Catanzaro. Il triangolo del malaffare nel quartiere Lido

A Catanzaro la mafia non spara. Traccheggia, traffica e costruisce i miracoli che offre alla credenza popolare con tanto di inchino per i boss di Palazzo De Nobili. Si tratta di un’ostentazione del potere che non si piega davanti a niente, nemmeno davanti al procuratore Nicola Gratteri, falsamente osannato, ma tradito ed isolato continuando nella processione dei santi con il rituale dell’annacata.

La massomafia a Catanzaro scandisce il tempo, custodisce il silenzio ed insabbia le pratiche facendole riapparire alla luce quando è maturato il ricatto, oppure quando si è consolidata la complicità. Questo è il miracolo del “sistema Catanzaro” il cui centro nevralgico dei facilitatori, i cosiddetti traffichini, è la sede del Comune dove la politica corrotta e la burocrazia affamata sono un corpo e un’anima. Della serie: “… e non ci lasceremo mai!”.

Quello che spaventa di più in tutta la recente storia comunale è il silenzio di chi sapeva, di chi ancora nasconde sapendo e di chi cambia vestito passando dalla legalità al traffico. Benvenuti nell’altro mondo di Catanzaro. Nessuna parola contro chi sapeva dell’inchino in programma e non ha segnalato il fatto. Un silenzio che spaventa. Che rende difficile una vera rivoluzione culturale e politica perché le urne del voto popolare sono il simulacro di un sistema tossico. Prendere le distanze dalla complicità massomafiosa vuol dire allontanare quei soggetti “chiacchierati” e, all’occorrenza, negargli persino il saluto. Catanzaro resta in negativo una città mediana che alimenta la complicità, molte volte per bisogno, che trasforma tutto in pettegolezzo senza mai preoccuparsi di andare al cuore del problema ed alla ricerca della verità. Una città incapace di una rivoluzione, fatto salvo il lamento sussurrato che rivoluzione non è…

La fuga di notizie ad orologeria è il metodo consolidato per raggiugere un punto di equilibrio fra le diverse necessità, quei bisogni a titolo privato che richiedono sempre il manifestarsi del miracolo nei corridoi di Palazzo De Nobili. Così è stato anche questa volta.

Questo sistema ci ha consentito di conoscere la vicenda dell’ex Piadineria Romagnola, l’immobile ormai riconducibile al sindaco Sergio Abramo che, come abbiamo detto, ha urgente bisogno del miracolo amministrativo, perché nei fatti totalmente illegale sia per abusi edilizi mai sanati, ma soprattutto perché in parte edificato su suoli di proprietà del Demanio marittimo. Ma proprio oggi è arrivato l’annuncio del sequestro, segno che finalmente qualcosa si muove. 

La triangolazione delle necessità è perfetta. C’è il sindaco Sergio Abramo, la segretaria generale del Comune di Catanzaro, la dottoressa Vincenzina Sica, ed un nuovo attore latore di altre esigenze simili per un’altra attività economica sempre sul quartiere Lido, il consigliere comunale Eugenio Riccio, appartenente all’Arma dei Carabinieri.

Questo miracolo che ormai tutti chiedono, di fatto usando il sistema del ricatto e della risoluzione complice, passa dalle doti divinatorie della dottoressa Vincenzina Sica, il cui ufficio è ormai da giorni meta di pellegrinaggi organizzati e di preghiere diffuse, una specie inversa del cammino di Santiago di Compostela. Tutti si affidano, il sindaco Abramo ed il consigliere Riccio, alle stimmate della mistica di Simeri Crichi, dai più riconosciuta capace di fenomeni paranormali non per le sue doti celesti, ma per la sua autentica caratteristica a trafficare, nascondere ed essere complice di un sistema massomafioso e tossico. Insomma il cuore del male e il soggetto capace di fare annacare anche questa volta il Santo in processione.

Miracolo o condono illegale? Questo è il vero problema ed il teorema del sistema Catanzaro dove la triangolazione perfetta assoggetta al crimine altri dirigenti comunali e soprattutto la Polizia Municipale, che ancora oggi, si dimostra asservita e complice ai poteri dei boss di Palazzo De Nobili.

La sanatoria in costruzione è affidata alle stimmate della responsabile dell’Anticorruzione (!) per l’ex Piadineria del sindaco Abramo, che prevede un esborso di circa 100 mila euro, quale pagamento delle sanzioni per gli abusi edilizi pregressi, quello che nei fatti non può sanare il problema del Demanio marittimo, la cui concessione del suolo non è un fatto privato e richiede un bando pubblico, salvo non valutare l’abbattimento di parte dell’immobile ricadente su una proprietà pubblica. Lo stesso problema che vede protagonista il consigliere Riccio, diventato pure ambasciatore delle necessità di un’altra attività economica “amica” sempre sul lungomare del quartiere Lido, alla distanza di uno sputo dal problema di Abramo.

La situazione è complicata per il clamore che ormai ha nella città di Catanzaro, ma soprattutto perché mette in risalto il valore della cricca, quella che è complice con i dirigenti comunali, che per entrambe le vicende, hanno rilasciato e mantengono delle autorizzazioni amministrative su immobili abusivi. Abuso nell’abuso ci verrebbe da dire, se è vero che nell’immobile così caro alle richieste del sindaco Abramo sono stati effettuati lavori di ristrutturazione, consolidando l’esistenza di un reato amministrativo, che diventerebbe ancora più vergognoso se si dovesse scoprire che esiste una SCIA magari rilasciata su un immobile mai sanato urbanisticamente…

Siamo sempre sull’importante palcoscenico del sistema Catanzaro dove si manifesta il potere dei boss di Palazzo de Nobili, che a volte diventano vere e proprie parate con tanto di inchino, che sono un modo per omaggiare i “soci” della politica tossica ormai radicata sul territorio. Una manifestazione del potere che deve essere fermata sul nascere. Controllando i “portatori” dei santi e facendo pulizia all’interno delle confraternite massomafiose e politiche della città.