DALLA PAGINA FB DI LORENZO TOSA, GIORNALISTA E SCRITTORE
Stanno facendo di tutto per infangarla, per dipingerla come una “pericolosa eversiva”, addirittura una “terrorista” (sì, hanno detto persino questo).
In realtà Renee Nicole Good, la donna di 37 anni morta ammazzata a sangue freddo dagli agenti dell’ICE a Minneapolis, era un’attivista che ha trascorso la sua vita a difendere i diritti degli ultimi, dei fragili, dei migranti.
Tre figli, poetessa di grande talento, laureata in letteratura inglese, un marito leader della comunità migrante cittadina, e lei stessa attivissima nella comunità queer e Lgbtqi+, Renee Nicole Good era una presenza nota in città, da tutti descritta come una persona di rara empatia, una che “si è presa cura degli altri per tutta la vita. Era amorevole, comprensiva, affettuosa”.
Lontanissima dal ritratto di “persona violenta” con cui i Maga stanno cercando di dipingerla per giustificare un omicidio.
Lo avevano già fatto con George Floyd.
Ora il copione si sta ripetendo identico con Renee Nicole Good.
Le immagini parlano da sole.
E raccontano tutta un’altra storia di quella propagandata da Trump e i suoi seguaci.
Il minimo che possiamo fare oggi è raccontare i fatti per quello che sono e questa donna per quello che è stata davvero.
Che lei, la sua famiglia, i figli, abbiano giustizia.









