Rende, il Palazzetto è “cosa loro”: il vincitore della gara è (anche) parente dei Di Puppo

A Rende c’è una larga parte di cittadinanza che non sa più che pesci pigliare rispetto a quello che accade, specialmente all’indomani del blitz di Gratteri. Molti cittadini non sanno davvero spiegarsi con quale faccia il sindaco di Rende “riesce” a dire che nella cittadina d’oltre Campagnano “la mafia non esiste” ma sono ancora più allibiti davanti alle prove schiaccianti di scambio elettorale politico-mafioso (per non dire altro) per l’affare del bando di gara per la gestione del Palazzetto dello Sport “Europa” di contrada Tocci a Rende.

Nei giorni scorsi abbiamo deciso di accendere i riflettori sul fortunato vincitore del bando di gara e molti cittadini ci stanno supportando nel farci capire di chi si tratta realmente. E così, dopo aver verificato con prove documentali che il signor Christian Francesco Dodaro è talmente vicino alla malapolitica dell’area urbana cosentina da essere stato candidato alle elezioni comunali di Cosenza prima con una lista civica a sostegno di Mario Occhiuto e poi addirittura con la lista di Fratelli d’Italia, c’è un particolare ancora più tragicomico, che purtroppo ancora non emerge.

Umberto Di Puppo

Il signor Christian Francesco Dodaro è parente diretto, cugino di primo grado, dei boss rendesi Umberto e Michele Di Puppo. Sua madre, Giuseppina Di Puppo detta Pina, è la sorella del padre dei due famigerati affiliati ai clan confederati della ‘ndrangheta cosentina. Non si tratta di una notizia “riservata” o peggio “segreta” ma si tratta di una parentela che in tanti hanno potuto toccare con mano e che è addirittura ricavabile soltanto dallo stesso profilo FB del fortunato vincitore del bando di gara, sul quale anche la madre interviene o per complimentarsi della sua “clamorosa” vittoria nel bando di gara o semplicemente per commentare altre vicende.

Tradotto in soldoni: qui non si tratta più di cercare un prestanome o una testa di legno per trovare le prove dello scambio politico-mafioso tra Manna e i clan rendesi. Il signor Christian Francesco Dodaro infatti è proprio intraneo alla famiglia e di conseguenza è a tutti gli effetti uno di loro.

Noi siamo sicuri che la Dda sia a conoscenza di questo particolare certamente non secondario, anche se probabilmente non è stato utilizzato nel dibattimento davanti al Tribunale della Libertà che ha deciso l’annullamento della misura cautelare nei confronti del sindaco di Rende. Perché la parentela diretta tra il vincitore del bando e i Di Puppo è un formidabile riscontro a tutte le intercettazioni riportate nell’ordinanza e nei brogliacci nelle quali Manna stesso invoca una “persona pulita” e una “testa di legno” alla quale far vincere l’appalto.

Di conseguenza, allarghiamo il raggio dell’informazione ai nostri lettori, amici o avversari, e preannunciamo che continueremo a raccontarvi quello che è accaduto a Rende per la concretizzazione dell’affare del Palazzetto, che diventa sempre più il simbolo del patto tra politica e mafia nella gestione della cosa pubblica. Perché qui il problema non è se Manna sta in galera, ai domiciliari, al divieto di dimora o a piede libero. Qui il problema è cacciare a calci in culo Manna dal Comune di Rende e prima o poi succederà. A futura memoria.