Cosenza, la bancarotta da 28 milioni di Occhiuto il cazzaro: tutti i particolari dell’inchiesta

In queste ore nelle quali si fa la conta degli eletti alla Camera e al Senato, quei pochi media che hanno come bussola la legalità, stanno giustamente pubblicando i nomi dei parlamentari eletti che sono stati condannati, sono tuttora imputati oppure solo indagati e naturalmente non può mancare Mario Occhiuto. Che non ha soltanto un processo in corso a Roma con la pesante accusa di associazione a delinquere transnazionale insieme al suo compare Corrado Clini e alla compagna Martina Hauser, ma ha anche qualche “noia” persino nel suo Tribunale di riferimento, quello di Cosenza, dove pure il procuratore e tutti i pm sono al suo servizio. 

A Cosenza Occhiuto è sotto processo per bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Ofin ma non solo. La sorella Annunziata (solo una povera vittima) è stata condannata in primo e secondo grado con rito abbreviato. Occhiuto ha scelto il rito ordinario, ovviamente per perdere tempo ed evitare la condanna che gli avrebbe impedito di candidarsi al Senato… Gli viene contestata sempre la bancarotta ma per il fallimento non solo della Ofin ma anche di altre due società.

Tutti i nodi alla fine vengono al pettine e anche la celeberrima bancarotta fraudolenta da 28 milioni di Mario Occhiuto finalmente è arrivata all’esame del Tribunale di Cosenza, che ha deciso di rinviarlo a giudizio (il processo, sia pure stancamente e con tutti i ritardi che fanno comodo a Occhiuto, è in corso). E ci mancava pure! L’ex sindaco di Cosenza, oggi senatore (sic!), è indagato in qualità di amministratore della società Ofin – una delle tante scatole cinesi messe in piedi dal cazzaro per frodare istituti di credito, fornitori e dipendenti – dichiarata fallita il primo ottobre 2014, come tutte le altre società, 18 per essere precisi, riconducibili a lui.

Occhiuto ha ricoperto l’incarico di amministratore della Ofin dall’ottobre 1996 al settembre 2011. Nell’inchiesta sono indagati anche Carmine Potestio, socio della Ofin e, in passato, capo di gabinetto di Occhiuto al Comune, e la sorella del sindaco Annunziata, in qualità di amministratore e legale rappresentante della società da settembre a ottobre 2014, data del fallimento. Occhiuto è ritenuto responsabile anche della distrazione di alcuni immobili della Ofin, di cui avrebbe ceduto il contratto di leasing ad altre società a lui riconducibili senza alcun corrispettivo.

Secondo l’accusa, dalla società oggetto d’indagine sarebbero state “distratte” a più riprese somme per un totale di oltre 3 milioni di euro destinandoli all’aumento di capitale di altre due aziende riconducibili al cugino Emanuele Occhiuto.
Nel 2002 Emanuele Occhiuto è il vero deus ex machina della Feel srl, il cui rappresentante legale ed amministratore unico era tale Roberto Albano, l’ex sindaco di Rota Greca che Mario Occhiuto ha nominato nel suo staff alla Provincia di Cosenza, e attualmente è capo della segreteria di Occhiuto. La Feel Srl ha sede a Rende Via Marconi, P.I. 02512160785 iscritta nel registro delle imprese di Cosenza, ed è nata il 16/07/2002 nello studio del notaio Stefano Camilleri.

Tra i soci figuravano Mario Occhiuto (attraverso la Ofin Srl costituita il 15.10.1996 con sede in Roma Via Calabria 56, di cui era il rappresentante legale) ed il cugino Emanuele. Oltre a Paolo Fiorentino, e Stefania Rovito.

Scrive la Guardia di Finanza che ha condotto le indagini in merito alla bancarotta dell’Ofin srl: “… L’insolvenza della società fallita, è dovuta ad una crescente crisi di liquidità, dovuta essenzialmente a finanziamenti non restituiti da soci a società partecipate oltre ad antieconomiche cessioni di leasing su beni aziendali e a prelievi ingiustificati di cassa…”. Che tradotto vuol dire: la Ofin di Occhiuto ha “girato” alla Feel srl di Emanuele Occhiuto la bellezza di quasi un milione di euro con la formula del “finanziamento infruttifero”, un prestito tra privati che prevede solo la restituzione del capitale, senza l’applicazione di interessi o di altre maggiorazioni. Denaro, come dicono i finanzieri, che non è stato mai restituito. Un’operazione anomala e illegale, aggiungono i finanzieri perché “tali somme sono state erogate senza nessuna contropartita e, soprattutto, senza le adeguate garanzie che normalmente richiederebbe un intermediario finanziario”.

Continuano i finanzieri: “… La Ofin srl di Occhiuto non si ferma a questa sola “cessione anomala di denaro…”. Insieme alla Zenobi, la Feel srl, entrambe beneficiarie di soldi pubblici erogati da Pino Galati, allora al Ministero dello Sviluppo, ricevono dalla Ofin srl di Mario Occhiuto la bellezza, udite, udite, di sette milioni di euro, mai più restituiti. E concludono dicendo: Mario Occhiuto ha creato, nel corso degli anni, attraverso l’uso spregiudicato di società spesso fittizie un buco da 28 milioni di euro. Debiti per lo più verso istituti di credito che nel corso degli anni hanno erogato prestiti al sindaco fallito senza alcuna garanzia. A quei tempi gli bastava presentarsi a nome del fratello Roberto e dell’amichetto cardinale per avere accesso a lucrosi prestiti.

Le prove a carico di Occhiuto in questo processo sono talmente evidenti che il rinvio a giudizio pare più che scontato. Come a dire: se tu Occhiuto dici di aver mandato 3 milioni di euro alla società di tuo cugino, e questi 3 milioni di euro non sono mai arrivati sul conto della società, o dici dove sono finiti questi soldi, oppure vuol dire che te li sei fregati. Da qui non si sfugge. E questo Occhiuto lo sa bene. Anche se oggi è diventato… senatore (sic!).