiama alla richiesta fatta già per la riapertura delle indagini… volevo capire questo…

TIESI: In effetti adesso sono curioso anche io…

CRIBARI: Ah, e non ti ho detto la novità…

TIESI: Ah, c’è una novità?

CRIBARI: Eh, c’è… brutta vuoi dire eh… mentre stavo salendo mi chiama Anna Napoli…

TIESI: Ah si…

CRIBARI: E mi dice… senti… io dice purtroppo l’intervista la dobbiamo rinviare anzi speriamo di poterla fare… un giorno dice… perché mio cugino è in coma… ha avuto un incidente stradale…

TIESI: Se la sapesse Carchidi questa cosa, subito griderebbe al complotto…

E non è finita qui, perché i due “amiconi” citano di nuovo Anna Napoli e ovviamente anche il “nemico pubblico numero uno” ovvero Carchidi, in un’altra leggendaria intercettazione risalente a qualche mese dopo, al 29 ottobre del 2017, quando ormai l’incidente probatorio è alle porte ed è appena uscito un articolo sul Quotidiano, il giornale sul quale scrive Cribari, firmato da Paolo Orofino, che è un vero e proprio pugno nello stomaco per il povero Cribari, dal momento che Orofino riferisce che è uscita fuori la superperizia dei medici legali che conferma quello che tutti sanno: Denis Bergamini era già morto quando è stato steso sull’asfalto dai suoi assassini. E la circostanza allarma la famiglia Internò e il suo addetto stampa perché riapre a tutti gli effetti il caso (https://www.altroquotidiano.it/riaperta-dopo-28-anni-linchiesta-sulla-morte-del-calciatore-del-cosenza-denis-bergamini/).

CRIBARI: Perdona l’orario (sono le 21,50…, ndr)

TIESI: No, figurati

CRIBARI: No, scusami… perché praticamente io mi sono un po’ alienato… diciamo avendo il quotidiano da fare… quindi non ho seguito la cosa… ma dopodiché… mi ha chiamato prima uno del Corriere della Sera…

TIESI:

CRIBARI: … Chiedendomi aiuto… hai visto che casino sta succedendo con sta cosa… ehm… ma hai modo di sapere insomma questa perizia come posso procurarmela…

TIESI: Ma è stata già consegnata?

CRIBARI: No… dice… ho chiamato ai Ris… insomma gli hanno smentito categoricamente la cosa… cioè non è stato consegnato niente… eccetera…

TIESI:

CRIBARI: … Dico non so come fare… nel frattempo c’è su TG5… che mi è arrivato un messaggio della Anna Napoli che mi diceva: “Ho visto ora su TG5 una cosa disgustosa…” ma come si fa a pensare… a dire una cosa del genere dopo 30 anni… è morto soffocato… avranno fatto un servizio cri… criminale… diciamo… non l’ho visto…

SILENZIO PROLUNGATO

CRIBARI: No guarda io oggi ero proprio attapirato… difatti sono andato a parlare con il direttore prima e gli ho detto guarda… perché io non mi occupo più del caso e cioè è una battaglia impari… cioè come fai… lui (Orofino, ndr) poi…

TIESI: Quindi ti sta venendo addosso?

CRIBARI: No, no… il contrario… cioè… perché dico… onestamente… voglio dire questo pezzo scritto in questi termini… voglio dire cioè se se ne parlava prima… che la sfortuna che ieri sono stato pure libero quindi non… un mio collega mi ha detto: “Guarda, non ti ho chiamato per avvertirti per non rovinarti il sabato…”… però gliel’ho detto al direttore: avrei preferito che mi chiamassi per dirmi che c’era sta cosa…

TIESI: Cioè è stato pure uno sgambetto…

CRIBARI: Nooo… alla fine no, hai capito perché poi, cioè… ehm… è arrivato con la notizia. dice… è evidente che diciamo… arriva da lì la notizia… quindi ci siamo fidati…

TIESI: Certo… Ma Orofino è vicino a Facciolla… a qualcuno…

CRIBARI: Io questo… voglio dire, non lo so, nel senso che… cioè per carità… il discorso è come è stata presentata la cosa… è stata ripresa in termini chiaramente di valore assoluto… è la stessa cosa in proporzione: era morto prima di essere investito… Carchidi ha fatto un post mettendo un estratto del pezzo scrivendo che ora anche i giornali di regime si accorgono che è stato omicidio… segue un estratto del pezzo del collega e poi con chiosa finale: Cribà, piglia e porta ara casa… Però diciamo che in tutto ciò mi ha strappato una risata…

Risata o non risata, Cribari e i suoi fratelli si sono messi al lavoro per “recuperare” e dopo pochi mesi sono ritornati a mettere le mani sulla linea editoriale del giornale sul caso. Salvo poi abbandonare la nave nel corso dell’estate scorsa e approdare alla corte dell’editore borderline Maduli, citato a bizzeffe nelle carte delle inchieste della Dda di Catanzaro con il suo “impero” pubblicitario e la sua televisione LaC, che è la copia sputata della tv privata siciliana resa celebre dallo sceneggiato “La Piovra” degli anni Ottanta. Per fortuna, l’editore di riferimento del clan Mancuso di Limbadi evita di ospitare sui suoi media più importanti il caso Bergamini e gli lascia solo il “muletto”, una testata cosentina da quattro soldi che viene letta da quattro gatti, dove poter vomitare la sua penosa difesa degli assassini. Siamo sicuri che la famiglia Bria, che ha fondato la testata ora ridotta a “sfogatoio” di Cribari, starà soffrendo in silenzio per la deriva alla quale è costretta ad assistere.