Vibo e la “quota grigia”: Console traghettatore sopra un grembiule squadrato e compassato

di Rocco Tripodi 

Un tempo gli adulti sedavano i bambini più vivaci o semplicemente insubordinati evocando lo spauracchio dell’Uomo nero o del Babau o della Zingara o della Guardia e più recentemente dell’Ungulato padano. Oggi, non ai bambini ma ai cittadini adulti che manifestano disapprovazione per l’attuale gestione del bene comune, a Vibo in particolare, viene evocata come figura punitiva: la POLITICA da cui schermarsi, difendersi o fuggire! E lo fanno non semplici adulti, ma POLITICI adulti.

Infatti come anticipato da tanti, forse già dal giorno della sua investitura, il sindaco ROMEOAGGARBATUNI ha confermato che si rende necessario un rimpasto anzi un “aggiustamento”…”meglio un rafforzamento” dell’esecutivo. La convinzione comune è che in realtà si tratti di una RESA del sindaco alle pressioni della corrente Alecciana del Pd, che batte cassa. Tant’è che alla domanda “quindi ha vinto ALECCI?”, lui risponde  che a vincere “NON È ALECCI MA (appunto) LA POLITICA”, con una chiara esplicativa accezione NEGATIVA…

La POLITICA, dunque, come MALE ASSOLUTO che irrompe e corrompe la ordinaria, corretta democratica amministrazione di un Ente locale esso stesso, del resto, per natura e finalità, POLITICO. Questo messaggio io colgo. E se questo è il messaggio che deve arrivare agli amministrati, vuol dire che ormai SIAMO ALLA CANNA DEL GAS. Ma tant’è. In fondo si tratta di quel popolo che, dopo mille stagioni di dominazione, asservimento, decimazione e deportazione subiti, ha rinunciato ad una esistenza allo stato brado (che forse gli confaceva) su un territorio martoriato, barattandola ahimè con museruola e guinzaglio. La verità è che il Pd “ufficiale” vibonese da tempo ormai andava “vandiando”, strade strade, il suo profondo disprezzo (mancanza di apprezzamento) verso l’agire pomicione del “loro” sindaco che, altalenante, scomposto e all’ammucciatella flirtava, con alternanza di umori, con l’altro Pd “sottufficiale”. Quello che soffia da Est, dallo Ionio, portando con sé lo straordinario stratega ERNESTO ALECCI, reduce da una meravigliosa (indigesta per il Pd ufficiale) vittoria alle Regionali.

Diligentemente, generoso e altruista come ogni rivoluzionario, si è affrettato, con nobile atto rigorosamente POLITICO, a ricompensare il più attivo e meritevole della sua truppa, ENZO MIRABELLO, sempre allerta come un ardito alpino sommergibilista, assumendo la di lui giovane figlia come portaborse del questore del consiglio regionale…E so’ soldi eh! Questa scelta nel rispetto della quota rosa.

Domenico CONSOLE invece di quella grigia, che credo sia il colore che più si addica per uno che da capogruppo di Forza Italia si ripropone come traghettatore di un PD RIFORMISTA, non sopra un mantello come San Francesco di Paola, ma sopra un grembiule squadrato e compassato come Ugo Bellantoni. E verrà premiato con un assessorato dopo che spiaggiandosi si sarà incagliato tra le chiappe dell’assessore uscente STEFANO SORIANO, esponente del Pd ufficiale. Questi feroci combattenti sono tutti politici di una stessa sinistra progressista, appartenenza che non può essere messa in discussione, avendo loro stessi dato più volte prova di preferire la moderna DOCCIA alla vetusta vasca da bagno.

Ora, seriamente, se è questa la cifra su cui dovrà contare L’AGGARBATUNI in fatto di lealtà e affidabilità io gli consiglierei di scapolare vecchi e nuovi assessori e cercarseli tra i consiglieri di minoranza… A conti fatti, sono quelli che in questa prima fase del suo mandato gli hanno fatto meno opposizione. La verità? Vengono tutti eletti perché  ASSUMANO RESPONSABILITÀ, ma fanno in fretta a LICENZIARLE.

Facciamocene una ragione, questi sono AmminEstratori che, a IMBRISCAMENTU concluso, quella che ci serviranno non sarà altro che l’ennesima MINESTRINA SCALDATA.

Molto si è detto anche sui festeggiamenti per questo fine anno, sulla programmazione, installazioni, addobbi, piccoli e grandi eventi, animazioni, spettacoli, musiche, concerti, luminarie e tutto ciò che consumisticamente fa Natale; l’aspetto rigorosamente religioso, del resto, non può essere a carico e discrezione del Comune. Dico solo che ci sarebbe stato, forse, da  curare con più  rigore, in fase di programmazione, le localizzazioni con criteri più equi e severi, gli orari, l’alternanza nel tempo degli eventi e una serie di dettagli organizzativi, ma soprattutto è mancata ancora una volta l’occasione per mostrare una maggiore sensibilità verso le zone più periferiche residenziali e commerciali, alle quali si fatica sempre a manifestare loro pari dignità.

Non fatico a riconoscere che è stato fatto un discreto lavoro e che se alcune cose non hanno funzionato, questo sia da attribuire alla inesperienza e non alla cattiva volontà. Nella complessa diversificata articolazione degli eventi, quello che più mi ha incuriosito per tipologia, fattura, luogo e tempi è la baraccopoli allestita nella villa comunale. Ho scoperto dopo due settimane dalle prime baracchette tirate su alla menopeggio, che avrebbero accolto un presepio vivente. Il villaggetto sarebbe poi stato completato nei giorni successivi. Se con i materiali adoperati e la cura dei dettagli era loro intenzione rappresentare con rigoroso realismo storico la povertà e la precarietà di quei luoghi, ieri come oggi, posso garantire che si sono dimostrati  straordinariamente abili. Anzi di più.

Forse tanta abilità poteva anche essere sfruttata per i tempi di esecuzione. L’agglomerato comprende ovviamente la capanna che avrebbe dovuto accogliere il nascituro. Io non ho visto il Bambinello tantomeno i suoi Santi Genitori; le sagome del bue e dell’asinello, sì. La scelta della villa comunale, poi, è stata gradita da tutti. In particolare l’installazione in un luogo così riparato, appartato, silenzioso che sollecita buoni, sani e casti sentimenti ed invita alla meditazione e all’abbandono, ha esercitato forte costante richiamo per gioiosi fanciulli e fanciulle che nelle fredde serate decembrine hanno dato conforto, tra il lusco e il brusco, ai loro corpi e al loro spirito, speriamo ben coperti e protetti sotto le capanne e non più in maniera insana, sulle fresche frasche. Ed io, a nome loro, di questo vi ringrazio dal profondo del cuore.