Coreca, gli straordinari fondali marini raccontati da un biologo

Amantea (Cosenza) – Il biologo marino, Luciano Bernardo, di ritorno a Roma da un viaggio in Calabria, racconta la sua esperienza “pinneggiando nei mari della Calabria”, descrivendo gli “incontri” avvenuti nei fondali di Coreca: “Un mare calmo e limpidissimo accarezza il piccolo e grazioso golfetto di Coreca, nel comune di Amantea (Cosenza). Il tempo di prepararci ed entriamo in acqua, smaniosi di scoprire le sue bellezze sommerse. Nei primi metri, incontriamo molte tracine, pesci con la pinna dorsale velenifera. Il fondale subito alto impedisce però di calpestarle. Ci sono anche mormore e occhiate, col loro caratteristico “finto occhio”. A mezz’acqua galleggiano alcuni ctenofori, animali fragili e trasparenti come le meduse, ma non urticanti. Possiedono due filamenti retrattili e muniti di cellule adesive per la cattura del cibo e si spostano grazie al movimento di otto file di lamelle che producono riflessi iridescenti. Sembrano creature di un altro mondo e non si può che restare incantati a osservarli”.Poi un altro incontro speciale: “una grossa medusa, detta “polmone di mare”, avanza lentamente con eleganti contrazioni ritmiche della campana. Ricorda il respiro di un polmone, appunto. Non è molto urticante, al contrario della piccola “medusa luminosa” il cui tocco è estremamente doloroso e lascia un segno di bruciatura che può persistere per mesi. Per fortuna, ne incontriamo solo un paio che teniamo a debita distanza. Tra le alghe del fondo s’intravede una masserella gelatinosa e apparentemente insignificante. Si tratta di Alicia mirabilis una bellissima attinia che può essere ammirata solo di notte, quando si gonfia trasformandosi in una splendida colonnina diafana e ornata di lunghi tentacoli fluttuanti, parecchio urticanti.Più avanti, il fondo sabbioso lascia il posto agli scogli. Siamo nel territorio delle bavose, simpatici pesciolini con caratteristiche “antennine” sugli occhi. La loro pelle è priva di scaglie, ma coperta di muco che gli consente di restare per un po’ di tempo fuori dall’acqua. Le piccole pinne ventrali sono usate come zampette per muoversi sul fondo. In questo periodo, molte specie sono in riproduzione ed è possibile osservare i maschi impegnati a difendere le uova che le femmine depongono in buchi e fessure delle rocce, o all’interno di conchiglie”.

Nei fondali calabresi, racconta ancora il biologo romano, si incontra anche “un altro ospite degli scogli, il pesce “peperoncino”, lungo solo pochi centimetri e d’un bel colore rosso con la testa nera macchiettata d’azzurro. Anche le castagnole sono in amore, si capisce dal loro comportamento. Anziché stazionare a mezz’acqua, si ritrovano sul fondo dove i maschi, strofinandosi sugli scogli ed emettendo suoni, attirano le femmine invitandole a deporre le uova, che prontamente fecondano e proteggono fino alla schiusa. Appena nate, le castagnole sono di un bel colore blu elettrico e si radunano all’ombra delle rocce. In cima a un masso, un polpo, uno sciarrano e una giovane cernia dorata sembrano in posa per la locandina di un film western: i magnifici tre!”.E, infine, “intorno a uno scoglio affiorante, una nuvola di pesciolini argentati (latterini) è presa di mira da sfreccianti aguglie. Il lato in ombra dello scoglio è ricoperto da alghe, idrozoi e coloratissimi nudibranchi, e ci sono centinaia di piccole boghe che completano uno scenario che non ha nulla da invidiare ai tanto celebrati mari tropicali. Siamo ormai al rientro quando, a pochi metri dalla riva, ci aspetta l’incontro più sorprendente della giornata. Dalla sabbia affiora la testa di un raro pesce serpente.  Il resto del corpo è infossato nel sedimento, nel quale penetra con la coda appuntita. In tanti anni di snorkeling, era la prima volta che lo vedevo, anche perché dovrebbe trovarsi su fondali molto più alti. Ci allontaniamo solo per qualche minuto, al ritorno di quel pesce non c’è più traccia. S’era completamente infossato o spostato più al largo, ma non importa.  Abbiamo fatto in tempo a vivere un’emozione. Grazie e arrivederci Calabria” conclude così il suo racconto, il biologo Bernardo, tra i fondali calabresi.