SAN GIOVANNI IN FIORE, TRAGEDIA SFIORATA, MA EVITIAMO LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA CRONACA
Ci sono episodi che avvengono all’interno di una piccola comunità che ci spingono verso riflessioni più ampie. Non è tanto l’accaduto in sé ad attirare l’attenzione, ma è questo – unito al fatto di conoscere il nome e il cognome della gente coinvolta, per il fatto che sono le stesse persone che incontriamo ogni giorno al supermercato, nel traffico o davanti il benzinaio – che ci fanno comprendere che la cronaca non restituisce mai i ritratti reali della gente.
San Giovanni in Fiore, tragedia sfiorata, ma vi prego evitate di spettacolarizzare la cronaca, di piegarla allo sciacallaggio mediatico divulgando particolari macabri che non servono a dare nessun contributo ad una vicenda già triste di per sé. Evitate di ridurre tutto ad una polarizzazione: la violenza degli uomini contro le donne. Spesso, in questi casi, si preferisce parlare di maschi, perché il termine rende di più l’idea della bestialità; il maschio produttore di gameti maschili, testosteronico, colui che nasce violento per natura, figlio e incarnazione della faccia più becera del patriarcato. La violenza contro le donne, non contro le femmine, delineando così i confini netti tra un essere animale e una persona, termine, quest’ultimo, che indica una dignità, un profilo sociale e culturale. Mi chiedo se anche questa, quella della terminologia, non sia anch’essa violenza, ma dirlo è impopolare nel tempo del politicamente corretto; però questa è un’altra storia.
Questa vicenda, tuttavia, va osservata da un altro punto di vista che è quello sociale, anzi dell’emergenza sociale.
Da quanto si dice, il ragazzo colpevole dell’aggressione, soffre di un disagio emotivo che lo ha visto, per come in tanti riportano, protagonista, suo malgrado, di altri episodi spiacevoli: proprio per questo non si può definire questo atto riprovevole come un tentato femminicidio, si cadrebbe nell’equivoco, nella falsificazione, rischiando di apportare altra violenza, di spostare l’attenzione da quelli che sono i problemi reali di una intera comunità.
La vera necessità, per un discorso più generale, è nella mancanza di cura e attenzione verso categorie fragili, ma anche nell’attenzione verso le nuove generazioni; perché non basta nominarle in improbabili reclame elettorali per risolvere il problema. La politica troppo spesso marginalizza, lasciando senza servizi persone e famiglie che hanno bisogno di sostegno e non di assistenzialismo, ricordandosene in vista di competizioni elettorali.
San Giovanni in Fiore, indipendentemente dalle fandonie che certi aspiranti politici decaduti tentano di far passare per vere, non ha dei luoghi di socialità e di supporto per situazioni di disagio educativo e mentale e, cosa ancor più grave, non ci sono centri di aggregazione culturale e di formazione che non siano quelli scolastici che ovviamente non possono bastare. Le vecchie sezioni di partito, così come i luoghi di aggregazione parrocchiali sono stati sostituiti da spazi di solitudine e di consumo.
Ci vogliono soli, ignoranti e consumatori, più o meno è questa la definizione che Zygmunt Bauman dà della società dei consumi e la politica è il mezzo per piegare la realtà a questi ideali che poi consentono ai più meschini e mediocri di accentrare denaro e potere nelle loro mani. In questo momento storico in cui assistiamo all’allentamento, o annientamento, dei legami familiari, la politica dovrebbe essere la prima responsabile della formazione umanistica dei cittadini, cercando di prevenire, attraverso investimenti culturali mirati, possibili degenerazioni sociali, ma questo comporterebbe un dispendio di energie notevole che, una politica autoreferenziale, sempre attenta alla spettacolarizzazione, più che alla buona amministrazione, alla ricerca di posizioni di profitto e di potere non si può permettere. Dare visibilità a questa brutta vicenda raccontando particolari tetri o facendosi faziosamente promotore di battaglie femministe, rischia di far perdere la bussola sui problemi reali del territorio, occultare responsabilità e incapacità istituzionali e, non ultimo, di mortificare ancora di più le famiglie dei ragazzi, entrambe vittime di questa brutta storia.
Maria Concetta Loria









